Non passa la candidatura di Romano Prodi al Quirinale. Bersani si dimette: “da soli non riusciamo”, via anche la Bindi. Al quinto scrutinio il Pd voterà ora scheda bianca

Pier Luigi Bersani e Romando Prodi

Giornata drammatica nel Pd, dopo la bocciatura di Prodi al Quirinale. L’ex premier finisce vittima della guerra interna al Pd o di una dirigenza che ha ormai perso la bussola. Bersani ne trae le conseguenze e dopo aver rivolto accuse durissime, annuncia che subito dopo il voto per il Colle si dimetterà. Anche Rosy Bindi si è dimessa da presidente dell’Assemblea del Pd.
La rabbia di Bersani è esplosa nell’assemblea infuocata dei grandi elettori: “Uno su quattro ha tradito, questo è troppo. Non lo accetto”. E’ stata l’ennesima giornata nera del Pd, dopo la prima botta della bocciatura di Franco Marini. Ma, spiegano fonti interne, sbagliata è stata la decisione di non mettere ai voti la scelta di Romano Prodi. “Bersani – ha spiegato un dirigente – ha forzato perché gli accordi erano che si sarebbe votato a scrutinio segreto su più nomi”.

Il flop Prodi – Invece il segretario ha proposto solo il nome di Prodi e Luigi Zanda, a quanto si apprende, ha chiesto alla platea se era il caso di continuare con lo scrutinio segreto. “L’applauso di una decina di prodiani ha chiuso il dibattito, peccato che metà assemblea sia rimasta seduta”. Una scena davanti alla quale una dei massimi sponsor della candidatura del Professore, Rosy Bindi, che poi si dimette dalla presidenza del partito, ammette che sarebbe stato meglio votare. Perché da quel momento in poi, nonostante i tentativi di assorbire i dissensi e di richiamare alla linea, la frattura diventa una voragine.

I dalemiani nascondono a mala pena la rabbia. I renziani, sostiene Matteo Richetti, vedono un “segnale” contro il sindaco, che aveva affossato Marini, Giuseppe Fioroni se la prende con Renzi e con Nichi Vendola che sponsorizza Prodi. D’altra parte, oltre che il Pd, sembra esplosa anche l’ alleanza con Sel, che ha votato Rodotà rompendo i patti siglati in campagna elettorale. Si arriva a pensare ad un asse Renzi-D’Alema per far saltare anche Prodi e poi arrivare alla candidatura dell’ex ministro degli Esteri che dà il mandato al sindaco di Firenze.

Bersani: “Da soli il presidente non lo eleggiamo” – Nel vertice serale, il gruppo dirigente del partito cerca una impossibile via d’uscita avviando i contatti con gli altri partiti (per un’intesa o su Stefano Rodotà o su Cancellieri) anche perché il segretario amaramente osserva che “noi, da soli, il presidente della Repubblica non lo eleggiamo”. La quinta votazione registrerà l’astensione dei democratici.

“Vicenda di gravità inaudita” – “Abbiamo prodotto una vicenda di gravità assoluta, sono saltati meccanismi di responsabilità e solidarietà”, ha sottolineato Bersani.

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