Il ministro Antony: “ha vinto linea ferma”. E sulla pena di morte per i due marò: “chiarimenti ma non garanzie”

Salvatore Girone e Massimiliano Latorre

Un passo indietro per evitare la crisi. L’India si è gonfiata il petto per il ritorno di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. «La linea dura del governo e della Corte Suprema ha pagato» lo dice, in relazione al ritorno in India dei due marò accusati di omicidio, il ministro della Difesa di New Delhi A.K. Antony, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa locale Pti. Da Trivadrum, nel Kerala, l’esponente dell’esecutivo ha sostenuto che «la questione è stata risolta grazie all’atteggiamento assunto dalla Corte Suprema» aggiungendo che «il governo ha lavorato sulla stessa lunghezza d’onda, ottenendo che i marò tornassero per essere sottoposti a processo qui».

Per quanto concerne le rassicurazioni sulla non applicabilità della pena di morte al caso del quale sono accusati Latorre e Girone, l’uccisione di due pescatori scambiati per pirati, si è espresso il ministro degli Esteri indiano, Salman Khurshid. Ha detto a Repubblica che nel documento consegnato all’inviato italiano per l’Asia, Staffan de Mistura, si spiegava «che la giurisprudenza del nostro Paese non prevede la pena capitale per un caso come questo.

Non abbiamo detto di avere la certezza che non verrà applicata, ma che secondo la nostra conoscenza questo non era uno dei rari casi previsti dalla legge. Lo abbiamo verificato con gli ufficiali legislativi e solo dopo lo abbiamo comunicato all’Italia». E, secondo il capo della diplomazia del Paese asiatico, «tale chiarimento che a questo stadio del negoziato ha evidentemente permesso di risolvere la crisi». Anche se gli esperti sostengono che proprio sulla pena capitale poteva puntare l’Italia per trattenere i due marò.

Anche uno dei più importanti costituzionalisti indiani, nonché presidente dell’ordine degli avvocati, sostiene che il caso dei marò non è di quelli assoggettabili alla pena di morte, stando all’ordinamento. «Trattandosi al più di ’un increscioso incidente di confusione fra pescatori e pirati, la pena di morte per i marò non è applicabile: non siamo di fronte a un assassinio deliberato fatto intenzionalmente» ha detto in un’intervista al Business Standard Fali Sam Nariman, considerato un’autorità nel campo degli arbitrati internazionali.

Khurshid ha, inoltre, chiarito che, dato il ritorno dei marò entro il tempo stabilito dalla Corte Suprema, non ci saranno arresti e conseguenze, e potranno anche essere liberi di tornare in Italia su autorizzazione della Corte stessa, com’era già successo.

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