L’allarme di Bankitalia: “dall’avvio della crisi il Pil è sceso di 7 punti”. Instabilità può creare altro caos

l’emergenza disoccupazione

Il quadro politico italiano minaccia la ripresa. È il secco allarme lanciato dalla Banca d’Italia, che conferma anche il dissesto economico figlio di cinque anni di crisi (con un pil crollato del 7% e con 600mila posti di lavoro cancellati), e dal Fondo monetario internazionale, che si spinge anche a ipotizzare rischi per la ripresa globale derivanti dal terremoto elettorale del 24-25 febbraio.

«La ripresa, pur moderata, prevista per la parte finale dell’anno, è minacciata dalla imprevedibilità del quadro politico interno e dal riemergere di turbolenze finanziarie nell’area euro, che potrebbero incidere sulla fiducia degli operatori e sull’attività d’investimento», ha avvertito il vicedirettore di Via Nazionale, Fabio Panetta, nel corso di un convegno a Perugia. Infatti, ha proseguito, «nelle ultime settimane sono riaffiorate le incertezze circa l’evoluzione dell’economia italiana».

Per sostenere la ripresa, e perché questa sia «duratura», sarà quindi necessario «un adeguato sostegno finanziario», che le banche dovranno assicurare imponendosi una sostanziale metamorfosi, favorendo il ricorso diretto delle imprese al mercato dei capitali e spostando in maniera più decisa, mediante l’utilizzo della tecnologia, l’attività dai canali distributivi tradizionali a quelli più avanzati, conseguendo una decisa riduzione dei costi operativi (fino a -30% nel medio termine).

Ma l’Italia rappresenta un rischio anche a livello globale, dove tuttavia, secondo il Fmi, condivide la responsabilità con altri fattori, come la politica di bilancio Usa. Le prospettive mondiali, afferma infatti il fondo nella bozza del World economico oulook, sono migliorate ancora, «ma la strada della ripresa per le economie avanzate resta sconnessa». Il risultato definito «inconcludente» delle recenti elezioni italiane, con i suoi possibili effetti in termini di volatilità dei mercati, è uno dei punti critici citati più volte dal Fondo, che comunque ha sostanzialmente confermato, salvo alcune eccezioni e piccoli ritocchi, le stime economiche di gennaio scorso.

In vista del consueto “spring meeting” che si terrà in aprile a Washington, gli economisti americani hanno iniziato a stilare le prime versioni del rapporto sull’economia mondiale. La crescita globale per quest’anno è stata rivista leggermente al ribasso (-0,1 punti percentuali rispetto alle stime ufficiali di gennaio) e si attesterà al 3,4% per risalire al 4% nel 2014. Il Fondo descrive la situazione mondiale spiegando che nelle economie avanzate l’attività dovrebbe accelerare gradualmente, dopo la debole partenza del 2013; nei mercati emergenti e in via di sviluppo sta già riprendendo forza.

«I policymakers delle economie più avanzate – afferma il Fondo – hanno scongiurato con successo due delle più grosse minacce alla ripresa globale, ovvero una rottura dell’area euro ed una forte contrazione del budget Usa». «Tuttavia nuovi rischi sono emersi e i vecchi pericoli restano» avverte il Fmi, ed ecco che entra in gioco l’Italia. «Nel breve periodo – si legge infatti – i rischi chiave sono correlati agli sviluppi in Eurolandia, inclusa l’incertezza legata all’esito delle elezioni in Italia, e alla politica di bilancio in Usa».

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