Ricostruiti in aula i motivi del ricorso formulato contro l’assoluzione di Alberto Stasi, ex fidanzato della vittima Chiara Poggi. La sentenza adesso attesa per il 17 aprile

Alberto Stasi

Slitta al 17 aprile il verdetto della Corte di Cassazione per l’omicidio di Chiara Poggi, la studentessa uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco. La decisione è stata presa dal presidente della I Sezione penale Paolo Bardovagni prima di dare la parola al relatore Angela Tardio.

L’udienza di oggi si è conclusa con la relazione, di oltre due ore e mezza, che ha ricostruito le fasi processuali e i motivi di ricorso contro l’assoluzione dell’ex fidanzato Alberto Stasi da parte della Corte d’assise d’appello di Milano il 6 dicembre 2011 avanzati dalla Procura generale di Milano e dalle parti civili, i familiari di Chiara Poggi.

Stasi oggi era presente in Cassazione insieme al padre. L’ex fidanzato di Chiara, assolto sia in primo che in secondo grado, ha assistito alla lunga e minuziosa relazione dei fatti avvenuti a Garlasco il 13 agosto del 2007 in silenzio, prendendo appunti su un taccuino. E, a tratti, commentando la relazione tenuta da Annamaria Tardio con dei gesti della mano. Poi, al termine della relazione, il presidente Paolo Bardovagni ha aggiornato l’udienza al prossimo 17 e Stasi è uscito dalla Cassazione da un’uscita posteriore scortato dalle forze dell’ordine.

Secondo il legale della famiglia Poggi Gianluigi Tizzoni il rinvio dell’udienza con le richieste del procuratore generale e le arringhe delle parti è dovuto semplicemente al fatto che oggi la prima sezione penale avesse in calendario «troppe cause».

Secondo il difensore di Stasi, il professore Angelo Giarda «la relazione è stata molto precisa e oggettiva e in questi giorni la corte avrà la possibilità di esaminare le 270 pagine di memoria presentate». «Alberto – ha concluso Giarda – di certo non è sereno, ma non solo per il rinvio di oggi».

«Spero che i giudici capiscano che Chiara ha bisogno di verità», ha detto la mamma di Chiara Poggi, Rita, a Tgcom24.

Spetterà dunque ai giudici della Cassazione decidere se riaprire il giallo di Garlasco o se assolvere definitivamente Stasi, senza così concedere una nuova possibilità ai genitori della ragazza di conoscere quella verità che da anni vanno cercando e cioè sapere il nome del killer della loro figlia, chiunque esso sia.

Stasi, ex studente bocconiano, e ora praticante in uno studio di commercialisti milanesi, è stato assolto con rito abbreviato dall’accusa di omicidio sia dal gup di Vigevano Stefano Vitelli sia dalla Corte d’Assise d’Appello di Milano. Giuseppe e Rita Poggi, i genitori di Chiara, tramite il loro avvocato Gian Luigi Tizzoni, hanno nuovamente chiesto, un esame, mai effettuato sul bulbo e il fusto di un capello castano e corto trovato nel palmo della mano sinistra della giovane. Si tratta di un esame sofisticato ma non costoso con cui, secondo la parte civile, è possibile individuare il Dna mitocondriale e avere una chance in più per rintracciare l’omicida. Stessa istanza riguarda i frammenti più piccoli delle unghie della giovane vittima.

Dunque la speranza dei Poggi è che gli ermellini annullino la sentenza con cui più di un anno fa Stasi è stato assolto in appello e dispongano questo particolare accertamento – peraltro uguale a quello in corso nel caso dell’omicidio di Yara Gambirasio – che, come è scritto nel loro ricorso, non venne eseguito durante le indagini preliminari, «a causa di una banale dimenticanza».

Una lacuna da colmare, che, a dire della parte civile, non è la sola: la prima riguarda la bicicletta nera da donna nella disponibilità degli Stasi (quella di cui parlò nella sua testimonianza la signora Franca Bermani) mai acquista; l’altra riguarda invece l’incompletezza del cosiddetto esame della “camminata” eseguito per capire come Alberto sia riuscito a non sporcarsi di sangue la suola delle scarpe quando entrò nella villettà e trovò il corpo senza vita di Chiara.

Due capitoli questi che rientrano nella richiesta di riapertura del caso da parte dei Poggi. Riapertura che per la difesa è, al contrario, «inammissibile e infondata» così come ritiene in generale infondati e inammissibili i ricorsi di parte civile e pg confutati punto per punto in una corposa memoria firmata dal pool di legali coordinati dal prof. Giarda. Oltre a sostenere che non è da escludere l’ipotesi che l’assassino fosse un estraneo anche perché «agli atti è emersa la prova della presenza di un soggetto che non è Stasi in orario compatibile a quello dell’aggressione», nel documento si ribadisce che le indagini sono state monodirezionali e hanno trascurato ogni pista «alternativa» e si sottolinea che la bicicletta nera da donna non va sequestrata perché «non corrispondeva a quella usata» dal killer.

In più, come è stato riferito, l’accertamento per estrarre il Dna mitocondriale dal capello castano e biondo non è necessario e non porterebbe a nulla e comunque, ad avviso dei difensori, può essere effettuato quando sarà definitivamente calato il sipario sul processo.

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