Via libera del governo il 6 o 7 aprile. Draghi dà l’ok: “aumenterà il pil. L’Ue chiede attenzione sul deficit”

imprese attendono il decreto sui debiti

Il placet definitivo del governo al decreto destinato a liberare i primi 40 miliardi degli ormai 100 di debito delle pubbliche amministrazioni verso le imprese dovrebbe arrivare nel week-end tra il 6 e il 7 aprile.

I ministri sono già stati allertati. L’obettivo è accorciare i tempi il più possibile, considerato anche lo stop dell’ultimo Consiglio dei ministri.

Il provvedimento ha ricevuto la ‘benedizione’ del presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi: «La misura di stimolo più importante che un Paese possa dare è restituire gli arretrati, che in alcuni casi valgono diversi punti di pil», ha detto.

Il 5 aprile, intanto, il ministro per i Rapporti con il parlamento, Piero Giarda, è atteso al Quirinale, con tutta probabilità per illustrare i contenuti del decreto. Un provvedimento che il Colle aspetta da tempo e che, si è appreso, ha chiesto venga redatto nel modo migliore.

Il timore, a dire il vero piuttosto diffuso, è che un parlamento così eterogeneo possa stravolgere il testo. Ma intanto bisogna vararlo e correggerlo come chiesto, ad esempio, dai sindaci, che nell’incontro con il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, hanno paventato anche il rischio di un blocco degli investimenti.

E non è certo piaciuta, come ha dimostrato la generale levata di scudi, l’idea, contenuta nella bozza in entrata al Cdm del provvedimento, di finanziare i pagamenti alle aziende con una ‘clausola d’emergenza’ per salvare i conti pubblici: l’anticipo dell’aumento delle addizionali Irpef regionali.

Il testo, quindi, è in fase di riscrittura, ha confermato il sottosegretario allo Sviluppo, Claudio De Vincenti, dicendosi certo che saranno superati i dubbi e la Commissione Ue darà l’ok. Commissione che però, preoccupata da un deficit che sfiora il 3% ma soprattutto dal debito (sul quale dovrebbe essere ‘caricata’ gran parte dell’intervento), ha di nuovo messo in guardia: nessuna cambiale in bianco all’Italia.

I debiti della pubblica amministrazione, secondo il vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani «si possono pagare tutti nel giro di due anni». Ma Patuelli ha fornito una cifra non proprio rassicurante: sono oltre i 100 miliardi. Fuori dal Parlamento l’attesa è tangibile e si continua a chiedere un rapido ok, ma su un testo diverso: il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi ha spiegato infatti che «piuttosto che avere un pateracchio meglio che ci si torni sopra e ci si lavori con calma».

E il presidente di Rete Imprese Italia Carlo Sangalli ha spronato: «Si chiuda al più presto». Il ‘rischio parlamentare’ è stato, infine, esplicitato dal sottosegretario all’economia Vieri Ceriani: il governo vuole evitare un testo che sia poi ‘stravolto’ durante l’esame delle Camere.

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