Fermato dal Fbi ma il portavoce smentisce. Il patron del Chelsea era nemico di Boris Berezovksi, morto suicida

Roman Abramovich

La morte dell’oligarga russo Boris Berezovsky aveva fatto subito pesare a un nuovo giallo, un nuovo capitolo in quella “guerra fredda” del potere che si gioca fra amici e i nemici del Cremlino. Fuori e dentro la Russia.

Poi, il 25 marzo, l’arresto negli Stati Uniti di Roman Abramovich, il tycoon del Chelsea e acerrimo nemico proprio di Berezovsky aveva fatto subito il giro del mondo. E in tanti avevano iniziato a ricomporre il puzzle dei sospetti e a tirare somme poi prontamente smentite. Almeno fino alla prossima conferma.

A favorire alcune voci, certo, ci sono dei fatti. Come il coinvolgimento di Abramovich nella «causa del secolo» con Berezovsky (che voleva ottenere da lui più di 3 miliardi di euro), il suo impegno nella soluzione della guerra del nichel che si sta concludendo proprio in queste settimane e che coinvolge asset dal valore di svariati miliardi.

Però tutte ipotesi che non bastano, almeno per adesso, a smentire i fatti. Fatti che il 25 marzo è stata la polizia britannica a ribadire: sul corpo dell’oligarca russo trovato morto nella sua casa di Londra non ci sarebbero segni di violenze. Quindi la pista del suicidio si fa sempre più concreta.

Intanto le fonti russe avevano precisato che Abramovich sarebbe stato interrogato negli Usa dall’Fbi in merito all’assegnazione alla Russia dei Mondiali di calcio del 2018, nell’ipotesi che la scelta sia stata condizionata dalla corruzione.

A sostenerlo era stato il noto avvocato russo Alexander Dobrovinski, proprio uno degli avvocati di Berezovksi, citato dall’agenzia di stampa Interfax.

Dichiarazioni che sono state poi prontamente smentite dallo stesso portavoce di Abramovich, John Mann: «Roman Abramovich non è stato né fermato né interrogato dall’Fbi», ha dichiarato. «Le informazioni fornite dall’avvocato Dobrovinski non corrispondono alla verità», ha aggiunto.

La notizia del presunto fermo in Usa Roman Abramovich da parte dell’Fbi, poi smentita dallo stesso organismo investigativo americano, è costata all’oligarca russo una perdita di 132 milioni di euro per il temporaneo crollo in crollo in Borsa (Londra e Mosca) delle sue società, dal 3% al 6%.

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