Sono le parole di Don Luigi Ciotti pronunciate alla diciottesima edizione della “Giornata della Memoria e dell’impegno “ organizzata dall’associazione Libera e dai volontari dei presidi, che quest’anno si è svolta a Firenze e ha visto 150.000 persone provenienti da ogni parte d’Italia per urlare “no alle coscienze addomesticate”.

L’immenso corteo è partito dalla Fortezza del Basso ed è arrivato al palco dello stadio Franchi accompagnato dai familiari delle vittime venuti con i cartelli e le foto dei loro cari. Sul palco si ricordano le vittime di Ustica e l’anniversario della strage delle Brigate Rosse in via Fiani(ricordate anche da Piero Grasso durante il suo primo discorso da senatore).

Presenti, la moglie del giudice Antonino Caponnetto , che guidò il pool antimafia ideato da Rocco Chinnici nel 1980, il prefetto Luigi Verrata che legge il saluto da parte del presidente Napolitano il quale esprime vicinanza ai familiari delle vittime e a tutti coloro che hanno perso la vita. Viene ricordata la strage di Secondigliano dove persero la vita i bambini e le maestre, i ragazzi morti all’Aquila, Matteo Saffiti, il ragazzo schiacciato al liceo  dalla caduta del soffito della scuola. Matteo Confaloni interviene, prima della lettura dei nomi, dicendo che: ”Esserci è una responsabilità per testimoniare l’impegno costante”. Mentre il procuratore di Torino, Gian Carlo Caselli dice che :”Questa manifestazione è la più importante per il momento politico che stiamo vivendo”.

Ognuno è presente con la sua voce per svegliare le coscienze, ognuno è presente con i cartelloni , gli striscioni degli studenti (che hanno acquistato buste in carta riciclata contenenti semi di fiori che saranno piantati nei giardini delle proprie città come simbolo della lotta alle mafie) “Chi non lotta ha già perso”, con i fiori di carta colorati , la gigantesca bandiera della pace. Presente Renzi che legge alcuni dei 900 nomi, l’allenatore della Nazionale Cesare Prandelli, De Magistris, il segretario della Cgil Susanna Camusso. Ci sono  i sindaci delle provincie italiane, i ragazzi di Locri, di Polistena accompagnati da Don Pino Demasi, i ragazzi di Scampia , Bari, Torino,Salerno,Reggio Calabria, Palermo,Lamezia Terme.

Ma ecco sul palco anche  il Premio Nobel perla Pacein Argentina, Adolfo Perez Esquivel che suscita con le sue parole “Hasta la victoria siempre” un lungo applauso sottolineando che “la nostra lotta è anche la loro”. Ecco le parole di Don Ciotti in un susseguirsi di applausi: ”Non uccidiamoli una seconda volta”non uccidiamoli con il silenzio, la delega, la memoria rituale, celebrativa fine a se stessa. Perché la memoria deve diventare impegno, garantire i diritti per battere ogni mafia, soprattutto quella che è dentro ciascuno di noi. Inoltre i giovani sono il presente, basta ai tagli, basta alla corruzione.

Don Ciotti ringrazia Gabriele Calazzi, l’associazione delle vittime dei familiari, Stefania Grasso che invita a cotruire un futuro ringraziando la gente perché solo insieme vengono costruiti “percorsi di giustizia”.

Continua Don Ciotti ricordando un giovane della scorta della Polizia di Stato, Vittorio Giordano, appena  morto in un incidente mentre era in viaggio verso Firenze per la manifestazione. Dice:” La nostra presenza è la dimostrazione di un impegno, meno ricordi più fatti”. Non uccidiamoli con la mafiosità, con le coscienze addomesticate della superficialità, dell’alibi, con la mafiosità di chi vuole coprire i potenti di turno,con la continua mediazione tra lecito e illecito. Abbiamo bisogno di un parlare serio ,non disimpegnato. Riceve poi l’ ovazione quando urla a gran voce dicendo che: ”Dovrebbe vergognarsi chi dice che i magistrati sono peggio della mafia”. Parla del Papa apprezzando la sua scelta nel nome di Francesco, perché in questo modola Chiesasi augura che sarà Libera e al contempo invita la politica a svolgere quella che è la costituzione italiana. Ricorda  Viareggio, Thyssen, Ustica. Don Ciotti invita inoltre la scuola ad essere l’istituzione indispensabile allo sviluppo di pratiche di legalità.

Ecco la lettura delle 900 vittime di mafia accompagnati da lunghi applausi: i più sentiti sono stati per le vittime conosciute, ma “le vittime meritano tutte lo stesso applauso”.

Diciamo:”No alle coscienze addomesticate “ e “Si alla legge sull’anticorruzione perché anticorruzione è legalità intesa come passo fondamentale per una giustizia democratica”.

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