Rodotà: “non ostacolo scelte M5S”. Prodi in pista ma non ha i grillini. Monti vuole la Cancellieri e il Pdl converge

Pietro Grasso e Laura Boldrini

Un nuovo nulla di fatto nella terza votazione per l’elezione del presidente della Repubblica: 465 le schede bianche, 251 i voti per Stefano Rodotà, 22 per Romano Prodi, 34 per Massimo D’Alema, 12 per Giorgio Napolitano, 9 per Anna Maria Cancellieri. La quarta votazione è attesa per il pomeriggio e sarà sufficiente la maggioranza assoluta. I giochi per l’elezione, però, sono ancora aperti. Da una parte il Pd con la candidatura di Romano Prodi (il quale si trova in Mali) che ha riconquistato il sostegno di Sel, dall’altra il M5S che continua a sostenere Stefano Rodotà, come confermato da Beppe Grillo. Infine Scelta Civica che ha proposto il ministro Annamaria Cancellieri, su cui potrebbe convergere il Pdl.

Intanto Stefano Rodotà, ringraziando chi gli ha espresso “grande e inattesa fiducia” e il sostegno del M5S per la sua candidatura al Quirinale, ha assicurato: “Non intendo creare ostacoli a scelte del Movimento che vogliano prendere in considerazione altre soluzioni”.

Beppe Grillo ha smentito ogni ipotesi di convergenza nel voto del M5S sulla candidatura di Prodi: “Io ho parlato con Rodotà che è nostro candidato, ed è anche infastidito del fatto che lui potrebbe abdicare Prodi. Nessuno nel M5S si è sognato di votare Prodi e non lo farà neanche in futuro”.

A partire dalla quarta votazione di oggi pomeriggio il quorum per l’elezione scende a 504 voti, metà più uno dei 1.007 elettori. Prodi al momento non ha i numeri, Pd e Sel da soli non bastano. Anche nell’ipotesi di voto compatto di tutti i loro grandi elettori, si fermerebbero a quota 472. Mentre se a loro si aggiungessero i voti di tutti i parlamentari del centrosinistra (Socialisti, Svp, Mae, Centro Democratico, Api e altre componenti del Misto di centrosinistra) si arriverebbe a quota 500.

A dare la certezza dell’elezione a Prodi, dunque, al momento possono essere solo i Cinque Stelle che contano 163 elettori. Tanto più che non mancano affatto incertezza e indecisioni nel centrosinistra, anche nella componente ex Popolare indispettita per gestione e flop della candidatura Marini come in quella dalemiana per la mancata valutazione della candidatura dell’ex segretario Ds. Gli M5S ripetono come un mantra il sostegno solo e soltanto, e a oltranza, a Stefano Rodotà, in nome del risultato delle Quirinarie.

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