Mentre il Paese affonda, il teatrino delle elezioni offre agli italiani l’ennesimo spettacolo indecoroso di una politica sempre più estranea alle aspettative della gente

Romano Prodi

L’Italia va a rotoli, le aziende chiudono, i salari dei lavoratori non sono sufficienti (per le tasse e l’inflazione!) ad arrivare a fine mese, la disoccupazione aumenta di giorno in giorno, il malessere sociale serpeggia sempre di più, il paese precipita in un pozzo senza fondo che lo porta sempre più indietro; e la classe politica si è invischiata in una inutile e soprattutto assurda “guerra del Quirinale”.

Una lotta insomma per il potere e per occupare le poltrone! Sembra una scena da teatro dell’assurdo, ma è l’amara verità. In un momento difficile in cui ci vorrebbe senso di responsabilità e soprattutto una grande capacità di portarci fuori dal baratro la politica continua ad arroccarsi nel palazzo, a chiudersi nelle proprie certezze e a parlare un linguaggio lontano dalla gente.

Come non provare indignazione dinanzi a questo teatrino ? E’ intollerabile e soprattutto farebbe provare rabbia a chiunque la mattina si alza per andare a lavorare e vede ancora una volta disilluse le proprie attese.

Siamo andati alle urne con la speranza che ci fosse un cambiamento di rotta, ed eccoci di nuovo punto e daccapo.

Nulla è cambiato. Anche i nuovi eletti in Parlamento sembrano incapaci di fare proposte capaci di segnare un punto di svolta. Figure mediocri, anzi ombre senza alcuno spessore ragionano di quisquilie e non fanno nulla di veramente concreto che possa darci la speranza che il domani per il nostro paese sia migliore e soprattutto che il presente possa essere un nuovo inizio. Il risultato è stato peggiore delle previsioni.

Siamo precipitati in un limbo, in cui nessuno vuole assumersi le sue responsabilità, in cui da destra a sinistra si ragiona di questioni di lana caprina e soprattutto dove si rimandano le decisioni.

La lotta per il potere e non per il bene comune è al centro al momento della vita parlamentare italiana  e mentre i nostri si scontrano, si lanciano accuse l’un con l’altro gli altri paesi colgono i frutti della nostra crisi istituzionale e politica.

Su questo gli italiani dovrebbero riflettere. Non c’è possibilità che dalla politica italiana, che immeritatamente viene definita classe dirigente, venga la via d’uscita da questo stato di cose. Solo i cittadini, scendendo in piazza e facendo sentire pacificamente la loro voce, posso determinare un punto di svolta. Solo una forte pressione sociale può spingere una classe politica distratta e poco lungimirante a mettersi da parte e a dare spazio ad uomini nuovi.

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