Travaglio, Bonino e il pregiudizio dei radicali voltagabbana

Nel “Fatto quotidiano” di oggi sabato 6 aprile, Marco Travaglio constata che i sondaggi del suo giornale danno nella corsa al Quirinale nettamente in testa la radicale Emma Bonino nel gradimento pubblico. Vincerebbe se l’Italia fosse la Francia. La cosa non piace a Travaglio.Il giornalista nel suo fondo ammette che la Bonino non ha mai rubato, è persona onesta, ha grandi esperienze politiche e amministrative a alti livelli, nazionali e internazionali, ha sempre fatto bene quando le ha gestite. Diremmo subito: vi pare poco? Tara di fondo, secondo Travaglio: i rapporti con Berlusconi che la avrebbero definitivamente guastata, macchiata, contaminata.

Tuttavia a ben vedere Travaglio tende a sovrarappresentare i legami dei radicali (e dunque della Bonino) con Berlusconi, che ebbero un unico momento significativo nelle politiche del 1994 quando Berlusconi attraverso una sorta di desistenza lasciò alcune circoscrizioni a candidati radicali; Travaglio segnala, fra l’altro, anche la nomina della Bonino a commissario europeo sotto il governo Berlusconi. Fa poi un riferimento sulla partecipazione di Bonino a una manifestazione organizzata dal centrodestra “bonaria” nei confronti della mafia. Su questo non ricordiamo, lasciamo al giornalista la responsabilità della sua informazione (o interpretazione).

Per il resto, vediamo. In politica tante cose accadono, i valzer delle alleanze si sprecano: cercare coerenza assoluta è impossibile. Si dimentica poi una caratteristica dei radicali: è un movimento-partito sui generis, che sta fondamentalmente con chi ne appoggia gli obiettivi, sebbene siano obiettivi tendenzialmente di sinistra, di sinistra liberale si intende.

Come commissario europeo, Napolitano e Monti erano inizialmente i candidati di Berlusconi, non Emma Bonino. Fu solo in un secondo tempo che emerse il suo nome. Ma scusate, non è stato forse nominato D’Alema anni fa da Berlusconi ai compiti di capo e controllore politico dei servizi segreti italiani? Non ha lavorato per anni Santoro, il mentore televisivo di Travaglio, a Mediaset (e strapagato)? Infine, una imprecisione forse derivante da scarsa informazione da parte di Travaglio.

Egli approva (bontà sua) le lotte radicali contro il finanziamento pubblico dei partiti (antecedenti solo di venti anni a quella di Grillo e Renzi: il referendum tradito di cui parlano costoro sono una antica conquista radicale), ma poi lamenta che Radio Radicale usufruisca di un finanziamento pubblico. Il discorso non può essere fatto in questi termini: Radio Radicale vince periodicamente come soggetto radiofonico privato un regolare appalto per le trasmissioni delle dirette parlamentari. Non è un finanziamento pubblico a un partito. E’ allo stesso tempo una radio di partito (come fosse un quotidiano di partito), ma tradizionalmente si apre a tutti, trasmette congressi e assemblee degli altri partiti e movimenti, processi ecc.. Non esiste e non accetta pubblicità. La vogliamo chiudere?

Nessuno è privo di difetti, ma andiamo alla sostanza politica e istituzionale e non riportiamo tutto, oltretutto con forte tendenza a semplificare le cose, a Berlusconi: difficile pensare che una personalità come la Bonino se diventasse presidente (la prima donna al Quirinale) interpreterebbe il suo ruolo in modo fazioso e con scarso senso istituzionale.

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