I dieci saggi: non sono estranei all’Italia di “Prima (p) delle (d) ultime (u) elezioni (e)” (pdue). Non c’entrano con il 25% di italiani che ha chiesto la fine dell’Italia “P2”

i saggi di Napolitano

In questi giorni sui mass media si leggono frasi come queste: “La situazione è difficile, il quadro complesso. Per risolvere la crisi politico-istituzionale che sta impedendo la formazione di un nuovo governo, il presidente Giorgio Napolitano ha nominato dieci (detti i dieci saggi) «personalità tra loro diverse per collocazione e per competenze» per «formulare precise proposte programmatiche».

Chi sono questi personaggi, che non sono estranei agli ambienti bancari, finanziari e politici che hanno traghettato l’Italia nella attuale crisi politica, che miracolosamente dovrebbero trovare quella soluzione che non hanno voluto e/o potuto trovare prima?

Enrico Giovannini: presidente dell’Istat insegna statistica all’Università di Roma. Negli anni precedenti è stato a capo del dipartimento di statistica dell’Ocse. Salvatore Rossi: vicedirettore generale della Banca d’Italia, è componente del Direttorio dell’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni e membro del Comitato Strategico del Fondo Strategico Italiano. Giovanni Pitruzzella: presidente dell’Antitrust. E’ stato a capo della Commissione di Garanzia sugli Scioperi, docente di diritto costituzionale all’Università di Palermo. Giancarlo Giorgetti: deputato della Lega Nord e presidente della Commissione speciale per l’esame degli atti del governo alla Camera. Filippo Bubbico: senatore del Pd e presidente della Commissione speciale al Senato. Enzo Moavero Milanesi: ministro per gli affari europei del governo guidato da Mario Monti. Ha lavorato alla Commissione Europea ed è stato capo di gabinetto di Monti quando quest’ultimo era commissario Antitrust. Mario Mauro: presidente di Scelta Civica al Senato. Quando militava nel Pdl, è stato vicepresidente del Parlamento Europeo. Gaetano Quagliariello: senatore del Pdl, presidente e fondatore della Fondazione Magna Carta. Luciano Violante: esponente del Partito Democratico, esperto costituzionalista ed ex presidente della Commissione Antimafia. Valerio Onida: docente di giustizia costituzionale all’Università di Milano e presidente emerito della Corte costituzionale.

Come si vede, senza indagare sulle loro frequentazioni “societarie”, non sono personaggi “di primo pelo”. Certamente sembrano estranei al mondo di italiani che ha chiesto la fine di quel modo di fare, che ha caratterizzato l’amministrazione pubblica nelle ultime decine di anni, che ci ha condotto nella crisi politica attuale. Che vuol dire?

Ricordiamo che il ricorso ai “saggi” avviene dopo i risultati delle ultime elezioni, con circa il 25% dei cittadini che ha detto “basta” causando il tilt del “sistema di governo lobbysostenuto”. Oltre 160 parlamentari prevalentemente lobbydipendenti non siedono più in parlamento, sostituiti da personaggi che dipendono dai cittadini direttamente per cui il “comando lobbydipendente” è andato in crisi! Momentaneamente? Transitoriamente? Definitivamente?

Non ci si illuda che il consolidato sistema lobbydipendente si faccia da parte, come un gentiluomo “sfrattato” che cede il passo al nuovo padrone di casa. Menti sopraffine che risiedono in vari luoghi, nei circoli riservati, nelle istituzioni private e pubbliche, stanno già bruciando neuroni per le necessarie contromosse godendo di appoggi sospettati e insospettati.

L’obiettivo è convincere i discoli elettori a rientrare tra i ranghi: è stata bella la scappatella però…adesso si devono affrontare cose serie, non si può correre il rischio che l’Italia vada in malora, occorre esperienza.

L’obiettivo dei lobby dipendenti, in generale, è la riconquista del consenso degli elettori dimostrando che il M5S li ha traditi e che non è in grado di partecipare costruttivamente al governo della nazione. E così via! I mass media che contano sono notoriamente lobbydipendenti e sono pronti a diffondere le informazioni finalizzate al restauro del lobbypotere. Quali soluzioni troveranno i saggi? Una via di transizione da un non più sostenibile sistema troppo lobbydipendente a un nuovo sistema più aperto? Sarebbe strano se non lavorassero per salvare il lobby-salvabile.

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