Il sito ha minacciato di bloccare e bandire da Google News i cosiddetti “advertorial”. Etica o interesse?

Google contro le pubblicità “camuffate”

Questa volta è Google News a bacchettare i giornali: dopo essere stata più volte accusata di sfruttare economicamente le notizie altrui, in questi giorni il motore di ricerca ha pubblicato un comunicato ufficiale contro la pubblicità mascherata da informazione.

In gergo giornalistico – spiega un approfondimento de “La Stampa” -, si chiamano “redazionali”, o meglio “publiredazionali”, e sono oggetto di infinite diatribe tra redazioni, editori e direttori. Google, con un post , entra a gamba tesa nel dibattito, condannando la pratica e promettendo di censurarla sul suo sito di raccolta di news.

“La credibilità e la fiducia sono antichi valori giornalistici, che tutti considerano attributi fondamentali per un grande sito di notizie – esordisce solennemente Google, per poi affondare: “È difficile essere attendibili quando si è pagati dal soggetto di un articolo, o dalla vendita o monetizzazione di link all’interno di un articolo”. BigG fa sapere che “Google News non è un servizio di marketing, e riteniamo che gli articoli che adottano questo tipo di tattiche promozionali violino le nostre linee guida sulla qualità .

E qui scatta l’avvertimento: “tattiche ingannevoli o promozionali come quelle descritte sopra possono comportare la rimozione degli articoli, o addirittura l’intera pubblicazione, da parte di Google News”.

Il sito suggerisce anche accorgimenti tecnici per continuare a pubblicare articoli pubblicitari senza che siano pescati da Google: “separare contenuti che non sono notizie su un host o una directory diverse, impedirne la scansione con i robot.txt, o creare una Sitemap per Google News per i suoi articoli di sole notizie”. In caso contrario, scatterebbe la censura e perfino il bando da Google News, un grave danno per moltissimi siti che mettono in atto ogni strategia per scalare le classifiche del contenitore e riproporsi più volte nella stessa giornata su identici temi.

Si può essere d’accordo o meno, ma tanta severità sulla pubblicità stupisce un po’. Il blogger Ivan Rachieli, tra i primi a dare rilievo a questo annuncio di Google , fa notare che il sistema dei cosiddetti Avdertorials, i nostri publiredazionali, sta facendo la fortuna di alcuni siti come Buzz Feed, tanto da essere notato dall’autorevole Wall Street Journal , e cita il caso di un articolo pubblicato da The Atlantic su Scientology, scritto dagli stessi interessati e stigmatizzato da Wired .

Ma non è detto che a Google interessi esclusivamente l’onorabilità della stampa e dell’informazione online. Gli advertorials, costituirebbero una minaccia alla tradizionale forma di pubblicità offerta da Google, e diventerebbero quindi una concorrenza da scoraggiare. Si tratta di ipotesi, forse perfino un po’ viziate da dietrologia, ma quello che è oggettivamente sotto gli occhi è il tono insolitamente severo e intimidatorio del comunicato di Google, un sito dove, sia pure con la corretta segnalazione, convivono comunque i risultati sponsorizzati accanto a quelli ’normali’ e banner testuali. Ma forse è solo una rivincita verbale sulle accuse di parassitismo ricevute da grandi editori (leggi Rupert Murdoch ) e sulle recenti battaglie con gli editori per la condivisione dei ricavi pubblicitari di Google News. Dal punto di vista dell’etica dell’informazione, tuttavia, come dare torto a BigG? Altra cosa, ovviamente, è far quadrare i conti…

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