Il racconto è la narrazione di un evento, il romanzo riesce a comunicare una visione del mondo. Ho pensato che possono quindi esistere dei romanzi brevi, anzi brevissimi capaci di comunicare una diversa visione del mondo e della vita. Dei romanzi che, in forma di gioco, ho chiamato Romanzi Bonsai

Nessuno avrebbe potuto conoscere la vicenda accaduta a Torino, a un giovane laureato palestinese, se lo sciopero dei treni non ci avesse fatto incontrare nella sala d’aspetto deserta della stazione.
Fuad in Italia ha frequentato regolarmente il supplizio di tutte le scuole di ogni ordine e grado, approdando a una laurea in Belle Arti che, appena ottenuta, si è rivelata inutile.
“Un artista? Per carità!” Gli dicevano ovunque si offrisse per una qualsiasi occupazione.
Oppure gli dicevano “Un artista? Complimenti! Ci faremo sentire noi.“
Poi più nulla.
Dopo aver cercato inutilmente lavoro, Fuad è tornato in Palestina per i funerali della nonna, uccisa in un raid israeliano. Nella soffitta della casupola, frugando tra innumerevoli oggetti di scarso valore, il ragazzo ha trovato una misteriosa scatola con la scritta in arabo: “Questi sono i sandali che i soldati romani hanno tolto a Gesù prima di metterlo in croce e che si sono giocati a dadi insieme alle sue vesti”.
Tornato a Torino e vedendo ogni giorno code interminabili di pellegrini di fronte all’ingresso del Duomo, dove è esposta la Sindone, Fuad ha avuto l’idea di dare un senso alla sua laurea in Belle arti e ha riprodotto in creta un centinaio di minuscole copie, per uso portachiavi e portafortuna, dei “sandali di Gesù”. Poi si è seduto nei pressi della cattedrale, mettendo in fila le sue piccole opere d’arte, in vendita a 5 euro con la scritta “I sandali di Dio”.
A fianco una bella fotografia a colori dei sandali originali.
Fuad scopre un vero miracolo. In una mezz’ora vende alla gente assiepata, in attesa di accedere alla Sacra Sindone, tutti i cento esemplari.
Torna a casa e ne fa altri cento e così, giorno dopo giorno.
Tutto sembra funzionare in modo eccellente e Fuad è nuovamente fiero di sentirsi anche italiano. Ma nella mattinata del decimo giorno tre poliziotti in borghese lo invitano a seguirli al commissariato.
“Lei sta facendo una vendita non autorizzata e sostanzialmente basata su una truffa.” Gli spiega gentilmente il commissario “Inoltre essendo extracomunitario mi deve favorire il permesso di soggiorno.”
“Veramente sono italiano“, sorride Fuad estraendo la carta di identità, “Inoltre i sandali che mi ha lasciato in eredità la mia nonna palestinese sono davvero quelli indossati da Gesù Cristo. La sindone invece lo sanno ormai tutti che gli esami dei periti la fanno risalire al dodicesimo secolo.”
“Sì, ma loro rilasciano una ricevuta.”
“E allora?”
“Allora, se le cose stanno così si procuri un blocchetto di ricevute e rilasci regolare accertamento di acquisto”.
E’ così che Fuad ha imparato a regolarizzare la sua vita in questo paese.

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