L’incredibile storia della Lega dei Ticinesi e di Giuliano Bignasca: 90 mila voti per un leader che era già defunto

Giuliano Bignasca

Chi pensa che la politica italiana sia strana, non ha ancora visto nulla. Ieri, nel corso delle elezioni comunali a Lugano è successo qualcosa che non si poteva davvero immaginare (perlomeno, non in queste proporzioni). La Lega dei Ticinesi ha vinto le elezioni, diventando per la prima volta il primo partito della città e conquistando addirittura il 35,5% dei consensi (+7% rispetto alla scorsa tornata elettorale). Cosa che permetterà al partito politico di decidere anche chi sarà il sindaco di Lugano.

Il leader storico e indiscusso della Lega dei Ticinesi, Giuliano Bignasca, però, non ha avuto il tempo di assistere a questo trionfo: è morto il 7 marzo scorso.

Ma dov’è la notizia strana? Fin qui, sembrerebbe solo di dover parlare di un successo elettorale che però il suo maggior artefice non ha potuto godersi. E invece no. Perché Bignasca è stato comunque inserito nelle liste della Lega dei Ticinesi. E, da morto, ha ottenuto 90.001 preferenze. Un evento semplicemente assurdo, che si poteva immaginare in un qualche sperduto comune del sudamerica e che invece è accaduto nella fredda Svizzera. Canton Ticino.

«Con la gente da sempre» è lo slogan che ha accompagnato l’ultima campagna elettorale della Lega.

Fondata il 17 gennaio 1991 proprio da Giuliano Bignasca, che ne sarebbe diventato Presidente a Vita, pareva destinata ad un fuoco di paglia. E invece è entrata anche in Gran Consiglio (ovvero il parlamento del Canton Ticino) e in Consiglio Nazionale (la camera bassa del parlamento Svizzero), come celebra il partito stesso sul suo sito ufficiale.

«Finché continueranno a esserci ingiustizie nei confronti dei ticinesi la Lega non smetterà mai di crederci e di lottare!», vi si legge. Segue, nientemeno, una citazione da Che Guevara.

Secondo una retorica che conosciamo bene, la Lega dei Ticinesi non si definisce né di destra né di sinistra. Ha una vocazione fortemente regionalista, antistatalista ed euroscettica. Ma è anche antiecologista, lotta contro l’immigrazione, (non solo quella di matrice islamica, per esempio. Ma anche quella italiana), sostiene la necessità di minori tasse e di maggiore attenzione per gli anziani e le fasce ritenute più deboli. Nei suoi ventidue anni di storia, la Lega dei Ticinesi è ovviamente entrata in contatto anche con Umberto Bossi e la Lega Nord. Ma al di là di qualche comunione d’intenti generica e di richieste rivolte dai Ticinesi a Tremonti per eliminare i fiscalvelox (che erano stati installati al confine fra Italia e Svizzera per pizzicare i trafficanti) non si è andati. Anche perché, per Bignasca e i suoi il segreto bancario era (ed è) vitale e da difendere. Vallo a spiegare, ai leghisti italiani.

A differenza della Lega Nord, però, a quanto pare, la Lega dei Ticinesi è in ascesa: dalle elezioni cantonali del 10 aprile 2011, infatti, è anche il primo partito in seno al governo del Canton Ticino.

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