Intervista a Repubblica: Berlusconi apre a un nome del Pd al Colle ma soltanto in caso di larghe intese. “Per i processi mi affido alla Cassazione, no al salvacondotto”

Silvio Berlusconi

Il leader del Pdl Silvio Berlusconi smentisce l’esistenza di un’ipotesi di scambio tra uno strumento giuridico per archiviare i suoi processi e un’intesa col centrosinistra per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. E ammette – in un’intervista al quotidiano “La Repubblica” – che una disponibilità a votare un rappresentante del Pd, compreso Pierluigi Bersani, per il Colle non è venuta meno. Ma ad una condizione: “Poi si deve fare insieme un governo di larghe intese”.

“Un’amnistia? Non ne ho mai sentito parlare. Io, ormai, a questi patti – afferma Berlusconi – non credo più. Il mio giudice a Berlino è la Corte di Cassazione”. In questi giorni, però, la possibilità dell’amnistia è stata spesso associata all’intesa per il successore di Napolitano. “Ma io è la prima volta che ne sento parlare. È un’ipotesi – aggiunge il leader del Pdl – di cui non ho mai discusso con nessuno. E poi io in queste settimane ho solo incontrato Bersani tra gli uomini della sinistra. In quella riunione abbiamo ragionato su quel sta succedendo in questo Paese, sicuramente del Quirinale. E basta”.

Ma se questa eventualità si concretizzasse, lei accetterebbe? “Guardi – risponde – l’amnistia è indigesta a tutti. La gente non sarebbe d’accordo. Sarebbe un modo per far arrabbiare ancora di più i cittadini”. Nelle ultime ore sembra emergere una “rosa” con le candidature di Finocchiaro, Amato, Marini e Grasso. Lei chi preferirebbe? Ripeto: a noi – afferma Berlusconi – non hanno ufficializzato alcun nome. Ci hanno detto che ci presenteranno una rosa, quando lo faranno allora decidere- mo. Al momento non sono in grado di dire altro. Dobbiamo aspettare che ci presentino queste opzioni».

Ma un’intesa su un presidente della Repubblica di centrosinistra deve comportare la nascita di un governo di larghe intese? Certo, questo è chiaro».È una condizione ineliminabile? Se concordiamo una strada per il Quirinale – risponde Berlusconi – anche sull’altro lato dobbiamo trovare un raccordo in un esecutivo di larghe intese, con ministri scelti insieme. Altrimenti niente. Un governo balleri- no, sostenuto da qualche gruppetto non avrebbe la forza di assumere i prov- vedimenti di cui il Paese ha bisogno per salvare l’economia e per trattare in Europa tutto quello che si deve modificare ne- gli accordi dell’Ue. Perché la situazione è drammatica e nes- suno può far finta di niente. Se invece si va appresso ai grillini…».

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