Vendola: “problema interno ai democratici”. Rodotà: “io premier? Non mi metto a fare baratti”. Riunione Pdl per fare il punto sulle votazioni. Monti: “bene la Cancellieri”

Matteo Renzi

“La candidatura di Romano Prodi non c’è piu”. Lo ha detto il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, commentando il risultato della quarta votazione per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica che ha visto Prodi fermo a 395 voti, ben 109 voti al di sotto del quorum richiesto di 504, e Stefano Rodotà in rimonta con 213 voti.

Intanto Pier Luigi Bersani, travolto dall’esito fallimentare della votazione sul Quirinale rassegna le dimissioni dall’incarico di segretario dei democratici.

Nichi Vendola ha accusato chi “vuole mestare nel torbido” per dare la colpa della mancata elezione di Prodi a Sel. “Sinistra ecologia e libertà – ha detto – ha votato per Romano Prodi e i nostri voti sono riconoscibili perché i nostri elettori hanno segnato sulla scheda R. Prodi: i nostri voti ci sono tutti”. “Non ci vuole una grande sapienza aritmetica – ha proseguito – per capire che il voto che è mancato a Romano Prodi è tutto interno al Pd e riguarda una divergenza di linea politica” tra chi punta al governissimo con il Pdl – un “inciucio” che rappresenterebbe la “risposta sbagliata” alla crisi politica attuale – e chi, come Sel, votando Romano Prodi ha voluto “sbarrare la strada” all’alleanza con il Pdl.

“Per noi – ha detto ancora Vendola nel cortile di Montecitorio – è stato un grande sacrificio non votare Rodotà perché la sua non è una candidatura di bandiera ma una delle più belle biografie dell’Italia democratica e repubblicana e abbiamo fatto fatica a cpire perché non è stata una candidatura nel campo del Pd”. Quanto allo stesso Partito democratico, “se il Pd non sa vivere con serenità, limpidezza e chiarezza una scelta necessaria per dare un messaggio di speranza al paese e devono fare un congresso per scegliere chi candidare, ci facciano sapere chi ha vinto il congresso”.

Dal canto suo Stefano Rodotà, sull’ipotesi di lui presidente del Consiglio “in cambio” di un voto del Movimento 5 Stelle su un candidato del Pd al Quirinale, ha commentato: “Figuriamoci se mi metto a fare questi baratti”. “Mi sento fortemente legittimato a continuare a fare quello che ho fatto in questi anni”, ha affermato il giurista.

Sull’altro fronte, è stata convocata una nuova riunione a via del Plebiscito tra Silvio Berlusconi e i big del Pdl per decidere quale atteggiamento tenere in occasione della quinta votazione sul capo dello Stato. In serata il Cavaliere è atteso a una cena di raccolta fondi per Gianni Alemanno.

Mentre il premier Mario Monti si è rallegrato “per l’ottimo risultato ottenuto da Anna Maria Cancellieri alla quarta votazione”. “Scelta Civica – ha scritto Monti in una nota – ha espresso in modo compatto il proprio sostegno a una candidata che, già in questa prima occasione, ha dimostrato di poter attrarre il consenso di altre forze politiche. Si conferma così che quella di Anna Maria Cancellieri è una candidatura forte: personalità che unisce e non divide, che sa avvicinare le istituzioni ai cittadini, indipendente dai partiti e perciò in grado di essere garante, autonoma da ogni potere economico o finanziario, servitore dello Stato che si è distinto nella lotta all’illegalità e alla criminalità”.

“Trovare tante qualità riunite in una persona – è l’appello di Monti a Pdl e Pd – merita l’attenzione di tutte le forze politiche che vogliano, attraverso un’elezione così importante, dare un forte segnale di rinnovamento, di fiducia nelle capacità dell’Italia di guardare avanti, di rispetto per il ruolo della donna nella società”.

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