Il Cavaliere: “se Quirinale a sinistra bloccheremo le Camere. Al governo proponiamo Alfano vicepremier”

Silvio Berlusconi e Pier Luigi Bersani

Pier Luigi Bersani presidente del Consiglio e Angelino Alfano vicepremier. È una delle ipotesi avanzata da Silvio Berlusconi, secondo quanto riferito, ai gruppi parlamentari del Pdl. Ci sediamo al tavolo, avrebbe detto il Cavaliere, solo se si parla di un governo insieme: per esempio con Bersani premier e Alfano vice e con la partecipazione normale delle forze espresse dagli elettori.

Proseguiranno intanto domani le consultazioni del presidente del Consiglio incaricato Pier Luigi Bersani. Il segretario del Pd oggi ha incontrato le delegazioni di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, seguite da Rete Imprese Italia e da una rappresentanza del mondo ambientalista. I sindacati chiedono a Bersani di dare subito un governo al Paese. «Siamo contrarissimi a che si torni a votare. L’Italia rischia di finire come Weimar per i gravi pregiudizi alla stabilità democratici. Si estenderebbe il populismo che porta solo atteggiamenti autoritari. Per questo bisogna fare un governo, farlo a tutti costi. Non capiamo le differenziazioni a non volersi alleare. La situazione è drammatica e la politica è l’arte dell’accordo. È quello che fa una classe politica avveduta», dice il leader Cisl, Raffaele Bonanni. Susanna Camusso, segretario Cgil, ha chiesto a Bersani di «togliere il pagamento dell’Imu sulla prima casa fino a un valore di 1000 euro». Tra le richieste principali di Angeletti, leader Uil, il taglio delle tasse sul lavoro:«Un piano di riduzione delle tasse sul lavoro che sia il perno della politica economica del governo». Il leader del Pd parla di una “situazione drammatica”. «Avete visto quello che ha detto Confindustria?», dice spiegando che anche da parte dei sindacati che ha incontrato oggi è stata manifestata la stessa preoccupazione. Dunque, secondo il segretario la crisi non è «ancora davanti» e per questo serve un governo: «anzi – sorride – servirebbe un governo che fa miracoli».

Nel pomeriggio sarà il turno di Don Luigi Ciotti, poi il Forum delle associazioni giovanili, il Consiglio nazionale degli studenti e il Consiglio Italiano del Movimento Europeo, insieme al Movimento Federalista Europeo e alla Gioventù Federalista Europea. Matteo Renzi, intanto, ha fatto sapere che oggi non andrà alla direzione nazionale del Pd: «Nn vado per un motivo molto semplice: è stata convocata all’ultimo momento, e io sto a Firenze a fare il sindaco».

Il presidente Giorgio Napolitano ieri ha invitato a «pensare all’interesse generale del Paese», parole che vengono interpretate come una sollecitazione a Pier Luigi Bersani a non escludere forme di collaborazione con il Pdl; scenario questo proposto al segretario del Pd anche da alcune delle parti sociali che egli ha incontrato ieri. L’interessato ha replicato evitando parole polemiche verso il Pdl, ma ribadendo il profilo della propria proposta che è indirizzato «a tutto il Parlamento». Intanto Berlusconi torna alla carica. «Come ho detto ai nostri 300 mila sostenitori in piazza o il Pd cambia linea a 180 gradi e si rende disponibile ad un governo con il Pdl e contemporaneamente dichiari di volere un moderato al Colle oppure si torni al voto al più presto», spiega a “La telefonata”.

Il Cavaliere spera anche in un’intesa sul Quirinale: «Ci devono essere due cose e non una sola, visto che le elezioni hanno dato come risultato due forze alla pari noi chiediamo che ci sia un governo con l’inclusione del Pdl e anche un presidente della Repubblica moderato». Poi l’avvertimento: «La sinistra ha occupato tutte le cariche e se farà lo stesso per il Quirinale noi con i nostri senatori bloccheremo il Senato e quindi il Parlamento e porteremo la protesta in piazza perché questo sarebbe un golpe in Italia». Berlusconi intanto si mostra sereno sulla tenuta dell’alleanza con il Carroccio: «La Lega è con noi come è logico che sia ed andremo insieme alle consultazioni con Bersani». Secondo il Cavaliere «è assurdo che Bersani continui ad inseguire i grillini che gli hanno già detto di no molte volte anche con sberleffi due, tre volte al giorno».

A chi gli chiede se dopo l’eventuale fallimento del Pd ci sia un altro tentativo per fare un governo, Berlusconi replica:«Io non lo so, credo che sia però colpevole perdere tempo in attese vista la situazione economica tragica. Occorre un governo forte e solido con forze responsabili e non altri giri». «Bersani non ha possibilità di mettere su un governo con grillini “comperati” rispetto al programma che vuole Grillo perché noi non lo accetteremo e lo impediremo. Il Pd non può pensare di mettere da parte un terzo degli italiani senza farli contare al governo e senza che ci sia la possibilità di un accordo per un uomo di garanzia per tutti alla Presidenza della Repubblica». E ancora: «Bersani è una persona ragionevole prenda atto che non ha i numeri e quindi come sempre si è fatto in questi casi si faccia un governo, nell’interesse del Paese, con le altre forze responsabili. Con noi, con la Lega e con le forze di centro come è giusto e doveroso che sia».

L’alternativa per Bersani sarebbe cercare il consenso di M5S. Ma proprio ieri Beppe Grillo dal suo blog ha rivolto nuovi insulti al segretario Pd ed anche ai presidenti di Senato e Camera, Pietro Grasso e Laura Boldrini. Certo, sullo stesso blog i fan di Grillo che lo sollecitano ad un accordo sono altrettanto numerosi di quelli contrari. Ma lo stesso ex comico ha tagliato corto accusando i primi di essere «pagati» dai partiti. Nel Pd c’è chi spera che la stessa divisione si verifichi tra i senatori 5 Stelle; ma ciò dovrebbe manifestarsi entro 48 ore per poter spingere Napolitano a dare a Bersani un incarico pieno. Dal Pdl sono giunti appelli a Bersani per un governo di larghe intese: «Rappresentiamo una grande parte del Paese, non possono fare a meno di noi», ha scritto su Twitter Angelino Alfano. Bersani al termine delle consultazioni ha evitato parole dure contro Pdl e Berlusconi, ed ha precisato che la sua proposta è rivolta «a tutto il Parlamento, e si basa su uno schema che consente a ciascuna forza parlamentare di riconoscervisi».

Lo schema è sempre quello del doppio registro: le riforme istituzionali ed elettorale, su cui far convergere il consenso di Pdl e «montiani» (a loro volta in subbuglio), e l’azione di governo orientata al «cambiamento». Ma per essere accettato dal Pdl, questo schema richiede la garanzia che una volta insediato il governo non approvi norme «anti Cavaliere». D’altra parte il pdl avrebbe sempre il coltello dalla parte del manico: nel caso fossero approvati provvedimenti ostili, basterebbe presentare una mozione di sfiducia per mettere la parola fine al governo Bersani . Insomma, ha ammesso ancora Bersani una «strada stretta» ma comunque «la piu sensata», perché le altre sono «più complicate». La grande coalizione sollecitata da alcuni interlocutori incontrati oggi significherebbe «un rinchiudersi dei partiti nel fortino, e a quel punto – ha detto Bersani – Grillo prenderebbe la Bastiglia».

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