Napolitano: “ora tutti collaborino”. Il programma del premier: “Lavoro, riforme e credibilità politica. Ridurre il numero dei parlamentari, cambiare il bicameralismo e nuova legge elettorale. Governo non nascerà per forza”

Enrico Letta

Enrico Letta, nipote di Gianni Letta, è stato incaricato di formare il nuovo Governo ed ha accettato con riserva. Lo ha reso noto il segretario generale del Quirinale Donato Marra. Fra poco parleranno al Quirinale prima Letta e poi il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. L’incontro fra Napolitano e Letta per il conferimento dell’incarico è durato tre quarti d’ora.

“Lavorerò con determinazione: il primo e più importante impegno sarà la disoccupazione. Il secondo sarà ridare credibilità alla politica. Terza priorità le riforme costituzionali». È questa la sintesi del programma di Enrico Letta che stamane ha accettato l’incarico di formare un nuovo governo conferitogli dal Capo dello Stato. Con un’avvertenza: «Il mio governo non nascerà a tutti i costi”. Letta ha detto chiaramente che «Domani nelle consultazioni parleremo con tutti, con il pdl in primis. Questo governo non nascerà a tutti i costi, nascerà se ci saranno le condizioni”.

Il Capo dello Stato ha chiosato: -«Nella scelta che mi toccava fare ho tenuto conto delle consultazioni di ieri. Dai partiti già predisposti a collaborare non ci sono state pregiudiziali sul nome e mi è stata data massima autonomia». Ma ora per Napolitano serve piena collaborazione dai partiti: «Non ci sono alternative al successo». «È essenziale in questa fase nella quale ci sono ancora ricadute polemiche di stagioni precedenti che si affermi un clima di massimo rispetto reciproco tra le forze politiche impegnate a collaborare alle formazione del governo».

«Sarà un governo di servizio al paese – ha spiegato Letta -, l’obiettivo è anche quello di moralizzare la vita pubblica del paese che ha bisogno di nuova linfa». Il suo programma: «Ho accettato – ha spiegato – sentendo sulle spalle una grande responsabilità – ha detto Letta – perché questa situazione inedita e fragile non può continuare. Il Paese sta aspettando un governo. Mi metto in questo impegno perché penso che il paese ha bisogno di risposte specie quella parte del paese che soffre che ha bisogno di lavoro che non c’è, le imprese che chiudono i giovani che vanno via dal paese». «Bisogna dare una risposta all’emergenza giovani e questa sarà una priorità» E poi «Il secondo tema è come dare risposte attraverso una politica credibile. Il mio grande impegno sarà a far sì che da questa vicenda possa uscire una politica italiana diversa con riforme istituzionali per ridurre il numero dei parlamentari, cambiare il bicameralismo e una nuova legge elettorale».«Cercherò di utilizzare il più breve tempo possibile: comincerò domani le consultazioni e spero nel più breve tempo possibile di tornare a sciogliere la riserva». Quanto ai ministri, «Il totoministri impazzera’ con i nomi più improbabili…. Vi dirò tutto se scioglierò la riserva quando tornerò dal presidente Napolitano. Nessun nome ancora».

Napolitano ha convocato Letta al Colle per le 12,30, e lui ha lasciato sorridendo la sede dell’Arel, il think tank da lui presieduto. Senza rispondere ai cronisti,ed è partito alla guida di una Fiat Ulysse, ed è arrivato dal Capo dello Stato puntualissimo. Il primo commento è stato quello di Pierluigi Bersani che ostenta grande soddisfazione. «Bene, benissimo» ha detto il segretario Pd entrando alla sede del partito. E poco dopo Giuliano Amato: «Soddisfatto? Assolutamente sì». «In bocca al lupo e un forte abbraccio», scrive dal canto suo su Twitter Matteo Renzi . Il capogruppo del Pd alla Camera Roberto Speranza, annuncia che «il Pd sosterrà convintamente» il nuovo esecutivo. L’incarico a Enrico Letta consegna al Pd una grande responsabilità. Occorre dare al paese un governo in grado di risolvere le grandi urgenze nazionali, a cominciare dalle difficoltà». Apertura mostra il leader Udc Pier Ferdinando Casini : «Avrà un compito difficile. Lui è un uomo molto preparato che ha esperienza anche internazionale. È una scelta significativa, un rinnovamento nella certezza. Bisogna ora che si abbassi il tasso di pretesa di tutti i partiti e si possa partire»,. Pollice verso invece dai grillini. Riccardo Nuti, vicecapogruppo del M5S alla Camera, scrive su Facebook: «`Preferisco che i voti vadano al Pdl piuttosto che a Grillo´. E poi divenne premier. Scelto da Napolitano, eletto proprio col Pdl».

Apertura anche da Maroni. Che twitta: «Su Amato il presidente Napolitano ha dato ascolto alla Lega. Bene. Incontreremo Enrico Letta per sentire cosa propone per il Nord». Dal fronte Pdl, Angelino Alfano ammonisce: «E bene chiarire al Pd che per noi non ci sarà un nuovo caso Marini, non daremo il sostegno a uno di loro cui loro non daranno un sostegno reale, visibile». . «Se si tratta di un governicchio qualsiasi, semibalneare, lo faccia chi vuole, ma noi non ci stiamo.E’ bene chiarire al Pd che per noi non ci sarà un nuovo caso Marini, non daremo il sostegno a uno di loro cui loro non daranno un sostegno reale, visibile, con nomi che rendano evidente questo sostegno e con un programma fiscale chiarissimo ed inequivocabile. Non intendiamo pagare altri prezzi per la nostra lealtà e ribadiamo che o il governo è forte, politico (con i tecnici abbiamo già dato), duraturo e capace di affrontare la crisi economica oppure, se si tratta di un governicchio qualsiasi, semibalneare, lo faccia chi vuole, ma noi non ci stiamo».

Su come il Capo dello Stato sia arrivato al suo nome, è certo che nel lungo colloquio avuto ieri da Giorgio Napolitano con la delegazione del Pd, guidata dallo stesso Letta, il Capo dello Stato ha chiesto un dettagliato resoconto della direzione del partito e delle posizioni delle varie `anime´. L’obiettivo era capire, dopo che il Pdl aveva espresso preferenza per Giuliano Amato, quale nome avrebbe avuto maggiori garanzie di sostegno all’interno del Partito democratico. Dopo che il vicesegretario del Pd ha ottenuto il semaforo verde da parte di Berlusconi, che non ha fatto obiezioni sul suo nome (la candidatura di Matteo Renzi sarebbe stata bloccata proprio dai veti del Pd), il nome di Amato sarebbe stato scartato perché dirompente per un partito, il Pd, sull’orlo di una crisi di nervi.

Amato ha parlato stamane a lungo del ruolo di Napolitano: «Il capo dello Stato è un organo di garanzia. È come un motore di riserva che, se si inceppa la macchina del circuito governo-Parlamento, entra in funzione. È un motore che non sostituisce questo meccanismo ma è come se fosse un motore di avviamento, da azionare per accendere l’auto quando si spegne». Alla presentazione del libro `La Repubblica del presidente´, Giuliano Amato, proprio negli stessi minuti in cui viene chiamato al Quirinale Enrico Letta per ricevere il mandato a formare il nuovo governo, punta il dito contro le forze politiche che finora sono rimaste sorde agli appelli di Napolitano. Tornando alla metafora del motore di riserva, Amato aggiunge: «Cosa ci mette Napolitano di più in tutto ciò? Alle prese con un sistema politico-istituzionale non molto diverso dalla mia Panda del ’90, lui è come il motorino di avviamento, il cui uso è frequente perché l’auto si spegne con facilità». «In questo settennato – conclude Amato – è stato necessario che Napolitano intervenisse, non in sostituzione di qualcuno o qualcosa, ma per riaccendere la macchina».

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