Giallo sulla morte di Boris Berezovsky: possibile suicidio ma era anche nemico acerrimo del leader Cremlino

Boris Berezovsky

E’ morto l’oligarca russo autoesiliatosi a Londra Boris Berezovsky. Non si esclude il suicidio. Lo ha annunciato la tv russa Rossia 24. Berezovsky era considerato nemico acerrimo di Vladimir Putin.

Berezovsky aveva 68 anni. Sarebbe stato trovato morto a Londra nel bagno in una delle sue case, leggendarie anche per i sistemi di sicurezza che rasentavano la paranoia. Secondo un giornalista, Demyan Kudryavtsev, che non cita fonti, il decesso si sarebbe verificato alle 11 ora di Londra di ieri. Un’altra fonte, il noto avvocato Aleksandr Dobrovinsky ha scritto su Facebook che Berezovsky si era suicidato. Il Primo Canale tv russo invece ha detto, che questa settimana, Berezovsky ha avuto diversi attacchi di cuore. Il legale ha detto che negli ultimi tempi “era in condizioni orribili”.

Boris Berezovsky era nato nel 1946. Dal 2000 viveva in esilio nel Regno Unito ed ha regolarmente criticato Putin e la sua politica. In Russia, è stato accusato di frode, riciclaggio di denaro e di tentativo di rovesciare il governo: è stato condannato per più di una dozzina di incriminazioni, in contumacia.

Intanto i familiari hanno confermato la morte “improvvisa” di quello che è stato il più folle ed eccentrico degli oligarchi russi. Il suo nome è comparso più e più volte, in concomitanza di alcuni dei casi più oscuri tra Londra e Mosca, come la morte per contaminazione da polonio dell’ex agente del Kgb Alexander Litvinenko. Berezovsky era un suo intimo amico. Un altro uomo chiave nella biografia di Berezovsky, era Roman Abramovich, prima pupillo e poi strenuo rivale.

Nel 2012, a Londra Berezovsky aveva perso una causa intentata contro il proprietario della squadra di calcio inglese Chelsea, il collega miliardario russo Abrsamovich, per il risarcimento di oltre 5 miliardi di dollari. Il giudice ha respinto una serie di accuse avanzate da Berezovsky, lo definì un testimone non credibile, e lo condannò a pagare le spese legali per decine di milioni di dollari. Successivamente è stato riferito che l’oligarca – e collezionista – aveva venduto uno dei pezzi più importanti della sua collezione, il “Red Lenin” di Andy Warhol che aveva chiuso il suo ufficio nel quartiere Mayfair di Londra, licenziando alcuni dei suoi dipendenti, che voleva vendere persino la sua Rolls-Royce del 1927. Il “Red Lenin” era stato venduto all’asta per 202 mila dollari.

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