Protagonista del nuovo romanzo di Pasini è ancora il commissario Serra, già presente nel volume precedente

la copertina de “Io sono lo straniero”

Dopo il successo di “Venti corpi nella neve”, Giuliano Pasini torna nelle librerie con un romanzo tutto nuovo, “Lo straniero” edito dalla Mondadori. Un’opera che ha come protagonista di nuovo il commissario Roberto Serra.

Un ispettore di polizia diverso dagli stereotipi a cui siamo abituati, un uomo che non è un eroe ma è quell’anti-eroe che deve lottare contro il suo passato e contro quel male che lo affligge: la danza. Un male che gli permette di vedere con i propri occhi il dolore che hanno vissuto gli altri. La danza gli fa rivivere la sofferenza della gente. “Lo straniero” è un romanzo più maturo del precedente e anche la figura del commissario Serra appare diversa e molto reale in tutta la sua fragilità.

Il commissario si trova ad affrontare il mondo degli emarginati. Protagoniste sono le donne, donne che nessuno cerca, quasi fossero invisibili: cinesi, bielorusse, svedesi. Donne straniere scomparse misteriosamente e che nessuno cerca. E di fronte alla loro voce silenziosa Serra rimane impassibile, immobile. Resta a crogiolarsi nel male che lo affligge, male che lo ha relegato in un mondo catartico dal quale fa fatica a uscire, un dolore che non gli permette di ribellarsi. E poi ecco apparire la chiave di volta, Francesca, una ragazza sola e fragile con il corpo pieno di tatuaggi che raccontano una storia, la sua.

Diciotto tatuaggi, ovvero l’unione degli anni dei fratellini uccisi. Francesca dai sogni infranti che aspetta di arrivare al ventesimo tatoo che sarà l’ultimo, la fine. Una ragazza che strizza l’occhio alla Susan di “La ragazza dei corpi” e che nasconde la stessa ribellione, violenza e dolore di Lisbeth Salander, la giovane hacker di “Millenium”. Una ragazza che ha perso l’unica cosa che la fa vivere, la sua Ele, la donna di cui è follemente innamorata. Francesca, che legge i versi di Dante e che fa visita a Roberto Serra, costringendolo a prendere di nuovo le redini di quella che era una volta la sua vita.

Inizia così la corsa contro il tempo, alla ricerca del mostro che sta seminando tutto quell’orrore nel lago, le cui acque sono meno oscure della realtà in esso celata. In questo romanzo Giuliano Pasini analizza la figura di Roberto Serra e lo mette a nudo. Scava nei suoi affetti e lo rende estremamente umano nelle sue debolezze, a partire dal complicato rapporto con la sua donna, Alice. E in mezzo a tanto dolore, altro dolore, la storia dei gemelli, di tanti gemelli che diventano vittime e capri espiatori. Un passato che diventa prepotentemente presente mostrando gli abissi profondi della mente umana.

La vicenda del mostro che alla fine non muore. Bellissimo lo sfondo: Venezia con la sua laguna, facciate immerse nel grigiore dei canali mentre la foschia sottile si alza. E ancora i vigneti di Termine e il meraviglioso Prosecco. Singolare ed azzeccata la scelta di frasi in dialetto veneto che conferiscono una collocazione e dimensione temporale alla storia. Un romanzo che consacra definitivamente Giuliano Pasini tra i grandi scrittori italiani. Un thriller che forse è soprattutto un romanzo psicologico che nasconde tutta la fragilità e i sensi di colpa dell’uomo comune.

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