Tappa dal re giordano per discutere di Siria. Assad pensa alla fuga in Libano e Obama detta le condizioni

Barack Obama

 

Barack Obama discute con il re giordano Abdallah l’emergenza in Siria e preme sull’Unione Europea affinché inserisca nella lista delle organizzazioni terroristiche gli Hezbollah libanesi, implicati in recenti attentati anti-israeliani e sostenitori del regime di Bashar Assad. L’offensiva diplomatica di Washington su Bruxelles, guidata dal Segretario di Stato John Kerry che accompagna Obama nel viaggio, prende spunto dalla condanna a Nicosia di Hossam Taleb Yaacub, miliziano Hezbollah riconosciuto colpevole di aver tentato di pianificare attentati contro turisti israeliani a Cipro.

Per Victoria Nuland, portavoce del Dipartimento di Stato, gli sviluppi a Cipro si legano con l’esito delle indagini in Bulgaria sull’attentato anti-israeliano di Burgas nello scorso anno attribuito anch’esso a Hezbollah, portando alla “necessità da parte degli alleati europei di mandare a questa organizzazione un messaggio inequivocabile”. Daniel Benjamin, ex coordinatore del controterrorismo al Dipartimento di Stato ed oggi docente alla Darmouth University, spiega: “Hezbollah è attivo ora fuori dal Libano come non avveniva dagli anni Ottanta e l’amministrazione Obama cerca il sostegno degli alleati europei, Italia inclusa, per farlo includere nella lista nera degli gruppi terroristi per limitarne il più possibile le attività”.

L’Ue ha finora esitato nel timore di conseguenze negative per la stabilità del Libano “ma si tratta di una preoccupazioni superata dai fatti – osserva Benjamin – perché nel frattempo Hezbollah ha ucciso il premier libanese Hariri, il capo dell’intelligence libanese e controlla l’operato del governo di Beirut”. Come dire: è ora di far scattare le sanzioni contro il partito filo-iraniano di Hassan Nasrallah, al comando di un apparato militare più potente dell’esercito libanese. Se le pressioni di Washington si intensificano sulle capitali dell’Ue è anche in ragione della “sovrapposizione con la guerra in Siria – aggiunge Benjamin – perché Hezbollah è uno dei maggiori alleati del regime di Assad”.

A dimostrarlo è il fatto che oramai la maggioranza dei rifornimenti di armi che arrivano a Damasco transitano dall’aeroporto di Beirut, raggiungendo la destinazione su convogli protetti da Hezbollah. Le molteplici minacce alla stabilità del Medio Oriente portate dall’Iran e dei suoi alleati sono state discusse da Obama nell’incontro con Abdallah, al cui termine il presidente Usa si è rivolto al Leader Supremo di Teheran, Ali Khamenei, per invitarlo a “negoziare sullo stop al nucleare anziché lanciare minacce contro Israele”.

Fonti del ministero degli Esteri giordano affermano che “il sostegno dell’Iran ad Assad è massiccio in armi e milizie”, esprimendo preoccupazione per un conflitto che “ha già portato alla moltiplicazione dei gruppi islamici estremisti” fino al punto da prevedere che “se Assad cadesse oggi per stabilizzare la Siria servirebbero anni”. Uno degli scenari esaminati da funzionari giordani riguarda la possibilità che “Assad si rifugi nelle aree alawite lungo la costa, dando vita ad una continuità territoriale con il Libano” a conferma del patto con Hezbollah.

Si è così conclusa la terza giornata del viaggio di Obama, che prima di lasciare Israele ha visitato il museo dell’Olocausto e sostato sulle tombe di Teodoro Herzl, fondatore del sionismo, e del premier Yizhak Rabin.

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