I suoi successi, il sogno di una famiglia e la voglia di continuare a scrivere: pensieri e parole di Vittoria Coppola, che torna nelle librerie col suo nuovo romanzo

Vittoria Coppola

Vittoria Coppola, vincitrice del concorso indetto dalla rubrica del Tg1, “Billy, il vizio di leggere” che, nel 2012, ha eletto il suo libro “Gli occhi di mia figlia” il più bello dell’anno, torna nelle librerie con il nuovo romanzo “Immagina la gioia”.

Protagonista della storia la timida e inquieta Eva, il cui sogno è scrivere il romanzo perfetto. Attraverso i ricordi Eva rivive la sua vita e quella della sua famiglia. Il rapporto difficile con il fratellino Pietro e quello fantastico con il padre. Due personaggi chiave del romanzo. Una vita apparentemente perfetta, una famiglia felice che viene improvvisamente spezzata dalla comparsa della malattia e dalle sua conseguenze.

E poi il finale, inatteso, che scompone di nuovo le carte creando una frattura fra quello che era e ciò che sarà. Punto fermo di tutta la vicenda resta la famiglia, con gli affetti, i silenzi, le gioie e i dolori. Vittoria Coppola comunica attraverso ciò che scrive puntando direttamente al cuore delle persone. Sognando di costruirsi una famiglia e di continuare a scrivere, l’autrice di “Immagina la gioia” si racconta in questa intervista a Blogtaormina.

Quanto c’è di autobiografico nel tuo romanzo “Immagina la gioia”?
Nel mio romanzo racconto una vicenda familiare, ma non la mia storia. Tuttavia, è presente molto di me in tutti i protagonisti. I loro caratteri sono vicini al mio. Credo sia inevitabile, per chi scrive, esserci tra le righe.

Cosa ti ha spinto a scrivere questa storia?
La voglia di raccontare la normalità. È questo che mi piace fare: narrare la vita di gente comune che mi somiglia e in cui – penso – ci si possa riconoscere.

Perché hai scelto come titolo del nuovo romanzo “Immagina la gioia”?
Sentivo il bisogno di un titolo aperto e che avesse – almeno per me – un potere quasi liberatorio, tanto quanto il mare in copertina.

Si può ritenere eccezionale il colpo di scena della malattia del fratellino e del ritrovamento di quella lettera che segna un punto di non ritorno. Da cosa è nata questa intuizione?
È puro istinto. Quando scrivo mi piace l’idea che il romanzo sia caratterizzato da due ritmi diversi: una prima parte “lenta”, quasi una nenia. Una seconda parte più “intensa”, verso un finale che chiarisca una serie di “indizi emozionali”.

Non credi che sarebbe stato più bello approfondire la storia contenuta nella lettera che Eva trova grazie al fratellino?
Credo che sia necessario che, una volta terminate le pagine, il lettore immagini la sua personale continuazione della storia. Non occorre dire troppo, non è necessario che un libro dia troppe risposte.

Nel romanzo parli di due città completamente opposte e lontane tra loro. Perché questa scelta? Hai vissuto in questi luoghi o ti sei documentata per descriverli così bene?
Sono stata in Veneto prima di scrivere Immagina la gioia. Sciacca invece, l’ho conosciuta solo dopo l’uscita del romanzo. Tutto è nato dalla conoscenza (seppur virtuale) di una giovane donna siciliana e da una personale ricerca. Mira e Sciacca sono entrambe città ricche di pathos, seppur diverse in tanti aspetti. Sicuramente da visitare!

Bellissima è anche la figura di nonna Annina, una donna d’altri tempi. Raffigura tua nonna?
Non esattamente. Nel delinearla mi sono ispirata certamente alle mie due nonne, ma non in tutto. Annina è il frutto di mille sensazioni.

E’ previsto un sequel del romanzo?
Nessun sequel (almeno, ad oggi!). Sto scrivendo una nuova storia…

Il tuo romanzo d’esordio “Gli occhi di mia figlia” è stato scelto come “miglior romanzo 2012” per la rubrica Billy. Che cosa ha significato questa scelta per te e come hai vissuto quel momento?
Sin da quando ho pubblicato il primo romanzo, vivo la scrittura con tanta emozione. La vittoria del concorso ha certamente aumentato il senso di responsabilità nei confronti dei miei lettori. Quando si pubblica un libro è bene sapere di potere/dovere condividere contenuti, emozioni, autenticità con gli altri. I lettori non sono ingenui. E sono indispensabili.

Nei tuoi romanzi parli spesso di storie familiari. Perché questa scelta?
Amo raccontare della vita. E per me, ci sono dei punti saldi racchiusi in una sola parola: amore.

Chi è Vittoria Coppola?
Una persona normalissima, che comunica attraverso ciò che scrive e che spera di arrivare, pian piano, al cuore di chi la legge.

Che progetti hai per il futuro?
Farmi una famiglia e continuare a scrivere.

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