L’ingestibile Grillo: prendere o lasciare

Beppe Grillo è così, prendere o lasciare. In fondo, a pensarci bene, se l’obiettivo principe del Movimento è ribaltare l’attuale sistema politico, tutto ha un senso.

Non è ancora tempo di certezze. Difficile averne come è difficile valutare in che misura il Movimento 5 Stelle sceglierà le sue prossime mosse, senza, ovviamente, fare passi falsi o, quel che è peggio, gettarsi la zappa sui piedi.

In queste settimane hanno tenuto alta l’attenzione e tutti gli occhi sono rimasti puntati su questo popolo di outsider atterrati in Parlamento qualche giorno addietro: vistosamente disorientati, un po’ naïf, digiuni di politica e politichese, ma con le idee (quasi) chiare.

Dopo le divisioni sul voto alla presidenza del Senato gli eletti grillini (che ormai non riescono a scrollarsi di dosso questo epiteto di filiazione all’ex comico genovese) hanno appannato la loro ostentata compattezza, perdendo forse di vista gli elementi costitutivi precedentemente affermati a più riprese. Niente di penalizzante, ma forse ci si aspettava una veduta più unanime da coloro i quali prima di sabato scorso avevano agito con un’unica testa e un solo cuore.

Ricordiamoci che quasi nove milioni di elettori un po’ per protesta, un po’ per sfiducia nella vecchia classe politica, un po’ perché realmente convinti, hanno riposto nel Movimento 5 Stelle molte speranze, troppe probabilmente: la richiesta di assunzione di una responsabilità che non cammini solo di pari passo con eventuali proposte ma sia attiva e propositiva, potrebbe cominciare a levarsi a gran voce.

Quello che invece rischia di provocare una levata di scudi all’interno del movimento é, paradossalmente, lo stesso demiurgo: Beppe Grillo.

Come? Con un comunicato (“Trasparenza e voto segreto”, n.d.a.) che è una tirata d’orecchie verso i “suoi”, quelli stessi che dalla piattaforma virtuale si aspettano proprio da lui risposte e non pseudo encicliche: “Nella votazione per la presidenza del Senato – si legge – è mancata la trasparenza. Il voto segreto non ha senso, l’eletto deve rispondere delle sue azioni ai cittadini con un voto palese. Se questo è vero in generale, per il MoVimento 5 Stelle, che fa della trasparenza uno dei suoi punti cardinali, vale ancora di più…”. Certamente i tempi e soprattutto i modi non saranno stati azzeccati, ma queste parole sono la diretta conseguenza di quel temperamento “sanguigno” a tutti noto e che non va osannato (sarebbe da ricordare a certi grillini) solo quando da un assito è utile a galvanizzare gli astanti.

Beppe Grillo è così, prendere o lasciare. In fondo, a pensarci bene, se l’obiettivo principe del Movimento è ribaltare l’attuale sistema politico, tutto ha un senso. Anche il perseguimento di una linea dura, al confine tra la democrazia e la voglia di un dispotismo mirante ad essere “illuminato”. A quale prezzo, però, é da vedersi.

Senza dubbio il Movimento è alle prese con la politica del Palazzo, sardonica e insidiosa. Il timore dell’ex comico genovese è, non a torto, che i neoeletti grillini possano diventare strumento della vecchia politica, perdendo di vista quei “punti cardinali” di differenza sostanziale con gli altri partiti. E questo non può e non deve accadere.

Se ciò avvenisse negli italiani non ci sarebbe più spazio per la fiducia, ma solo per l’ennesima delusione.

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