Documento cronistoria dell’ex sindaco di Taormina, Mario Bolognari, sul contenzioso Comune-Impregilo

Impregilo

Resta in primo piano la spinosa questione del lodo Impregilo, in riferimento alla quale un’ordinanza del Tribunale di Trappitello lo scorso dicembre ha disposto l’esecuzione provvisoria di un decreto ingiuntivo di 25 milioni di euro nei confronti della casa municipale e quindi in favore dell’impresa che realizzò a suo tempo i parcheggi a Taormina.

Dall’ex sindaco Mario Bolognari riceviamo e pubblichiamo:

“Lodo Impregilo. Quando mi sono insediato come sindaco di Taormina il 7 dicembre 1993 ho dovuto immediatamente affrontare il problema della costruzione dei parcheggi a nord e a sud della città e del tunnel che li collega.

Il problema consisteva nel fatto che i lavori, appaltati nel mese di dicembre del 1989, erano fermi da 18 mesi a causa della mancata approvazione da parte dell’amministrazione comunale del tempo di una perizia di variante resasi necessaria per le modifiche apportate dall’impresa in sede di gara d’appalto, di modifiche richieste da parte della Regione Siciliana, di adeguamento del progetto appaltato alla situazione geomorfologia dei siti di realizzazione delle opere, nonché per altri motivi di minore rilevanza.

La sospensione era anche dovuta al grave e sistematico ritardo da parte della P.A. del pagamento dei corrispettivi contrattuali. La perizia di variante redatta dai progettisti, era tuttavia pronta, ma la sua mancata approvazione da parte dell’Amministrazione comunale, che più volte si era limitata a deliberare una presa d’atto della stessa, impediva la ripresa dei lavori.

Il segretario comunale del tempo mi disse che la Giunta precedente aveva avuto il timore di approvare la perizia per gli oneri che sarebbero potuti derivare (parcelle dei progettisti ed altro) e anche per l’arresto dell’amministratore delegato della Cogefar (allora si chiamava così l’impresa) avvenuto a Milano nell’ambito dell’inchiesta “mani pulite” avviata da Di Pietro.

Dopo avere verificato al CIPE lo stato della pratica e avere appreso che in mancanza della approvazione immediata della variante il finanziamento sarebbe stato revocato con conseguenze gravissime per la città,(i parcheggi sarebbero rimasti incompiuti per sempre), senza indugio decisi di approvare in giunta la perizia e di riavviare immediatamente i lavori, cosa che avvenne nel marzo del 1994.

L’impresa appaltatrice ha rivendicato il risarcimento del danno che, a suo dire, aveva subito con il fermo cantiere dalla metà del 1992 fino alla ripresa dei lavori e per il mancato pagamento nei termini degli stati di avanzamento.

Da parte nostra si è contestato il fatto che altre categorie di lavori, non interessate dalla perizia, potevano benissimo essere portate avanti, cosa che l’impresa, invece, non aveva inteso fare. Inoltre, contestammo che ci fosse stato un effettivo danno, visto che in cantiere non vi erano macchinari lasciati inoperosi o operai pagati senza svolgere attività lavorative. Pertanto, fummo costretti, dopo numerose e inutili trattative protrattesi per alcuni anni, a risolvere la questione controversa per come previsto in contratto con il ricorso da parte dell’Impregilo al lodo arbitrale, col quale persone di grande e nota esperienza avrebbero potuto stabilire la legittimità della richiesta e la sua eventuale entità.

Il lodo si è concluso, in maniera piuttosto anomala e sorprendentemente rapida il 21 ottobre 1997, avendo gli arbitri omesso inspiegabilmente, malgrado la richiesta dei legali del Comune, di disporre Consulenza tecnica per quantificare il danno e accertare la legittimità dell’iter dell’appalto, addebitando al Comune di Taormina il pagamento di danni per anomalo andamento dell’appalto e altro quantificati sulla base di una perizia dell’impresa poi in circa 40 miliardi di vecchie lire, cioè circa 20 milioni di euro interessi e rivalutazione monetaria compresi. Di quella cifra facevano parte anche un miliardo e mezzo per attività che erano a carico dell’impresa e che mai avrebbero potuto essere addebitate al Comune, come ha stabilito una sentenza della Corte di Cassazione intervenuta nel 2010. Questo particolare dimostra che il lodo, come da noi immediatamente denunciato, era stato definito in maniera “anomala”.

Contro il lodo, pertanto, abbiamo presentato impugnazione dinanzi alla Corte di Appello di Messina che, con ulteriore anomalia, non solo ha confermato il lodo, ma ha applicato le rivalutazioni e gli interessi nel frattempo maturati, giungendo alla iperbolica cifra di 25 milioni di Euro circa.

Nel frattempo essendo emerse ulteriori contestazioni nell’iter dell’appalto l’Amministrazione con delibera n.54 dell’11.03.99 ha pronunciato la rescissione del contratto per gravi inadempimenti dell’Impregilo.

E’ iniziato quindi un altro giudizio davanti al Tribunale di Messina per risoluzione del contratto di appalto per inadempimento della controparte chiesta da entrambe le parti, con reciproche pretese di risarcimento danni. In seguito le parti contendenti hanno individuato una possibilità di parziale composizione transattiva che avrebbe consentito la prosecuzione dei lavori appaltati.

Venne, quindi stipulato l’atto di transazione del 21 settembre 2000 che in estrema sintesi prevedeva la rinunzia da ambo le parti alla risoluzione e rescissione del contratto, il completamento dei lavori da parte dell’impresa nei termini e condizioni di cui all’atto aggiuntivo. L’Impregilo inoltre rinunziava a qualsiasi pretesa risarcitoria connessa alla esecuzione dell’appalto con riferimento al periodo successivo alla data del 30.09.95 già avanzata nei confronti del Comune di Taormina, mantenendo unicamente il diritto a far valere le pretese già azionate nel giudizio arbitrale poi riproposte in appello,con declaratoria espressa di non avere più nulla a pretendere dal Comune di Taormina per qualsivoglia titolo o ragione scaturente da fatti successivi al 30.09.95 alla data della stipula dell’atto transattivo.

Al contrario il Comune si riservava tutte le azioni risarcitorie, nessuna esclusa relative all’intero rapporto comprese quelle per ritardi nella esecuzione delle opere e quant’altro e ciò al fine di paralizzare l’eventuale credito che fosse scaturito dalla conclusione del giudizio di impugnazione del lodo arbitrale ivi comprese le eventuali successiva fasi.

Si facevano salvi gli interessi di legge per ritardato pagamento dei corrispettivi contrattuali e venivano rimodulati modalità termini per la prosecuzione dei lavori e il loro completamento.

Va ulteriormente aggiunto che grazie a una leggina proposta e predisposta dall’amministrazione e adottata dalla Regione si è ottenuta la anticipazione del pagamento dei SAL(Stati avanzamenti lavori), che andavano maturando, da parte di quest’ultima di modo che l’Impregilo non avesse più alibi per completare i lavori in quanto il costo degli stessi veniva regolarmente corrisposto senza più ritardi dovuti ai tempi infiniti della burocrazia.
Giustamente poi, il Comune, nel frattempo passato ad altra amministrazione, ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte d’Appello di Messina, la quale con sentenza del 28 aprile 2010, avendo esaminato molto attentamente tutte le questioni sollevate dal Comune, ne ha accolte tre, di fondamentale importanza e quindi ha cassato la sentenza in relazione ai motivi accolti con rinvio alla Corte di Appello di Messina in diversa composizione che si dovrà attenere nella valutazione della controversia ai principi esposti nella sentenza stessa.

Un motivo di appello accolto riguarda quella somma di 1 miliardo e mezzo, di cui abbiamo già detto, che non poteva essere addebitata al Comune perché era relativa a lavori che secondo il contratto d’appalto erano a carico dell’impresa. Su questo nessuno può tornare indietro, nemmeno la Corte d’Appello di Messina. Quindi la base di partenza (sorte capitale) non è più di 9 milioni e mezzo, ma di 8 milioni e settecentomila euro. Non si tratta di una grande cifra, ma fa abbassare la cifra totale di circa 2 milioni e mezzo di euro.

Le altre due questioni, però, sono molto più importanti. Il Comune ha contestato che il lodo si sia basato su una perizia tecnica presentata dall’impresa appaltatrice, quindi di parte, senza richiedere, come sarebbe stato giusto, una perizia tecnica d’ufficio redatta da un consulente tecnico o meglio ancora da un collegio di tecnici nominato dagli arbitri.

Inoltre, la esistenza per 18 mesi di un cantiere con macchinari e operai forzosamente fermi è stato accertato solo sulla base di quanto sostenuto con documenti provenienti direttamente dall’impresa in aperta violazione delle regole di diritto sull’onere della prova gravante sul danneggiato (Impregilo).

Bene, la Corte di Cassazione ha accolto queste obiezioni per cui ha deciso di far celebrare un nuovo processo avanti alla Corte di Appello di Messina in diversa composizione di Giudici da quella che allora decise a favore di Impregilo.

Ma la Cassazione non si è limitata a rinviare il processo a Messina, ma ha anche scritto parole pesantissime e importanti: «Di conseguenza, non soltanto l’impugnazione per nullità (del lodo) sotto tale profilo era ammissibile, ma la Corte d’Appello di Messina poteva dichiararne l’infondatezza soltanto accertando se gli arbitri (del lodo del 1997) avessero individuato e risolto la relativa questione (cioè, l’onere da parte dell’impresa di provare il danno subito con mezzi non di parte)». Invece, continua la Corte, «la disciplina legale non consente al soggetto onerato di una prova (la ditta) di fondarla esclusivamente su imprecisati documenti da esso stesso predisposti».

La perizia di parte non può, attese le sue caratteristiche genetiche, (formazione ad opera della stessa parte che intende avvalersene) assurgere a prova del rapporto determinando la quantificazione del danno.

Il contenuto della sentenza non significa che la Corte di Appello di Messina potrà solo ridurre l’ammontare del danno, ma che potrà anche annullare il lodo.

Infatti, in altro passaggio la sentenza recita: «La sentenza impugnata ha, perciò, confuso la violazione delle regole sull’onere della prova circa l’esistenza ontologica del danno, denunciata dal Comune e sulla quale manca in radice qualsiasi motivazione, con la valutazione degli elementi processuali acquisiti onde determinarne il quantum ove siffatta prova fosse stata assolta, che è la sola questione esaminata in motivazione».
Al di là del linguaggio giuridico, la Cassazione sostiene che la Corte di Appello di Messina ha “saltato” ogni valutazione sulla validità della prova portata dalla Impregilo a sostegno della sua richiesta di danno ed è passata illegittimamente alla quantificazione del danno. Come censura non è di poco conto.

Decreto ingiuntivo.
Parallelamente alla questione dinanzi alla Corte di Appello di Messina e alla Corte di Cassazione si è svolta una vicenda che di quella è una conseguenza. L’Impregilo, forte delle sentenze emesse prima del loro annullamento da parte della Cassazione, ha cercato di concretizzare il risultato. Ha quindi richiesto al Tribunale di Taormina l’emissione di un decreto ingiuntivo per ottenere il pagamento del danno quantificato illegittimamente nel lodo (25 milioni di euro circa).

Il decreto è stato notificato al Comune alla fine dell’anno 2007, in concomitanza con l’aggravarsi dello stato di salute del compianto Sindaco D’Agostino, assegnando senza alcuna motivazione un termine dimezzato di giorni venti dalla notifica per la proposizione dell’opposizione.

Il Giudice del Tribunale di Taormina infatti ridusse – senza motivare – i termini per la presentazione dell’opposizione da 40 a 20 giorni senza peraltro che anche la richiesta della abbreviazione dei termini da parte dell’Impregilo sia stata motivata.

Il Comune di Taormina ha presentato opposizione nel termine ordinario di giorni quaranta sostenendo che l’opposizione era tempestiva in quanto la totale assenza di motivazione in ordine ai presupposti che consentivano l’abbreviazione del termine autorizzavano il Comune di Taormina a ritenere non applicabile il termine ridotto e conseguentemente di poter validamente proporre l’opposizione nel termine ordinario di giorni quaranta decorrenti dalla notifica del decreto.

Su tale aspetto la Giurisprudenza è pacifica nel sostenere il principio secondo il quale la modifica del termine si pone come eccezione alla regola ordinaria che fissa il termine in quaranta giorni ed è destinata ad incidere, in considerazione della perentorietà dello stesso, sul diritto di difesa del debitore ingiunto intanto può essere disposta solo in quanto questi possa in qualsiasi modo percepire l’esistenza di motivi giusti per la riduzione.

La Cassazione pertanto conforta con chiarezza l’ammissibilità dell’opposizione proposta dal Comune di Taormina ingiunto nel termine ordinario con la conseguenza che l’opposizione và ritenuta assolutamente tempestiva.

In via del tutto subordinata i legali del Comune avanzarono anche come causa di forza maggiore l’aggravarsi dello stato di salute del Sindaco cui fu notificato il decreto ingiuntivo.
In ogni caso, alcuni giudici togati del Tribunale di Taormina, nel corso del tempo hanno tutti rigettato la richiesta dell’Impregilo, di concessione della clausola di provvisoria esecutività del decreto se non poi di recente accogliendola parzialmente per le somme non contestate (circa 4 milioni) proprio perché vi era la pendenza del procedimento in Corte di Cassazione e poi successivamente a seguito dell’emissione della sentenza stessa che disponeva la nuova celebrazione del processo.

Inopinatamente malgrado la pendenza del nuovo giudizio avanti alla Corte di Appello di Messina che definitivamente deciderà nel merito la controversia, lo scorso 12.12.2012, un giudice onorario, di passaggio, del Tribunale di Taormina con un provvedimento di alcune righe in pendenza della istruzione del giudizio di cognizione della opposizione ha dichiarato l’esecutività del decreto ingiuntivo, considerando la tardiva opposizione del Comune come “mancata costituzione”, non motivando sulla irrituale abbreviazione del termine senza alcun specifico motivo e rinviando la causa per la precisazione delle conclusioni al febbraio del 2014.
Così facendo ha in maniera del tutto inammissibile con una semplice ordinanza interlocutoria, che verrà comunque poi assorbita dalla sentenza, anticipato gli esiti del giudizio.

Tale comportamento è a mio avviso del tutto censurabile e contro il quale immagino che l’attuale amministrazione stia valutando le opportune iniziative giudiziali.

Infine va anche ricordato che è pendente per fatti successivi alla mia amministrazione un ulteriore giudizio civile con richiesta di presunti e non provati ulteriori danni da parte dell’Impregilo per i lavori riguardanti il Porta Catania e che è in corso di definizione.
Inoltre dopo l’avvenuto collaudo ritengo potrà essere giustamente richiesto all’Impregilo il pagamento di sostanziose penali per gli incredibili ritardi allo stesso addebitabili nella consegna dei lavori.

Conclusioni
In conclusione dalla puntuale e non contestabile ricostruzione dei fatti risulta chiaramente che:

1. La quantificazione dei presunti danni richiesti dall’Impregilo è ancora in via di definizione così come va definita la richiesta del pagamento di penali da parte del Comune;

2. Le maggiori pretese dell’Impregilo riguardano un anomalo andamento dei lavori risalente agli anni 1991-1992-1993;

3. L’Amministrazione da me presieduta, tra il dicembre 1993 e il maggio 2002, ha risolto il problema della sospensione dei lavori evitando la certa perdita del finanziamento;

4. La stessa Amministrazione ha ottenuto i 41 miliardi di lire (oltre 20 milioni di Euro) che mancavano per il completamento dell’opera sulla programmazione Agenda 2000 dei fondi europei;

5. In tutto il periodo di lavori, dall’inizio del 1994 fino al 2002, la stessa Amministrazione non ha provocato alcun ulteriore debito con l’impresa, nonostante la complessità dell’opera e le pastoie burocratiche regionali.

6. Infine, grazie alle pressioni politiche che la mia amministrazione ha esercitato sull’Assemblea Regionale Siciliana (in particolare gli on. Capodicasa e Battaglia) e sull’Assessore al bilancio dell’epoca (on. Pellegrino), è stata approvata una leggina che imponeva alla Regione Siciliana di anticipare le somme per il pagamento dei diversi SAL (stato avanzamento lavori). Se i pagamenti dei SAL avessero dovuto attendere i tempi ministeriali, si sarebbero accumulati grandi ritardi e quindi sarebbero state avanzate dall’Impregilo ulteriori grandi richieste di risarcimento danni”.

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