Nata in Italia la nuova tecnologia ultima generazione che presto potrebbe cambiare per sempre la chirurgia oculistica: già avviata la sperimentazione a Milano

risolvere il problemad della miopia con un laser

Occhiali e lenti a contatto addio. Un laser unico al mondo consente di correggere miopia, astigmatismo, presbiopia e ipermetropia, in modo meno invasivo e in meno di 60 secondi. Una rivoluzione per chi soffre di problemi alla vista. Da due mesi, infatti, al Centro oculustico dell’Istituto clinico Humanitas di Rozzano, alle porte di Milano, i ricercatori hanno messo a punto uno strumento che può addirittura diventare una valida alternativa al trapianto di cornea.

La tecnologia è tedesca ma il know-how italiano. Quasi un anno di lavoro per aggiungere alla sofisticata macchina prodotta in Germania la capacità di guarire i maggiori disturbi della vista. Difetti quali miopia, presbiopia e ipermetropia che interessano dal 28 al 40% della popolazione italiana. Ma come funziona il nuovo laser? “Con le vecchie tecniche laser utilizzare finora – spiega Paolo Vinciguerra, a guida dell’equipe di ricerca – la superficie della cornea veniva scolpita e ne usciva sì modificata ma stravolta. Oggi, la luce laser tamburella sulla cornea, modificandola con precisione sub-micrometrica e lasciandola identica a una forma fisiologica. Così si risparmia tessuto corneale e l’intervento dura meno di 60 secondi”. Neanche il tempo di bere un caffè. Sì perché con questa tecnica la macchina “produce un fascio laser che si muove mille volte al secondo e riesce a inseguire l’occhio del paziente in tutti i suoi possibili movimenti involontari. Non solo spostandosi nello spazio, ma anche adattando la sua potenza”, precisa l’oftalmologo.

Si tratta di una tecnica unica al mondo perché il laser ad eccimeri del Centro oculistico Humanitas integra tecnologie differenti e sofisticate, dotato di sofware sviluppati ad hoc capaci di preservare il più possibile la cornea e risparmiandone il tessuto. L’aggiunta di un sofisticato sistema di tracking (inseguimento oculare) permette, inoltre, di tenere conto durante l’operazione di tutti i possibili movimenti involontari dell’occhio su tutti i sei piani di riferimento: destra, sinistra, alto, basso, avanti, indietro e movimenti circolari ed angolari. A guadagnarne è la precisione. Scendendo un po’ di più nell’aspetto tecnico, il sistema si basa sulla “tomografia ottica a radiazione coerente”, una tecnica che consente di ottenere immagini dell’occhio ad altissima risoluzione, in modo tale che durante l’intervento è possibile controllare in tempo reale l’esatto spessore della cornea e verificare che tutto fili liscio. In buona sostanza, il laser messo a punto nella clinica di Rozzano permette di utilizzare dei trattamenti alternativi al trapianto di cornea, o vaporizzando solamente la parte malata del tessuto oculare, o creando una sede per un eventuale innesto. I passi avanti della chirurgia refrattaria ultimamente sono stati molti. Una decina di anni fa, giusto per fare un esempio, i presbiti non potevano curarsi con il laser perché il disturbo non dipendendo dalla forma dell’occhio, non trovava una risoluzione nelle varie tecniche di incisione della cornea. Adesso, invece, è possibile curarlo, come detto anche con il laser Schwind dell’Humanitas. Un altro particolare non da poco, prima occorreva sottoporre un occhio alla volta all’intervento, che durava in media una decina di minuti. Senza contare i fastidi e bruciori nei giorni seguenti. Ora con la nuova tecnica basteranno solo 60 secondi per occhio. Ed è anche previsto un sistema automatizzato per eliminare i vapori prodotti durante l’intervento che vengono completamente aspirati senza, però, seccare la cornea. Insomma una piccola rivoluzione all’insegna della versatilità: da oggi è possibile correggere difetti che prima non erano risolvibili.

Intanto per ridare la vista a chi l’ha persa, continuano gli esperimenti che potrebbero aprire nuove opportunità e speranze per il futuro. Occhiali video alimentati dalla luce solare, cure con le staminali oppure veri e propri occhi bionici. L’Università di Stanford, in California, l’anno scorso, ha pubblicato sulla rivista Nature Photonics i risultati di una ricerca condotta proprio con particolari occhiali alimentati dal sole. La novità più importante che concerne le protesi oculari in questione riguarda l’assenza di dispositivi ingombranti necessari per l’alimentazione. Gli occhiali dovrebbero fungere da fotorecettori artificiali della retina, capaci pertanto di sostituire i rispettivi fotorecettori danneggiati. Qualche anno fa, ricercatori del Chonnam National University della Corea del Sud hanno condotto esperimenti con cellule staminali su rane e porcellini d’India che avevano perso udito e vista. Fino ad arrivare all’occhio bionico. Nel 2012, infatti, due persone in Inghilterra e sette in Germania, si sono sottoposte all’impianto di un occhio artificiale e in alcuni casi si sono verificati dei lievi miglioramenti visivi. La strada è ancora lunga, ma la scienza non smette di progredire.

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