Comune di Taormina diffida Serit per i 17 milioni non riscossi su Ici e Tarsu: dopo Pasqua la verità. Adesso la lite fa tremare senza distinzioni contribuenti in difficoltà e veri evasori. Raffica di aste e pignoramenti in vista?

il rebus delle tasse a Taormina

Troppe tasse a Taormina, è la lamentela ormai più consueta tra i residenti e gli operatori economici della Perla dello Jonio, che in qualche caso – vedi Imu sulla seconda casa – ha conquistato anche il poco ambito primato di collocarsi tra i Comuni con l’aliquota più alta in Sicilia.

Ma si potrà uscire da questo carico sempre più oppressivo e tartassante di tasse, che è diventato la preoccupazione principale dei taorminesi? Ovviamente bisogna sempre distinguere le imposte che vengono decise dallo Stato e quelle determinate su base locale, tenendo conto che il Comune, come si sa, ha alzato la pressione, laddove ha potuto farlo, perchè le casse municipali sono “in rosso”. Nei prossimi mesi si prospetta ora una situazione incerta, “a doppio taglio”, che da un lato potrebbe insomma consentire al Comune di far quadrare i conti, risolvere i problemi e allentare la morsa sui contribuenti ma, al contempo, potrebbe anche mettere ulteriormente in difficoltà parecchi utenti.

Il Comune è in pressing in queste ore sulla concessionaria Serit Sicilia, ritenendo che negli ultimi 20 anni si siano registrate mancate riscossioni sui tributi pari a quasi 19 milioni di euro. Si tratta di ruoli non riscossi cioè dalla concessionaria dell’ente su Tarsu e Ici, ai quali ora si aggiungerebbe l’Imu. Somme che non si è riusciti a riscuotere anche perchè la crisi – soprattutto dall’inizio degli Anni 2000 – ha iniziato a colpire Taormina, impedendo di fatto a molti operatori economici e altrettanti cittadini comuni di far fronte al pagamento dovuto dei tributi.

Il sindaco Mauro Passalacqua ha trasmesso il 15 marzo una nota di diffida alla sede centrale a Palermo della Serit, chiedendo entro dieci giorni spiegazioni su “tutte le partite in sospeso” ed evidenziando “la continua anticipazione di tesoreria alla quale questo ente è stato costretto a ricorrere negli ultimi tempi”. La richiesta è quindi di “comunicare le iniziative intraprese per garantire la riscossione dovuta dai contribuenti”. Dopo Pasqua è attesa adesso la risposta della Serit. Si parla di somme esorbitanti, che interessano varie annualità dal 1993 in poi: per la Tarsu 16 milioni 715 mila 614 euro e poi Un milione 017 mila 974 euro per l’Ici.

Il totale è di 17 milioni 730 mila euro, ai quali quali potrebbe aggiungersi poi circa Un milione di Imu che in questi mesi risulterebbe ancora non pagata. A questo punto bisogna attendere le precisazioni che invierà al Comune la Serit. Come detto, a Taormina c’è chi effettivamente è in difficoltà e presumibilmente non è riuscito a far fronte ai pagamenti richiesti, e ci potrebbe anche essere chi si è sottratto al fisco. Si ricorda ancora nella “Perla” l’evasione milionaria che ci fu per un decennio sulle bollette d’acqua.

Ora il Comune vuole recuperare le somme, o almeno iniziare a disporre di una parte. Da un lato il rientro di quelle somme scongiurerebbe nuove manovre correttive nell’ente pubblico ma al contempo la concessionaria potrebbe essere, giocoforza, indotta ad effettuare azioni come i pignoramenti per un rientro più rapido dei tributi. Mai come adesso la discussione tra Comune e Serit può rappresentare uno “spartiacque” per Palazzo dei Giurati ma soprattutto per l’economia della città, dove si distinguono tante situazioni.

C’è chi effettivamente patisce la crisi e resiste a fatica, c’è chi molla le attività e le proprietà perchè non ce la fa, e chi invece ad esempio dà vita a repentine “aperture e chiusure” di esercizi commerciali. Ed è un momento decisivo per il settore alberghiero, dove tanti hotel sono soggetti a trattative riservate per la vendita ma dove si spera che il 2013 sia l’anno buono per uscire dalla crisi, poter fronteggiare i pagamenti arretrati e rilanciarsi sul mercato.

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