Il presidente della Repubblica congeda i suoi “saggi” e ricorda che la sua esperienza settennale al Quirinale volge al termine: “non si è perso nemmeno un giorno”

Giorgio Napolitano

Ha lavorato alla soluzione dello stallo politico “senza perdere nemmeno un giorno”, ha messo in piedi la squadra di esperti, battezzati “saggi” dalla stampa, per offrire proposte e soluzioni che possano stimolare “la ricerca di convergenze tra le forze politiche” e lascerà questo lavoro come “testimone concreto e significativo” al suo successore. Se ce ne fosse ancora bisogno Giorgio Napolitano ricorda che il suo compito volge al termine. L’occasione per fare il punto della situazione è il congedo dei “saggi”: il capo dello Stato, come promesso, annuncia la chiusura dell’esperienza e presenta le due relazioni, sui temi istituzionali e su quelli economico-sociali.

Ribadisce, Napolitano, la necessità e l’urgenza di un governo e sottolinea ancora una volta che solo uno sforzo di “collaborazione” può portare alla formazione di un governo. Ma la parola ora spetta alla politica e sarà il prossimo presidente della Repubblica a trarne le conclusioni. “La parola e le decisioni toccano alle forze politiche e starà al mio successore trarne le conclusioni”, dice senza mezzi termini il presidente.

Insomma le parole del presidente – con i giornalisti chiamati ad ascoltarle al tavolo di lavoro che vede riuniti inquilino del Colle ed esperti – suonano da un lato come una sintesi di fine settennato e da un altro come risposta alle critiche ricevute. Attacchi per il “modo” scelto dal Quirinale nel cercare di dare un governo al Paese e per l’opportunità di un’iniziativa come quella dei “saggi”. Napolitano puntualizza tutto con tre ordini di considerazioni. La prima è che dopo “due cicli di consultazioni” è “risultato chiaramente che solo da scelte di collaborazione che spetta alle forze politiche compiere può scaturire la formazione di un nuovo governo”. Ovvero, non era percorribile la strada intrapresa “con successo” nel 2011 quando l’incarico fu affidato per “impulso” del Quirinale a Mario Monti. Un fatto, essenzialmente, l’ha resa impossibile: le elezioni.

Inoltre i “saggi” hanno portato a termine, in un tempo con una scadenza precisa, un “lavoro serio” (già disponibile sul sito del Quirinale) che Napolitano spera sia riconosciuto “al di là di dubbi e riserve”. Nessuna interferenza, infine, “con l’attività del Parlamento nè con le decisioni che spettano alle forze politiche”. Si tratta solo di “un elenco ragionato di possibili linee di azione”: solo la politica potrà valutare “i margini di convergenza e di divergenza”. Infine una precisazione per chi, da più parti, ricorda quotidianamente che sono passati “tot” giorni dal voto senza che si sia riusciti a formare un governo: Napolitano ribatte che si è lavorato “senza perdere nemmeno un giorno” e che, comunque, il conto dovrebbe partire “non dal 24 febbraio ma dal 19 marzo, giorno in cui si è concluso l’insediamento delle Camere”.

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