Piccolo saggio semiserio sulla  brama di approvazione e sul desiderio di popolarità che accomuna tanti italiani

il desiderio di successo

Successo è una parola strana. Che può essere guardata da diversi punti di vista. Dalla stretta etimologia appare chiaro che il significato deriva dalla soddisfazione di “succedere” al re o alla regina che prima aveva tutti i consensi, e dall’affermazione, e dalla fama che ne deriva. Un po’ quello che accadde a Elisabetta II d’Inghilterra che successe al padre Giorgio VI. Mai successo può essere inteso in maniera più clamorosa. Tutti i discorsi che il padre aveva paura di fare ha poi fatto lei con determinazione e fortuna, e tuttora continua regnare con inaspettati gesti spettacolari, ma sempre regali, e con l’aiuto di Dio che segue alla lettera l’invito dell’inno britannico. Poi il sostantivo successo si e trasferito negli ambiti dello spettacolo, della politica, dello sport , delle arti, e di tutte le pratiche umane, ed ha a che vedere con il raggiungimento di un grande risultato, con una affermazione che ci fa incontrare il favore della società, ma si è colorato di una sfumatura che troppe volte si definisce economica.

Cosa significa poi diventare un’artista di successo è ancora più difficile dirlo, perché già la definizione di arte e di artista pone non poche problematiche.

Oggi gli artisti sembrano non essere fondamentali per la società. A seconda del grado di affermazione o rappresentano quelli che hanno capito bene la vita, perché son “dei fannulloni che non hanno voglia di lavorare”, e vivono sfruttando l’altrui desiderio di bellezza o sono quelli che non hanno capito nulla, perché tanto il loro lavoro “lo potevo fare anche io”, e passano la vita a scansare miseria. In poche parole la figura dell’artista ha perso quell’aura di straordinario che prima la circondava, ed è diventato uno dei tanti mestieri. Solo che la laurea in arte non ha lo stesso valore che ha la laurea in medicina o in economia.

La laurea e il mestiere di artista sembra avere una caratura minore, perché di fondo l’arte sembra non servire più a nulla, o meglio, visto che si sono allargate le possibilità di apprendimento delle competenze in tutti gli ambiti, sono notevolmente aumentati quelli che possono fare gli artisti, così come quelli che possono fare i medici o i cantanti. L’artista Gian Marco Montesano, afferma che tutti cominciano ad avere la sensazione di potersi costruire da soli la struttura di emozioni che entrano nelle dinamiche dell’arte, ed ognuno proprio di ciò di cui pensa di aver bisogno. E non mi pare che abbia tutti i torti.

Troppi sono convinti che sia una cosa facile e parecchi si improvvisano pittori, e tanti sono i medici che lo fanno ad esempio. Però quando qualcuno si improvvisa dentista, anche se è capacissimo di farlo, se non è laureato, rischia la galera, mentre il salumiere sotto casa mia si può improvvisare pittore e anche gallerista e nessuno potrebbe mai negargli di realizzarsi con il suo hobby.

Alcuni profili professionali sembrano svalutarsi a tratti e proprio il profilo dell’artista è quello che in caso di svalutazione non è in grado di fornire paracadute efficienti, a meno che non si consideri un paracadute il lavoro dell’insegnante, nell’aporico gioco delle accademie di formare dei formatori, o il restauratore.

Avere successo e trovare lavoro sono due cose completamente diverse. Soprattutto trovare soddisfazioni e pienezza della propria vita è una cosa del tutto diversa.

La laurea serve per esercitare, non per avere successo. E questo accade in tutte le discipline; ma se un medico non diventa il Barnard del secolo può tranquillamente continuare a fare il dottore di provincia, e magari un laureato in direzione d’orchestra, può sempre dirottare sulla musica leggera o tuttalpiù vivere di piano bar.

La condanna a fare l’imbrattatele invece, se non si può essere il classico insegnante o un restauratore, può essere uno dei gironi infernali più depressivi. A mio modesto parere in ognuno di noi esiste una sorta di destino, di karma o di volontà spirituale, che va incontro al desiderio di realizzare un compito preciso. L’uomo mi appare come un foglio bianco sul quale tracciare i segni che ciascuno sente come propri, o come una fresca palla di argilla informe, e il nostro scopo è proprio quello di dare ad essa una forma armoniosa e compiuta. Il vero successo è darvi una forma che risponde perfettamente alle nostre inclinazioni e che ci restituisca innanzitutto gioia e benessere.

Abbiamo una tensione dalla nascita che ci porta ad essere quello che desideriamo, ma il depistaggio inizia fin da neonati, perché pare tutti sanno meglio di noi cosa dobbiamo fare, a cominciare dai genitori. Poi si passa per la scuola e si piomba nel sistema sociale, che non tollera chi in qualunque modo sovverta gli schemi. Nel tentativo di accontentare gli altri e non sentirci diversi, finiamo per allontanarci dalla tensione originaria, mentre i condizionamenti della società si ergono a volte come ostacoli alla realizzazione dei talenti.

Esseri liberi artisti vuol dire usare realmente senza timori la propria libertà. Se ci si sente piena espressione di sé, e la gioia rappresenta l’unica cartina di tornasole, per capire che stiamo facendo per noi la cosa giusta, si può aspirare ad avere successo.

Ma di sicuro un artista è una particella entropica della vita, qualcosa che va al di là degli standard, e diventare un artista di successo significa sentirsi tale e vivere da artista. Uno dei primi errori da non fare, sempre causato dal voler essere riconosciuti e approvati, è il diventare un “ismo”, o iscriversi in dinamiche già note al sistema per avere il riconoscimento. E qui per riconoscimento s’intende chiaramente anche il riconoscimento economico, che rimane l’unico metro di giudizio. Un pittore di successo è una persona che vende i quadri, e più alto è il prezzo di vendita dato dal sistema sociale, più l’artista è considerato di successo. Non è che non bisogna tendere a questo, ma è più importante la ricerca del piacere di fare una cosa, della gioia che essa dà, e del rispetto che dona l’onestà intellettuale con la quale si opera.

Paradossalmente una delle maniere per avere successo è non cercarlo; bensì vivere realmente nella gioia di esprimere il proprio talento. Il sistema dell’arte non è un amico né un nemico, ma solo una parte del giocattolo che serve per fare arrivare le proprie emozioni e le energie comunicative al cospetto degli altri. L’arte non è solo nel sistema, ma fuori di esso è difficile trovare il successo economico.

Teoricamente si potrebbe andare a Parigi e in una bella giornata di sole esporre i propri quadri sui dei cavalletti per poter dire che si è fatta una mostra a Parigi, ma la cosa potrebbe avere risvolti poco gradevoli con la gendarmeria per via delle regole del sociale.

Nessun cambiamento può essere apportato in un sistema se non dall’interno, così come non si può cambiare il proprio modo di pensare senza partire dalle profondità del proprio sé. I casi come quello di Keith Haring parlano chiaro. Il giovane “graffitaro” della metropolitana di New York venne arrestato diverse volte prima che il sistema dell’arte lo inglobasse. Perfino il famoso orinatoio di Duchamp, per diventare ufficialmente un’opera d’arte è dovuto passare per una galleria. Credo che il lavoro più importante di un individuo sia proprio quello di trovare la propria centralità. Il proprio senso.

Il campo di attività dell’artista è una delle cose più difficili da definire, anche perché bisognerebbe definire l’arte, che è già un’ impresa ciclopica. Ma qualunque sia il campo che uno sceglie, per avere una minima speranza di riuscita deve partire dalla passione. Tutto quello che si sceglie di fare, perché è una cosa che ci piace, funziona. Tutto il resto e sacrificio e non funziona.
I lavori si fanno anche per necessità, perché i soldi sono utili, anche se ce già qualcuno che ha deciso di farne a meno, ma in ogni caso un artista può e deve seguire il detto di Confucio: Scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua. Cioè fare un lavoro che piace servirà a leggere tutte le difficoltà che si possono incontrare come una maniera per migliorare e imparare e non come una privazione.

E questo è sicuramente uno dei primi segreti. Si può vivere di sola arte, ma se in essa si cerca il successo , inteso come successo economico, si deve essere consapevoli che all’inizio è comunque una questione di grande dedizione e sacrificio, e in tutto questo sarebbe lecito non coinvolgere anche gli altri, a meno che non siano perfettamente d’accordo e lo chiedano.

Sarebbe consigliabile non legarsi con nessuno, e rimandare la ricerca di affetti, mogli, e figli. Essere liberi più che si può, in pratica sposarsi con l’arte e con la propria passione. In pratica per prima cosa bisogna riempire il proprio orcio di acqua, solo così si potrà in seguito dissetare gli altri. Questo è un altro dei grandi segreti di Pulcinella. Degli altri parleremo a breve.

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