Isolato in Medio Oriente, infetterebbe sia uomini che animali e potrebbe causare una vera epidemia

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Undici vittime in Medio Oriente. Il misterioso coronavirus sembra essere più pericoloso della Sars. Lo scrive il South China Morning Post che riporta di uno studio delle Università di Hong Kong, secondo il quale il nuovo virus sarebbe capace di infettare diverse specie, dagli animali all’uomo. Potenzialmente potrebbe essere la fonte di una vera e propria pandemia perché il virus killer può distruggere diversi organi e uccidere rapidamente le cellule.

Addirittura più infettivo della Sars. La Sindrome acuta respiratoria severa è una forma atipica di polmonite apparsa per la prima volta nel novembre del 2002 in Cina. La malattia è causata da un coronavirus, così chiamato, appunto, per la sua forma a corona. L’ultimo isolato in Medio Oriente, però, fa più paura. Attacca diversi organi contemporaneamente quali fegato, reni, vie respiratorie basse e sembrerebbe in grado di uccidere un alto numero di cellule in tempi rapidissimi. E’ stato riconosciuto per la prima volta su dei pipistrelli, il virus potrebbe infettare varie specie animali, dalle scimmie, ai maiali, fino ai gatti o ai conigli, che potrebbero – il condizionale è d’obbligo – passare l’infezione all’uomo. Per il momento, ovviamente, niente panico. L’Organizzazione mondiale della Sanità ha confermato appena diciasette casi di infezione, ma gli scienziati temono che il virus possa subire delle mutazioni, aumentando la possibilità di una nuova epidemia su larga scala. Se la mortalità in caso di Sars si aggirava attorno all’11 per cento, la nuova infezione potrebbe portare al decesso con un 56 per cento di probabilità. Come gli altri coronavirus si diffonde attraverso i fluidi corporei, causati, per esempio, da starnuti e tosse.

Dai virus mortali ai superbatteri. Nei giorni scorsi, infatti, un altro allarme è stato lanciato da Londra. L’Istituto superiore di Sanità britannico sostiene che si stiano diffondendo a macchia d’olio batteri resistenti a qualsiasi tipo di antibiotico. E’ tutto scritto nero su bianco, in un rapporto curato dal responsabile medico del governo britannico, Dame Sally Davies, che non nasconde più di una preoccupazione per eventuali contagi su scala mondiale. Secondo la studiosa se non si scopriranno nuovi medicinali nei prossimi vent’anni, sarà persa la guerra contro i batteri che potranno diventare super resistenti agli antibiotici. “Anche gli interventi chirurgici più banali rischiano di diventare fatali – ha spiegato – se non agiamo presto, ci ritroveremo nella stessa situazione dell’umanità all’inizio dell’800”. Una situazione molto seria, insomma, al punto da richiedere l’intervento di tutti i paesi più industrializzati nel prossimo G8 di Londra, in programma ad aprile. Sempre secondo la studiosa “siamo davanti ad una bomba ad orologeria”, paragonabile, per gravità, agli attacchi terroristici.

Un timore che coinvolge tutto il mondo, da una parte all’altra dell’oceano. Anche il Centro di prevenzione delle malattie statunitense è sull’attenti. I suoi ricercatori, infatti, hanno definito i nuovi arrivati “batteri da incubo” perché si diffondono negli ospedali e costituiscono un rischio sempre più grave per i pazienti. Il nome fa già paura: Carbapenen-Resistant Enterobacteriaceae. Sono resistenti a tutti, o quasi, gli antibiotici. Negli ultimi dieci anni, infatti, la percentuale di carbapenen resistente agli antibiotici è aumentata di quattro volte, passando dall’1,2 per cento al 4,2. E negli ultimi sei mesi, ben 200 cliniche americane hanno trattato almeno un paziente con un’infezione provocata da questi batteri. “Dobbiamo lavorare tutti insieme – è l’appello della Davies – per evitare uno scenario apocalittico di diffusione dei batteri resistenti agli antibiotici”.

Intanto si cerca di tenere sotto controllo il coronavirus asiatico. Nell’era della globalizzazione il percorso da una parte all’altra del pianeta è brevissimo. Dal Regno Unito agli Usa, dall’Arabia Saudita all’Europa. Tutti i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive sono in stato d’allerta.

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