Renzi: “un anno di governo, poi il voto”. D’Alema: “Prodi candidato al Colle in modo assurdo”. Il manifesto del sindaco: “emergenza lavoro. Pd detti agenda, io ci sono”

Pier Luigi Bersani

Un governo che duri un anno, che abbia tra le priorità l’emergenza del lavoro e sia in grado di varare una legge elettorale e la riforma presidenziale dello Stato. E un Pd che detta la linea, che non insegue, che si faccia avanti con le sue idee e le imponga.

Ecco la ricetta di Matteo Renzi, sindaco di Firenze e sconfitto alle primarie da Bersani, per rilanciare il partito e approdare a Palazzo Chigi.
Punto primo: il lavoro. “Basta con le discussioni tecniche, basta annunciare provvedimenti che non si realizzeranno mai. Nei primi cento giorni di governo si semplifichi la normativa sul lavoro, si proceda con gli sconti fiscali per i neoassunti”.

Il partito poi. Finora, è il ragionamento di Renzi, “il Pd ha avuto una strategia perdente in quasi tutto. Ha inseguito le formule e i tatticismi regalando la leadership della discussione una volta a Grillo, una volta Berlusconi”. E allora “mettiamoci la faccia con un nostro premier”, dice riferendosi al governo che prenderà vita nei prossimi giorni. La faccia potrebbe essere anche la sua, su questo non ha nulla in contrario: “Non so come, non so quando ma io ci sono”, risponde a Repubblica.

“Il partito vuole vincere con una linea diversa? Io ci sono. Vuole proteggere solo la sua classe dirigente? Non ci sono. Vuole cambiare l’Italia? Allora cambiamo il partito per cambiare l’Italia e io ci sono. Rifondiamolo con un riformismo che scalda i cuori, con un’anima. Dobbiamo essere capaci di esprimere un nuovo racconto”. E allora via libera a Barca (“ci vedremo, voglio un partito che coinvolga le persone e le speranze ideali”) ma non a Vendola: “Lui è fuori. Apra il cantiere a sinistra. Ha sbagliato sul Quirinale. Inaccettabile insistere su Rodotà davanti alla disponibilità di Napolitano”. Sempre sul Quirinale: “Marini sarebbe stato un passo indietro. Prodi? Il killeraggio nei suoi confronti è venuto da parte degli ex popolari e degli ex Ds”. “Spero che questa sia stata l’ultima volta di un capo dello Stato eletto in questo modo”, dice Renzi aprendo quindi all’elezione diretta del presidente: “Perché non coinvolgere direttamente i cittadini evitando questo tifo da stadio?”.

L’attacco di Civati: “I traditori faranno i ministri” – “Si parla molto di ‘traditori’, ma state attenti: perché i soliti protagonisti della politica italiana che ora chiamate così poi potreste ritrovarvi, tra qualche ora, a chiamarli ‘ministri’. Tutti insieme. Appassionatamente. Con un argomento formidabile: dopo che abbiamo ridotto il centrosinistra cosi’, non vorrete mica andare a votare? Affidate le cose a noi, sappiamo come si fa”. E’ l’attacco del deputato Pd Giuseppe Civati, sul suo blog.

“Faccio notare che – sostiene Civati – se avessimo votato Prodi o Rodotà, non saremmo andati a votare, come le vecchie volpi della politica hanno ripetuto (altro che Twitter) a tutti i giovani deputati. No, semplicemente avremmo fatto un governo del Presidente. Con un Presidente, un governo e una maggioranza molto diversi da quella che vedremo tra qualche ora. Spero sia chiaro a tutti. Anche a quelli che, come me, in questi giorni hanno perduto”.

D’Alema: “Nessun affossamento” – Scissione nel Pd? Non credo, ma non ne ho idea”. Lo dice Massimo D’Alema in un’intervista rilasciata a Piazzapulita. “Nessuna mia regia su affossamento di Romano Prodi, denuncerò i calunniatori”, ha aggiunto. Se mai l’affossamento è stato “di chi lo ha candidato in modo francamente assurdo

© Riproduzione Riservata

Commenti