La Giunta di Vailate, un paesino nel Cremonese, ha approvato un atto d’indirizzo finallizzato a esentare i residenti dal dover versare l’imposta sulla prima casa

l’incubo dell’imposta Imu

Se da un lato un Comune non può cancellare un’imposta dello Stato, dall’altro può riuscire a non farla pagare sì.

E’ la strada che sta percorrendo un piccolo Comune della provincia di Cremona che potrebbe creare un precedente, a livello nazionale, da non sottovalutare. La Giunta di Vailate, infatti, ha approvato un atto di indirizzo che va proprio in questa direzione: esentare i residenti dal pagamento sulla prima casa.

La novità sull’Imu mette in discussione la gestione negli altri Comuni che, se da una parte è vero che non possono azzerare una tassa statale, la scelta di Vailate evidenza che hanno un margine d’azione per esentare l’abitazione principale dall’aliquota. Basta studiare su quali voci pesa l’entrata, aggiustare i conti, ritoccare l’aliquota per chi ha una seconda o terza casa, e il gioco è fatto.

Detta così sembra semplice, eppure è da tempo che il sindaco di Vailate, Pierangelo Giacomo Cofferati, ha cercato una soluzione. E una prima risposta l’ha data già lo scorso anno a settembre, in fase di revisione del regolamento Imu. E’ stato allora, ci spiega, “che abbiamo visto la possibilità di ridurla dal 4,5 al 4 per mille”. Decisione in controtendenza rispetto anche ad altri Comuni vicini: nella provincia di Cremona e perfino della bassa bergamasca hanno optato per incrementarla pur di far quadrare i conti, arrivando per la seconda casa a toccare vette del 9 e pure del 10,60 per mille.

Eppure Cofferati non si è dato per vinto e ha tentato, calcoli alla mano, di ridurla ulteriormente. Con un obiettivo: la prima casa innanzitutto, e dopo il resto. “Fino, speriamo, a esentare completamente le famiglie che hanno una sola abitazione” confida. Non si tratta di abolire l’Imu, attenzione. E’ impossibile visto che è un’imposta dello Stato e che ci si scontra con i tagli dei trasferimenti. Si tratta piuttosto di strutturare l’imposta in modo che non gravi sulle famiglie che hanno una sola casa o sulla loro abitazione principale,

Per esentare completamente le famiglie sono stati necessari alcuni step. Innanzitutto, spiega, è stata fatta “un’analisi preliminare sull’entrata, uno studio su quanto viene chiesto e come era possibile gravare, senza farlo in modo eccessivo, sulla seconda casa”. Ecco che all’atto di indirizzo di Vailate è stata data vita lasciando, sulle seconde case, un’aliquota molto bassa: pari all’8 per mille. Una volta valutate le entrate e il peso dell’imposta sono stati incrociati i dati con il numero dei contribuenti.

Nel caso specifico, su circa 2.200 residenti, 1.057 contribuenti hanno una prima casa. Chi paga l’Imu sono loro, ed è su questa cifra che “abbiamo spaccato il flusso dell’entrata per fasce – aggiunge il primo cittadino – e abbiamo visto quanto le esenzioni che già lo Stato dispone coprissero ed evitassero il pagamento ad alcune famiglie”. In altre parole, al lavoro di studio è seguita una redistribuzione dell’aliquota sulla base del numero e della grandezza delle proprietà e un calcolo specifico sfruttando le esenzioni disposte dallo Stato.

“Su chi deve ancora pagare – continua Cofferati – abbiamo fatto anche una simulazione di quanto dovremmo aumentare l’aliquota sulle seconde case e sugli altri immobili per ridurre o esentare totalmente le prime case”. Da qui la valutazione: da aver trovato uno spazio d’azione “per una sensibile riduzione” si è arrivati ad essere pronti a un atto di indirizzo in cui si tenterà di evitare la gabella del tutto. I conti sono stati fatti in modo certosino e le ipotesi ne hanno confermato la fattibilità. Portando infatti l’aliquota dallo 0,4 attuale allo 0,3, lo scalino di riduzione farebbe sì che il 65% delle famiglie di Vailate non pagasse più l’Imu sulla prima casa.

“Se noi ci spingessimo al 2,5 per mille – ha ipotizzato ancora Cofferati – saremmo all’83% di proprietari esentati”. Rimarrebbero, a questo punto, il 17% dei residenti che devono ancora pagare ma si parla di cespiti immobiliari molto cospicui.

C’è da dire, comunque, che le situazioni sono da valutare singolarmente. Ogni Comune, infatti, ha indirizzato l’entrata di questa imposta in modo differente. La situazione economica è da studiare caso per caso ma in linea di massima la possibilità di intervenire c’è. Dopotutto, “l’imposta sugli italiani grava molto e i servizi ne risentono”. Questo il motivo per il quale l’orientamento è quello di tentare, in primo luogo, di esentare i proprietari della prima casa e solo successivamente intervenire sugli altri immobili.

A Vailate le idee chiare ce l’hanno: con l’atto di indirizzo infatti è stato dato mandato alla responsabile del servizio finanziario, Nadia Fontana, nella predisposizione del bilancio di previsione 2013, e le basi per un’analisi di compatibilità economica e finanziaria erano già state avviate. Tant’è che da alcuni calcoli preliminari risulta che la compensazione dell’esenzione, a saldo invariato, non comporterà un aumento sugli altri immobili superiore allo 0,15%. Si stima quindi che si passerebbe dall’attuale 0,8 ad un futuro 0,95%. Spesa sostenibile per i possessori di una seconda o terza casa, e che la eviterebbe, soprattutto, a chi di abitazioni ne ha una soltanto.

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