L’accesso alla Stroke Unit, in caso di sospetto ictus, è un terno al lotto poiché in tutta Italia questo tipo di unità sono solo 70: troppo poche vista la portata del fenomeno

come prevenire l’ictus?

Le chiamate al 118 per sospetto ictus sono sempre più, tuttavia poter disporre di una Stroke Unit è come fare un terno al lotto – vista la scarsissima disponibilità negli ospedali.

La Stroke Unit è l’unità anti-ictus situata all’interno di ospedali dove operano in team neurologi, radiologi, cardiologi, infermieri, tecnici della riabilitazione, logopedisti e altri specialisti. In Italia ve ne sono attualmente soltanto 70: pochissime se si considera la portata del fenomeno – 7 decessi ogni ora, 913.000 fino a oggi – e che soltanto a Roma ne servirebbero almeno 50, di unità (contro le 6 presenti); a Torino ce ne sono 5.

Da una ricerca pubblicata sui Quaderni della Salute del Ministero della Salute e condotta nell’area romana – si legge su “La Stampa” -, emerge che soltanto una piccola percentuale di chi chiama il 118 per un sospetto ictus riesce ad avere accesso a una Stroke Unit. Eppure la procedura specialistica e di emergenza è fondamentale in una patologia improvvisa come l’ictus – a esserne colpito, lo ricordiamo, è l’encefalo che viene privato temporaneamente dell’afflusso di sangue, con tutte le note conseguenze. L’ictus cerebrale, infine, costituisce la terza causa di morte, dopo le malattie ischemiche del cuore e le neoplasie. E rappresenta la prima causa di invalidità.

E’ dunque una patologia sempre più attuale e diffusa, che miete vittime sempre più giovani.
Negli ultimi 20 anni infatti l’età media dei pazienti è diminuita notevolmente, portando la percentuale di coloro che hanno meno di 45 anni dal 13 per cento al 19 per cento.
Soprattutto poi nel caso di pazienti giovani, la tempestività delle cure ricevute subito dopo l’episodio assume un’importanza ancora maggiore ai fini di un recupero psicofisico che possa garantire al paziente buoni livelli di autonomia e una migliore qualità della vita.

«In Italia sono presenti solamente 70 Stroke Unit, un numero decisamente insufficiente se si considera la portata del fenomeno – commenta il dottor Valerio Sarmati, esperto in riabilitazione neurologica post ictus cerebrale – Un intervento tempestivo effettuato da un team di professionisti che operano in sinergia come nella Stroke Unit potrebbe minimizzare le conseguenze derivanti dall’attacco, il che si tradurrebbe in una maggiore autonomia del paziente e, quindi, in minore richiesta di cure e servizi assistenziali».

«Inoltre – prosegue Sarmati – le Stroke Unit potrebbero essere definite indispensabili quando si deve intervenire in un paziente giovane, che, senza la possibilità di essere curato in modo adeguato e, soprattutto, tempestivo, vedrebbe compromessa la sua possibilità di lavorare, studiare e costruirsi un futuro. Va ricordato che l’età media dei pazienti si è notevolmente abbassata. E’ necessario, pertanto, intervenire con progetti di prevenzione e informazione, per insegnare come riconoscere un ictus e intervenire per prestare le prime cure. Va, inoltre, ricordato che tra le cause dell’ictus vi è, indubbiamente una componente genetica, ma influiscono in modo significativo anche numerosi fattori ambientali, come stress, fumo, sedentarietà, obesità, alcool e droga. Una dieta sana ed equilibrata è la base dalla quale partire per diminuire l’incidenza del rischio. Tra i cibi “anti-ictus”, pomodoro, frutta secca, pesce azzurro e… cioccolato! Una buona notizia per tutti i golosi. Il cioccolato con una percentuale di cacao di almeno il 60-70% è, infatti, particolarmente ricco di flavonoidi, potenti antiossidanti amici del sistema cardiovascolare».

Il dottor Sarmati si occupa di riabilitazione neurocognitiva post ictus secondo il metodo Perfetti e negli ultimi anni si è dedicato alla formazione delle famiglie per la riabilitazione in casa. Si tratta di un approccio innovativo, non solo nella forma, ma anche negli strumenti, mettendo a disposizione delle famiglie e dei malati strumenti multimediali che affiancano ed integrano l’assistenza diretta e di persona.

Sul sito web dedicato al metodo è possibile trovare informazioni sulla malattie, le cause e le conseguenze, ma anche consigli pratici per sostenere chi è stato colpito da ictus e aiutarlo nel recupero di alcune funzionalità. Valerio Sarmati ha anche avviato diversi gruppi di aiuto ed autoaiuto su Facebook, che conta oltre 900 membri, per coinvolgere le famiglie, permettere loro di scambiare informazioni e non sentirsi “sole” nella loro battaglia.

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