L’inchiesta “Offshore Leaks” sta svelando la mappa mondiale dei potenti sfuggiti all’erario: è un ciclone

l’inchiesta “Offshore Leaks”

E’ la più grande inchiesta finanziaria mai realizzata nella storia del giornalismo. Si tratta di Offshore Leaks, lavoro di indagine portato avanti da un team di giornalisti provenienti da tutto il mondo sulle società offshore e i nuovi paradisi fiscali del terzo millennio.

Più di 15 mesi di lavoro su una mole di 2 milioni e mezzo di documenti riguardanti le attività di 120 mila società e sui molteplici modi di evadere le tasse, per una ricerca completa sul lato oscuro della finanza. Realizzato dal progetto giornalistico International Center for Investigative Journalists, la maxi indagine ha coinvolto i maggiori media e testate giornalistiche del mondo: dal Washington Post al tedesco Sueddeutsche Zeitung, dal quotidiano francese Le Monde all’inglese The Guardian, fino al settimanale italiano L’Espresso.

A dare il via a questo imporante lavoro sono state alcune informazioni segrete circa una società offshore registrata alle British Virgin Islands, inviate al team di giornalisti da un altro giornalista investigativo, Gerard Ryle. Da qui é partito un lavoro meticoloso di indagini e studio di documenti che hanno permesso di capire il funzionamento illecito di numerose società e di evasori fiscali presenti in tutto il mondo. Per un totale di 120 mila società di comodo istituite per coprire i movimenti illeciti di 130 mila persone tra politici, imprenditori, trafficanti d’armi e oligarchi di 170 paesi. Evasori d.o.c. che lasciano maturare i frutti del proprio lavoro illecito al sole dei loro paradisi fiscali. Frutti corposi, visto che l’ammontare dei capitali illeciti presenti all’estero oscilla tra i 21 e le 32 migliaia di miliardi di dollari e il coinvolgimento diretto di alcuni dei principali istituti bancari del mondo, come Deutsche Bank e UBS.

Uno scandalo internazionale quello emerso da Offshore Leaks, che coinvolge anche molti importanti nomi italiani, rivelati la scorsa settimana proprio da uno dei partner dell’inchiesta, L’Espresso: nella lunga lista, spuntano i nomi di Gaetano Terri, il commercialista Oreste Servegnini, collaboratore di Giulio Tremonti e suo fratello Carlo Severgnini, che gestiscono la contabilità di molti nomi noti, da Versace a De Agostini. C’é poi Fabio Ghioni, ritratto da Repubblica come “ex hacker professionista e mente di quel Tiger team protagonista delle intercettazioni illegali e delle intrusioni informatiche partite dalle strutture di Telecom Italia”.

Offshore Leaks cade come un meteorite sulla situazione economica e finanziaria mondiale, di per sé molto critica, rimarcando ancora di più la netta distinzione tra due tipi di società, una sempre più povera e un’altra ricca che continua ad utilizzare stratagemmi ed inganni per crescere sempre di più. Un’indagine che farà parlare per molto tempo, evidenziando come l’evasione fiscale sia sempre più uno squallido modus operandi di questo millennio. E riporta in auge un giornalismo d’inchiesta scomparso dai media mainstream per troppo tempo. Un giornalismo non più asservito al potere di turno, ma pronto a portare alla luce la verità.

E proprio per “custodire la verità” che WikiLeaks ha lanciato ieri la piattaforma Plus D, un motore di ricerca organizzato a sostegno dei giornalisti che vorranno studiare le migliaia di documenti della diplomazia americana messi a disposizione dall’organizzazione no-profit fondata da Julian Assange.
Oltre 2 milioni di files, di cui 250 mila Cablegate già noti a cui si aggiungono i Kissinger Cables, documenti prodotti dal 1973 e il 1976 dall’allora Segretario di Stato americano Henry Kissinger. “Il più importante corpo di materiale geopolitico mai pubblicato”, lo ha definito il portavoce di WikiLeaks, interamente convertito da PDF a file di testo per garantire una totale accessibilità, indicizzato tramite meta-data e corretto da ogni errore ortografico. “E’ un sistema di cui vado orgoglioso”, ha dichiarato ieri Assange durante la conferenza stampa di presentazione di Plus D, definendolo un motore di ricerca quasi, se non migliore, di Google.

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