La scelta di Napolitano non piace a Silvio Berlusconi: “Pdl dentro il governo oppure si torni subito alle urne”

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi non ha digerito l’ultima mossa di Giorgio Napolitano, che ha deciso di creare due gruppi di saggi per stilare un programma di governo.

Nonostante le prime reazioni soft e i ringraziamenti al capo dello Stato, il Popolo della Libertà è stato preso alla sprovvista da questa scelta: fonti interne al partito hanno detto al Corriere della Sera che «monta la rabbia» tra gli esponenti e anche il Cavaliere è «tutt’altro che contento» di come si stanno mettendo le cose.

Berlusconi avrebbe detto ai suoi che la decisione di Napolitano «noi non l’abbiamo mai avallata, non ci era stata prospettata e non ha nemmeno senso istituzionalmente».

Tutto ciò serve piuttosto a «prendere tempo per vedere cosa succede nel Pd», ma «non è certo una scelta che favorisce noi». Quindi ha rilanciato: «O si fa un governo serio, con dentro noi e centrali, con tutte le garanzie e un presidente della Repubblica condiviso, o si va a votare e basta».

Niente vie di mezzo, dunque, piuttosto si torni alle urne. Il Pdl probabilmente si aspettava le dimissioni di Napolitano per permettere al suo successore di trovare un governo o di mandare il Paese a votare.

Lo hanno fatto capire le reazioni dei pasdaran del partito, come Daniela Santanchè: «L’unica cosa positiva per noi è che Berlusconi ha fatto fuori il sesto leader della sinistra», ha detto riferendosi a Pier Luigi Bersani.

La scelta dei nomi dei saggi non è piaciuta al Pdl anche perché ne fanno parte esponenti dell’ala più morbida e ‘trattativista’ come Gaetano Quagliariello e «traditori» come Mario Mauro che ha abbandonato polemicamente il Pdl per seguire Mario Monti.
Paolo Bonaiuti, invece, ha auspicato che «avvenga una rivoluzione culturale, Pd e Pdl comincino a parlarsi».

La paura di Berlusconi è che si stia preparando l’ennesimo «trappolone» attraverso la mossa di Napolitano che, a sentire i pidiellini più arrabbiati, «serve a lui e non al Paese» e rischia di rivelarsi uno scacco matto al partito del Cavaliere.

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