Movimento Cinque Stelle chiude definitivamente all’ipotesi di larghe intese: “Bersani è stampella di Berlusconi, non ha mai fatto il conflitto di interessi”

Beppe Grillo

Il Movimento 5 Stelle non aiuterà in alcun modo la nascita di un governo Bersani: di votargli la fiducia non se ne parla ma neanche di uscire dall’Aula per consentire la nascita dell’esecutivo guidato dal segretario del Pd. Il premier pre-incaricato non fa breccia nei capigruppo grillini, Vito Crimi e Roberta Lombardi, incontrati questa mattina nell’ambito delle consultazioni a Montecitorio.

In diretta streaming sulla web tv della Camera, Bersani ha spiegato ai grillini la sua idea di “doppio registro”, cioè “un governo che apra la legislatura su un programma essenziale di cambiamento (il segretario democratico ne ha illustrato i punti principali, ndr) e una Convenzione per cambiare la Costituzione”, ha chiamato il Movimento 5 Stelle a un’assunzione di responsabilità perché, ha detto, “adesso siete una grande forza” e “il problema dei numeri al Senato riguarda tutti”. Infine ha ribadito il no alla nascita di un governissimo col Pdl e la volontà di un governo che porti al “cambiamento”, di cui, ha precisato, “voi siete grandi protagonisti ma non esclusivi: anche noi stessi sentiamo profondamente questa esigenza. Quindi quello che abbiamo fatto fin qui”, cioè l’elezione di Pietro Grasso e Laura Boldrini ai vertici delle due Camere, “e quel che faremo o faremmo non è per mettervi in imbarazzo ma perché io direttamente sento l’esigenza di cambiamento”.

“Mi sembra di stare a sentire una puntata di Ballarò”, è stato l’esordio raggelante di Lombardi, la prima – e anche la più dura – dei due capigruppo a prendere la parola. “Siamo gli unici – ha sottolineato – ad avere credibilità. Non sono vent’anni che promettiamo le stesse cose”. Crimi ha spiegato che il suo gruppo è pronto a sostenere tutti i provvedimenti che Bersani ha elencato nel suo programma ma la fiducia no: no al governo Bersani e a qualsiasi governo espressione dei partiti. “Escludiamo pure che usciremo dall’aula”, come il segretario del Pd aveva suggerito (“La fiducia si dà e si toglie nel meccanismo parlamentare e c’è anche modo di non darla ma consentendo…”, aveva spiegato). E stavolta Crimi non ha dubbi: non ci sarà un altro caso Grasso, la decisione sarà unanime. L’unico esecutivo che i 5 stelle sono pronti ad appoggiare è un esecutivo da loro guidato, ribadisce il presidente dei senatori grillini: “Se avremo l’incarico di formare il governo noi potremo mettere in campo una cosa che gli altri non hanno: la credibilità”.

Bersani ha preso atto: “Se pensate che sia gestibile un’ipotesi in cui vi caricate un governo trovando un consenso parlamentare, ne parlerò col Colle”. E alla Lombardi ha risposto: “Qui purtroppo non è Ballarò, qui è una roba seria, i prossimi mesi sono una roba seria”. Insomma nulla di fatto. Se il segretario del Pd vorrà andare comunque alla prova dei numeri – e se il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, gli consentirà di farlo – ‘l’aiuto’ – assenze strategiche o uscite dall’Aula – per consentire la nascita del suo governo non arriverà dai 5 stelle.

Il “no” di Cinque Stelle era preventivabile già prima dell’incontro con Bersani. Un elenco di trenta ragioni per votare no alla fiducia è stato elencato dal Movimento 5 Stelle nelle ore che hanno preceduto il vertice.

Il Movimento 5 Stelle ricorda che “la procedura di conferimento del voto di fiducia nasce con il preciso scopo di far nascere un Governo creando una stabile maggioranza politica. Le votazioni sono nominali, a scrutinio palese, perché i parlamentari, se favorevoli, possano assumersi la responsabilità politica personale di sostenere un Governo, e di farlo in modo stabile”.

“Un impegno così oneroso – osservano i grillini – non può essere sostenuto dal Movimento 5 stelle a favore del Partito Democratico e del suo attuale leader Bersani, e vogliamo qui elencare alcune delle ragioni. Perché di reddito di cittadinanza non ha mai parlato finché non l’ha tirato fuori il M5S; Perché non ha mai fatto una serie legge anticorruzione; Perché non ha mai abolito il finanziamento pubblico ai giornali; Perché ha approvato l’IMU; Perché non ha mai abolito le provincie; Perché ci ha regalato la tassa da 4 miliardi servita a pagare i conti di Monte dei Paschi di Siena; Perché non ha mai fatto la legge sul conflitto di interessi; Perché ha ratificato trattati come il Fiscal Compact e il Mes; Perché si sono accorti solo dopo venti anni che una legge del 1957 rende Berlusconi ineleggibile”.

Perchè – prosegue l’elenco delle ragioni del no a Bersani – è quello di: ‘I rimborsi elettorali ci vogliono, se no non sopravviviamo’; Perché la Tav è il progresso; Perché copia le Parlamentarie del M5S ma poi riserva i posti chiave per i soliti noti (Bindi & Co.); Perché è quello di ‘abbiamo una banca’; Perché è quello di Prodi che ci ha portato nell’Euro; Perché è quello del golpe morbido di Giorgio Napolitano; Perché ‘il Lodo Alfano non è un nostro problema, non è la priorità’; Perché è quello dell’indulto; Perché non ha mai cancellato le leggi ‘ad personam’; Perché ha contribuito al finanziamento delle missioni di ‘guerra’; Perché i bombardieri F35 servono per le missioni di pace;. Perché asseriva candidamente in aula che Berlusconi sapeva che non sarebbero state toccate le sue televisioni; Perché ha fatto da stampella a Berlusconi in tutto questi anni Perché 32 parlamentari del PD erano assenti quando si votava la fiducia per lo scudo fiscale, e ne sarebbero bastati 20; Perché non ha mai cambiato la legge elettorale né reintrodotto le preferenze; Perché ha avallato le politiche ‘a-sociali’ del governo Monti; Perché ha detto sì alle pensioni a 67 anni; Perché Bersani si scagliò contro l’ordine dei medici dell’Emilia, rei di aver chiesto una moratoria sulla costruzione di nuovi inceneritori; Perché ha sostenuto la gestione privata dell’ acqua, dei rifiuti e del trasporto pubblico a favore di investitori privati e a discapito dei cittadini; Perché ha collaborato alla sottrazione di risorse alla scuola pubblica, mantenendo i finanziamenti alla scuola privata; E anche, soprattutto, perché – conclude citando Einstein – ‘non puoi risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero che hai usato per crearlo'”.

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