La forma della colonna vertebrale di una persona può predire il rischio di invalidità in età avanzata. In più ambiti si rischia di diventare non più autosufficienti

l’importanza della postura

Attenzione alla forma della colonna vertebrale e alla postura perché potrebbero indicare una predisposizione o rischio di divenire invalidi o disabili più avanti con l’età.

Lo ha rivelato un team di ricercatori giapponesi che hanno analizzato l’angolo di inclinazione del tronco – partendo dalla prima vertebra toracica per arrivare alla prima vertebra sacrale.
L’analisi ha permesso di stabilire se e come si è predisposti a divenire disabili e non autosufficienti in età avanzata come, per esempio, il dover utilizzare degli ausili per deambulare (camminare, muoversi), doversi avvalere dell’aiuto di qualcuno per fare il bagno, alimentarsi, vestirsi o anche avere problemi d’incontinenza o, peggio, essere costretti a letto.

Sebbene modifiche alla struttura e forma della colonna vertebrale siano fisiologici con l’età, i ricercatori sottolineano come una buona postura, fin da piccoli, sia importante per favorire una vita indipendente una volta anziani.
Per valutare la predisposizione di una persona al dover ricorrere all’aiuto di ausili o altre persone con l’avanzare dell’età, i ricercatori hanno analizzato i dati relativi a 804 partecipanti di età pari o superiore ai 65 anni, di cui il 58 per cento era di genere femminile.
La dipendenza da ausili o persone è stata calcolata in base all’Indice ADL (che sta per Activities of Daily Living).

Ai soggetti è stata misurata la postura spinale per mezzo di una sorta di “mouse spinale” collegato a un computer, al fine di misurare in modo non invasivo la forma della colonna vertebrale.
Per la misurazione, sono partiti dall’alto: dalla cervicale per finire alla sacrale.
Le misure sono state prese in quattro diverse modalità. Di queste, soltanto una, ossia l’angolo di inclinazione del tronco, è stata associata con la futura dipendenza da ausili per le ADL: in questo caso i ricercatori l’hanno definita sia come l’entrare in una casa di cura o il necessitare di assistenza a casa dopo i circa 4,5 anni di follow-up.

Durante i tempi intercorsi dall’inizio dello studio, dei partecipanti il 15,7 per cento è divenuto disabile e dipendente per le ADL; il 7,6 per cento è deceduto e, infine, lo 0,7 per cento ha cambiato residenza.
I risultati finali sono stati pubblicati sulla rivista Journals of Gerontology Series A: Biological Sciences and Medical Sciences, una rivista Oxford. Questi mostrano che i soggetti con i quartili più elevati, e con il più grande angolo di inclinazione della colonna vertebrale, avevano 3,47 volte più probabilità di diventare disabili, rispetto a coloro con i più bassi quartili. Queste differenze restavano anche dopo aver preso in considerazione variabili quali l’età, il sesso, il dolore alla schiena e la rigidità.

In definitiva, la postura e la conformazione della colonna vertebrale possono essere utilizzati per predire una possibile influenza sulla qualità della vita e l’autosufficienza da anziani.

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