Ultimatum Pdl: riferiscano entro 10 giorni. Grillo: no a badanti della democrazia. Pd tiepido: ricorrere a loro è utile ma non risolutivo. Napolitano ha floppato ancora

Giorgio Napolitano

Dopo i primi affrettati elogi e i pochi paletti, a meno di 48 ore dalla mossa del Colle che ha individuato nei 10 “saggi” la via d’uscita dalla crisi politica, piovono critiche a raffica sulla scelta di Napolitano. Il Capo dello Stato, anzichè prendere una decisione ha mischiato le carte.

I più duri sono gli esponenti del Pdl. Ieri ci ha pensato l’ex capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, a puntare il dito contro gli esperti del Colle, quasi intimando loro di concludere il loro lavoro istruttorio in «7-10 giorni al massimo» per poi aprire la strada a un esecutivo politico.

Cicchitto: Monti e i saggi non possono sostituire il nuovo governo. «Tutte le iniziative, anche estemporanee e fuori dagli schemi tradizionali, come quelle messe in atto dal Presidente della Repubblica vanno bene se servono a costruire il terreno politico e programmatico per una soluzione positiva – dice Cicchitto – Bisogna avere piena coscienza che il governo Monti non può sostituirsi all’esigenza di dar vita, dopo le elezioni, a un nuovo governo, la cui fiducia viene votata dalla maggioranza del Parlamento, che i saggi su questo terreno possono dare delle indicazioni e suggestioni positive ma a loro volta non possono certo sostituirsi né al Parlamento neoeletto né, tantomeno, alla necessità di dar vita ad un nuovo governo che è l’unico abilitato ad avere rapporti positivi con il nuovo Parlamento, nelle Commissioni e in Assemblea».

Brunetta. A rincarare la dose il successore di Cicchitto, Renato Brunetta, che, lasciando intendere di parlare non a titolo personale, accusa tra le righe la decisione di tirare per le lunghe una crisi politica apertasi l’8 dicembre scorso con le dimissioni del governo Monti. «Il presidente della Repubblica – dice Brunetta premettendo di non voler giudicare il capo dello Stato – prova a prendere altro tempo, chiedendo a dieci soggetti di indicare un programma e un percorso. Tale iniziativa credo non cambierà i dati del problema».

Meloni. Di tecnici che si sostituiscono ad altri tecnici, e che quindi non cambiano la profilassi medica al “malato Italia”, parla Giorgia Meloni, fondatrice di Fratelli d’Italia. «Con tutto il rispetto per il presidente Napolitano, di cui non metto in dubbio la buona fede, stiamo ripercorrendo gli stessi errori che hanno consentito la nascita del governo Monti – dice l’ex ministro – L’idea che pochi tecnici non eletti da nessuno o pochi politici con idee contrapposte, possano offrire soluzioni all’Italia senza ricorrere a dei compromessi al ribasso su ogni tematica è un’utopia che abbiamo già pagato a caro prezzo nel corso dell’ ultimo anno».

A mettere dei paletti arriva anche il Movimento 5 stelle. Dopo alcune dichiarazioni – anche in contraddizione tra loro – che criticavano o esaltavano la mossa del Quirinale, a mettere ordine arriva lo stesso Beppe Grillo che con un post non firmato sul suo blog spiega senza giri di parole che quella individuata da Napolitano, «al momento, è la miglior soluzione possibile in un Paese che ha visto Parlamenti svuotati di ogni autorità e significato». Ma se ciò può in qualche modo rispondere alla necessità di «ridare al Parlamento la sua centralità» non può però prescindere dall’urgenza di istituire le Commissioni perché il Paese ha bisogno di un Parlamento funzionante e non di fantomatici negoziatori o di badanti della democrazia».

Dal fronte del Pd e di Scelta Civica si confermano i giudizi di ieri con la piena disponibilità a collaborare. Precisando però, in casa Democrat, che i saggi non possono sostituire i politici e che – parole di Dario Franceschini – ricorrere a loro è utile «ma non risolutivo».

Non molla, nel frattempo, il fronte “rosa” della critica di chi vede nell’assenza di donne tra i saggi, un’offesa alle loro capacità. In attesa di capire come sarà alla fine l’accoglienza finale per la “Task force” quirinalizia in parlamento, i 10 “saggi” si preparano al “primo giorno di scuola”, martedì, quando con ogni probabilità saliranno al Quirinale per comprendere nel dettaglio quale sarà il loro mandato. In settimana, potrebbero già avere i primi incontri con i presidenti di commissione e, forse, con lo stesso Monti.

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