Ecco il libro di Amanda Knox: “il mio inferno in Italia, vittima di molestie da un ispettore in carcere”

Amanda Knox

Amanda Knox sostiene di essere non solo innocente del delitto a sfondo sessuale del quale è stata accusata insieme a Raffaele Sollecito, è in realtà vittima di attenzioni sessuali improprie che l’hanno molestata durante i quattro anni di reclusione nel carcere di Capanne. Un inferno. Processo e detenzione sono stati un inferno.

Questa è la verità che la giovane americana di Seattle racconta nella sua’autobiografia “Waiting to be Heard” ovvero aspettando di essere ascoltata, in uscita tra due settimane. Ieri intanto il quotidiano britannico Daily Mail ha pubblicato indiscrezioni che sembrano essere state raccolte da alcuna delle lettere che Amanda ha inviato agli amici mentre si trovava in prigione in Italia, il cui contenuto è stato poi esaminato in maggiore profondità nel libro. Amanda torna ad accusare un ispettore della polizia penitenziaria delle Capanne di aver sviluppato un interesse ossessivo e maniacale nei suoi confronti.

«Era lui ad accompagnarmi a tutte le visite mediche, a volte anche due in un solo giorno – ha scritto la giovane studentessa di Seattle – e poi nel cuore della notte insisteva a convocarmi in un ufficio al terzo piano del carcere, dove continuava a farmi domande personali». «Voleva sapere – dice Amanda – con chi e come avevo fatto sesso». Le sue domande erano tanto insistenti che la ragazza ne restava confusa. Solo quando ha cominciato a rendersi conto che l’interrogatorio andava a parare verso una richiesta più o meno eloquente di un rapporto, allora lei ha cominciato a cambiare argomento, e a difendersi rifiutando di proseguire la discussione. L’accusa non è nuova. Gli stessi tabloid inglesi ne avevano già scritto due anni fa, anche se la versione di Amanda non è mai entrata nei documenti processuali, e anche se l’agente ha precisato che sì, ha parlato con la prigioniera dello stupro e dell’assassinio di Meredith, ma che è stata sempre Amanda a portare il discorso sul sesso.

Dopo la rivelazione questo ispettore, che nel libro di Amanda viene citato per nome e cognome, era stato denunciato per molestie da un’altra detenuta, anche se i fatti in questo caso erano relativi ad alcuni anni addietro.

IL SESSO
Il sesso, una delle micce che ha infiammato il processo di Perugia, torna ad animare il libro con dovizia di particolari. Amanda ricorda come altre guardie ciniche o forse ignoranti le avevano detto pochi giorni dopo l’arresto che era risultata positiva all’esame del sangue per la presenza dell’Hiv. Poi scrive di una delle compagne di cella che avrebbe voluto avere con lei un rapporto omosessuale, e che l’ha insidiata a lungo con le sue richieste non corrisposte.

«Il libro è una bomba che scuoterà alle radici le convinzioni di ha seguito questo caso» promette l’avvocato di Washington Robert Bennet, già agente letterario di Obama, Bill Clinton e George Bush, che la famiglia di Amanda ha ingaggiato per promuovere la nuova attività della figlia. Amanda è tornata a studiare scrittura creativa alla Washington University, dove era iscritta prima del fatale viaggio in Italia. Nel frattempo prepara il suo debutto letterario in estrema segretezza. Ha intascato l’anticipo di 4 milioni di dollari che il suo agente è riuscito a strappare alla editrice Harper Collins, e ha negoziato un intervista esclusiva con una delle anchor woman più amate d’America, la giornalista Diane Sawyer, che la ospiterà in studio il 30 aprile, giorno dell’apparizione del libro.

IL RISCATTO
Amanda è amareggiata dalla decisione della Cassazione di riaprire il processo in appello per la morte di Meredith Kercher. Ha appreso la notizia con dolore, al fianco del suo nuovo ragazzo James Terrano con il quale è andata a vivere in un appartamento al centro di Seattle dopo la liberazione dal carcere e il ritorno negli Usa.

La riapertura del processo non ha comunque alterato i suoi piani. I soldi erano estremamente necessari a ripianare le casse familiari dilapidate dai processi, e l’America è pronta ad abbracciare la sua storia di umiliazione, sofferenza e riscatto. Non tornerà a Firenze per il nuovo procedimento, ma è anche ben chiaro che sarà difficile per le autorità italiane mettere in atto una richiesta di estradizione, nel caso ricevesse una nuova sentenza di colpevolezza.
Flavio Pompetti

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