Omicidio Elisa Claps, al processo d’appello chiesta la conferma della condanna a 30 anni per Danilo Restivo

Danilo Restivo

Due udienze, una requisitoria di ben oltre dodici ore. Proiezione di foto, filmati. Una ricostruzione, dettagliata, dei momenti centrali della vicenda. E poi le `prove scientifiche´, quelle perizie racchiuse in ben 76 faldoni.

Tutto per arrivare ad una conclusione, quasi urlata oggi nell’aula della Corte di Assise di Appello di Salerno: 30 anni di reclusione per Danilo Restivo, colui che è accusato «oltre ogni ragionevole dubbio» dell’omicidio di Elisa Claps. Una richiesta di conferma, dunque, quella avanzata dalla Procura generale di Salerno – pm Rosa Volpe – della condanna che Restivo ha avuto in primo grado quando, con rito abbreviato, fu condannato al massimo della pena.

Una richiesta che, in fondo, non ha sorpreso nessuno: «ovvia» per la famiglia Claps, scontata anche per la difesa di Restivo che, almeno in questa fase, punta ad altro: al rinnovo del dibattimento. Richiesta rispedita al mittente dal pm Volpe che per ore, senza quasi mai fermarsi, ha spiegato perché non può che essere Danilo Restivo l’omicida di Elisa Claps. Ad ascoltarla, in aula, anche lo stesso Restivo che questa volta, racconta chi ha preso parte all’udienza che si è svolta come sempre a porte chiuse, si è innervosito. Ha sbattuto, più volte, i fogli dei suoi appunti soprattutto quando ha visto Elisa, la sua foto, grande, ancora più grande rispetto alle altre volte, che mamma Filomena ha come sempre collocato proprio accanto alla sua cella.

Quello stesso Restivo che, anche oggi, ha preso appunti, soprattutto quando si parlava delle perizie. Annotazioni, tante, che per la verità ha scritto in questi mesi anche in carcere. Note difensive, le hanno definite i suoi legali Alfredo Bargi e Marzia Scarpelli: ben 120 pagine che Restivo ha intenzione di leggere in aula nel corso delle udienze del processo di appello. La prossima ci sarà giovedì 11 aprile, quando la parola passerà al legale dei Claps, Giuliana Scarpetta. Il 16 aprile, interverrà uno dei legali di Restivo, Marzia Scarpelli, mentre il 23 aprile toccherà ad Alfredo Bargi. Poi, se non ci sarà la controreplica del pm, si riunirà la Camera di Consiglio che dovrà decidere in merito a due strade: la sentenza, di condanna o assoluzione, o l’ordinanza con la quale si accoglie il rinnovo del dibattimento che per la difesa Restivo sarebbe una prima importante vittoria.

Intanto, oggi, il primo punto a favore della famiglia Claps. «Non ne siamo sorpresi e lo stesso Restivo se l’aspettava – ha commentato l’avvocato Bargi – ha ascoltato la richiesta di conferma di condanna con assoluta compostezza. Per noi sarebbe stata una sorpresa se il pm si fosse detta d’accordo con il rinnovo del dibattimento, ma quella di oggi è una cosa scontata». La difesa di Restivo chiama in causa altro, “tracce” spulciate dagli atti che per loro rappresentano ben altro: come alcune tracce ematiche sulla porta che dall’ultima rampa delle scale porta al sottotetto della chiesa della SS. Trinità di Potenza dove furono ritrovati i resti di Elisa. Come a dire: Restivo non è l’unico al quale guardare. Aspetti che non hanno mai rappresentato una prova, replicano la Procura e i Claps, «questo processo di appello lo ribadirà».

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