Il pm furioso per il “no” del Csm alla nomina al vertice di Riscossione Sicilia e la sua destinazione invece ad Aosta

Antonio Ingroia

“Dimissioni imminenti? Direi di no. Magari qualcuno lo vorrebbe e non l’ho fatto finora per non dare questa soddisfazione. Il punto è se permarranno condizioni per svolgere il mio ruolo con la toga in modo dignitoso, facendo ciò che so fare, non ciò che non so fare”.

Antonio Ingroia risponde a caldo dopo la decisione del Csm di trasferirlo ad Aosta come pm. Parla di scelta “dal sapore punitivo”. E a chi lo accusa di essersi preso gioco delle istituzioni, risponde: “Come tutti gli uomini delle istituzioni sono stato io usato dalle istituzioni e l’ho fatto con massima dedizione e rispetto, con quell’attaccamento alla toga per cui mi è sempre venuto difficile distaccarmene definitivamente”.

L’ex pm di Palermo – si legge su Live Sicilia – non rinnega la sua scelta di scendere in politica: “Un pezzo d’Italia – dice – andava rappresentata. E’ rimasta fuori dal Parlamento, ma il Parlamento è in stallo e con un pizzico di presunzione dico: chissà se noi ci fossimo stati”. E aggiunge: “Ho fatto per 25 anni il magistrato in Sicilia, in trincea, sempre scortato: la decisione del Csm è ingenerosa, visti i tanti magistrati che sono stati abbondantemente autorizzati agli incarichi più diversi, negli organismi pubblici più disparati”. Ingroia aveva chiesto al Csm di essere sentito, ma il plenum è passato al voto, con “un rifiuto un po’ sprezzante – obietta – di ascoltare le mie ragioni: meritavo questa minima attenzione, credo. Né si sono prese in considerazione vie d’uscita che avevo proposto, come l’incarico offertomi da Crocetta per Riscossioni Sicilia. Questo indica che avevano già una decisione in testa e intendevano scartare le opzioni che avrei sottoposto, opzioni praticabili che consentivano di mettere a frutto la mia esperienza”.

Tra queste, la Procura nazionale antimafia, per cui però – osserva qualcuno – serve un concorso. “Per ogni ufficio giurisdizionale – replica Ingroia – c’è un concorso. Il punto è se esistevano opzioni che con saggezza istituzionale potessero consentire di non disperdere il patrimonio professionale, come la Procura nazionale antimafia o un distretto giudiziario sede di procura antimafia”. In Csm non è piaciuta l’affermazione di non voler fare il “pensionato d’oro” ad Aosta. “La terza commissione – spiega Ingroia – proponeva che io andassi ad Aosta come giudice in sovrannumero: per questo ho usato quell’espressione, non per la sede. Lì come giudice avrei trovato difficoltà a lavorare, sarei stato quasi disoccupato. Poi il plenum è passato all’incarico da pm facendo un’eccezione a una regola. E si è derogato in base a valutazioni burocratiche: di fronte a un magistrato con una sua storia, un bagaglio professionale, vogliamo valorizzarne la competenza o applicare in modo burocratico regole e regolette, alcune del tutto irrazionali? Se alle politiche mi fossi candidato anche ad Aosta, cosa avrebbe fatto Csm? E’ ovvio che questa regola non ha senso: serviva una saggezza istituzionale che non mi pare ci sia stata”.

Hanno influito motivi “politici” in senso lato, come l’inchiesta Stato-mafia, le intercettazioni di Napolitano, che è anche vice presidente del Csm? “Mi rifiuto di pensarlo. Non tocca a me fare interpretazioni. Registro che sono stato sottoposto a un trattamento deteriore e ingiusto e per quanto possa fare il più spietato esame di coscienza non vedo quali colpe debba espiare: mi rifiuto di credere che c’entrino le indagini svolte nei confronti di tanti potenti, l’inchiesta su mafia e istituzioni, l’esercizio di diritti costituzionali come l’elettorato passivo o la libertà di espressione”. Quanto a un ricorso al Tar contro la decisione del Csm, “lo valuterò nei prossimi giorni: certe decisioni non si prendono a caldo. Attendo la notifica del provvedimento e poi deciderò. Ma non si esclude mai nulla”.

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