Lettera di Cettina Rizzo sulle recenti polemiche per il nuovo velo della Vergine in occasione della processione del Venerdì Santo a Taormina, tenutasi il 29 marzo

il velo della discordia

Riceviamo e pubblichiamo una lettera della dott.ssa Cettina Rizzo, sulla recente processione del Venerdì Santo, che quest’anno è stata caratterizzata da una polemica riguardante il velo della Madonna:

“Taormina è una città internazionale, resa tale dai contatti e dalle presenze turistiche che da più di un secolo si registrano nel suo territorio. Gli onori, si sono alternati agli oneri e la cittadinanza ha visto negli anni scomparire alcune tradizioni tipiche dell’identità taorminese, che si sono trasformate, sino a dissolversi o addirittura a snaturarsi.

Tre sole manifestazioni tradizionali permangono nella nostra Città, per le quali si registra una grande partecipazione sia del popolo che dei turisti che accorrono partecipando loro stessi, vuoi per devozione, vuoi per curiosità.

Le manifestazioni in questione sono: la processione del Corpus Domini rivalutata di recente grazie all’impegno della cittadinanza, la processione del Santo Patrono che si realizza ogni quattro anni in forma solenne e quella della Madonna Addolorata che si svolge ogni anno per il Venerdì Santo.

Quest’ultima processione, che vanta più di un secolo di storia, nacque alla fine dell’ottocento ed era partecipata solo dalle nobildonne di Taormina, fu voluta, così come oggi la vediamo, dalla Signora Pollicina che creò la Congregazione della Madonna Addolorata a cui prendevano parte tutte le donne taorminesi fin dalla più tenera età.

Ogni madre pertanto, iscriveva le proprie figlie, e le figlie divenute madri, facevano lo stesso, tramandando di volta in volta questa tradizione fino ai giorni nostri.

Lo scopo di questa processione era ed è, la compartecipazione al dolore della Vergine per la morte del Figlio, essa pertanto è da considerarsi come la vicinanza e la solidarietà femminile al grande dolore della Madre.

E’ per questo motivo che le donne prendono parte alla processione del Venerdì Santo in assoluto silenzio, vestite a lutto, illuminando il percorso buio con delle semplici fiaccole.

L’idea iniziale della signora Pollicina fu disciplinata da regole molto semplici, in modo che, tutte le partecipanti le potessero tramandare da madre in figlia, regole semplici, come quella che imponeva alle consorelle iscritte, l’assoluta semplicità nell’aspetto e nel vestiario e l’assoluto silenzio durante tutta la processione.

La stessa Vergine Addolorata, rappresentata da una piccola statua in carta pesta dal viso diafano, veniva ritratta piegata dal dolore ed esibiva un mantello in velluto nero privo di decorazioni, tipico del lutto delle madri siciliane.

Purtroppo, certe operazioni di “restyling” operate negli ultimi tempi, attentano fortemente alla storia delle nostre tradizioni e soprattutto, non tengono conto delle motivazioni e della lettura iconografica della raffigurazione della Vergine, voluta da chi ci ha preceduti.

Molte consorelle, non a conoscenza delle scelte operate ultimamente sulla sostituzione del velo della Vergine, sono rimaste sbigottite nel vedere il nuovo manto riccamente operato da decorazioni in oro.

Senza togliere niente al mantello in questione, esso è stato criticato da molte iscritte alla congregazione, poiché non ha niente a che vedere né con la nostra tradizione, né con la rappresentazione iniziale che della statua si è voluta dare, ossia del lutto di una Madre Addolorata che, affranta dal dolore, indossa un semplice mantello nero, pregno di sicilianità, per seguire il feretro del Figlio.

All’indomani della processione del Venerdì Santo, che ci ha viste compartecipi e presenti, per tener fede alla nostra devozione ed alla tradizione di questo evento annuale, sento di dovere di scrivere per portare a conoscenza di tutte le persone che tengono a questo appuntamento religioso della cittadinanza, quanto segue:

Premesso che faccio questo non per sterile pettegolezzo, ma perché mi piace parlare apertamente e non alle spalle di nessuno, per dar vita allo scambio di opinioni e stimolare il confronto, (dato che ritengo, che solo nel confronto aperto e costruttivo e nel rispetto, si opera positivamente), manifesto che quest’anno, ho vissuto durante tutta la processione un disagio, che ad un certo momento, mi ha fatto pensare seriamente di uscire dalla fila ed andarmene. Non l’ho fatto, per rispetto al significato intimo della nostra Processione, ossia alla rievocazione della morte di Nostro Signore Gesù e del grande dolore della Madre che lo segue.

Inizialmente, in chiesa ho pensato che il fatto che la Madonna non fosse ammantata come di consuetudine, fosse dovuto alle polemiche scaturite dalla presenza del nuovo manto riccamente decorato, ho pensato che essendo il vecchio manto liso e rovinato, si fosse optato, per smorzare le polemiche, a far uscire la Madonna con il semplice manto di cartapesta. Ma poi qualcuno mi ha detto che il manto della Madonna non era né logoro né vecchio, e ci sono rimasta male perché ho pensato che non ammantando la Madonna, si è voluto punire qualcuno!

A questo punto, mi chiedo: punire chi? le consorelle che hanno criticato il ricco manto? la cittadinanza? i turisti? o addirittura la stessa Vergine?

Devo dire che qualsiasi sia stata l’elucubrazione di pensiero che ha determinato ciò, essa è stata a dir poco infelice.

Così come è stato infelice, l’uso del megafono durante una processione che impone il silenzio e la preghiera raccolta delle partecipanti, creando motivo di malumore e polemiche durante tutto il percorso.

Fermo restando che ritengo giusto che si vogliono creare momenti di meditazione e di rievocazione della Passione di Gesù, sarebbe opportuno che essi venissero fatti durante le due pause principali della processione, ossia all’inizio in Piazza Duomo ed alla fine nello slargo prima di salire verso il Varò. Questo per mantenere l’idea primaria della processione e di conseguenza la stessa tradizione.

Ho trovato giusta invece la scelta di chiudere la processione con la salita al Varò ed estremamente bello, il momento finale di preghiera comunitaria in Chiesa con la benedizione a tutte le consorelle riunite nella preghiera e nella interpretazione delle litanie e del canto all’’Addolorata.

Chiudo questa lettera – inviata dalla Rizzo all’Arciprete Padre Sinitò, all’assessore Antonella Garipoli e le consorelle della Congregazione del Varò -, che all’inizio voleva essere solo un” excursus” storico sulla tradizione della nostra processione, ma che , alla luce di ciò che ho sentito dire e del pettegolezzo che si è man mano montato su questa vicenda, ho ritenuto dover ampliare, non solo per chiarire, ma anche per ribadire, nel dialogo costruttivo, i vari punti di vista miei e di parecchie consorelle che fanno parte della Congregazione, sempre nel riguardo dell’Autorità da Voi rappresentata, del bene comune e della salvaguardia delle nostre tradizioni”.

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