Chelsea sempre più in pressing sull’allenatore della Juventus, che però sembra orientato a non cambiare

Antonio Conte

Come nel suo stile, schietto e anche scomodo, non si nasconde Antonio Conte, che ormai da settimane conferma lo scenario più temuto dai tifosi della Juventus: il tecnico a fine stagione potrebbe andarsene all’estero.

Prima il sincero apprezzamento per le lusinghe che il Chelsea e le altre società europee hanno fatto a più riprese nei confronti del lavoro che l’allenatore leccese sta facendo con la Vecchia Signora poi, sabato dopo il successo col Bologna, quel: “viene voglia di andarsene all’estero” esclamato a muso duro ai giornalisti che lo stuzzicavano sulla sua esultanza a fine gara che ha fatto indispettire Pioli e tutti i tifosi rossoblù. Insomma, se due indizi non fanno una prova creano comunque allerta dalle parti di corso Galileo Ferraris e soprattutto non fanno dormire sonni tranquilli ai tifosi bianconeri che temono di perdere il loro adorato condottiero. Però nonostante i rumors ci sono diverse ragioni che fanno pensare che Antonio Conte non se ne andrà dalla Juventus e resterà ancora a lungo in bianconero. Ve le proviamo ad elencare.

1) E’ juventino fino al midollo. Antonio Conte prima che essere un grande allenatore rappresenta ed incarna alla perfezione lo spirito della Juventus. Per quella maglia ha sudato, combattuto, gioito (tanto) e pianto (poco) per 13 stagioni vincendo tutto quello che c’era da vincere e lasciando sempre tutto sul campo. Per diversi anni, insieme a Del Piero, ha vestito i panni del capitano e per i tifosi è stato il guerriero indomito. Da allenatore questo suo spirito vincente e questa sua straordinaria fame gli hanno permesso di inculcare nei giocatori e in un ambiente reduce da troppe delusioni di ritornare ad essere vincente ed ‘antipatico’ all’esterno. Per questo la sensazione è che il rapporto sia assolutamente simbiotico: la Juve ha bisogno di Conte nella stessa misura in cui Conte ha bisogno della Juventus.

2) Il rapporto con la dirigenza. Lo ha ripetuto spesso Conte che la relazione con la dirigenza va a gonfie vele e, nonostante sul mercato non sempre siano arrivati acquisti all’altezza (vedi per esempio il caso Bendtner), ci sono le basi per proseguire a lungo. D’altronde non potrebbe essere altrimenti se si pensa a quanto successo qualche mese fa quando il presidente Agnelli e tutta la società non hanno indugiato un secondo a difendere il proprio tecnico accusato di omessa denuncia ed invischiato nell’affaire calcioscommesse. La dirigenza non ha mai pensato un attimo a mettere in discussione il suo tecnico in quel momento di estrema difficoltà e questi segnali un allenatore non li dimentica facilmente.

3) I tifosi lo adorano. “So perfettamente quanto il popolo juventino nutra grandissimo affetto per me”. Conte lo ha ribadito più volte e forse in questo momento in Europa, a parte Ferguson, nessun allenatore può godere di tanto credito e rispetto incondizionato dalla propria tifoseria quanto il condottiero della Juventus. La tifoseria lo adora e gli ha perdonato anche il divorzio prematuro con Del Piero, volato a Sydney anche per il benestare del tecnico leccese.

4) C’è la possibilità di aprire un lungo ciclo vincente. Il secondo scudetto è praticamente in ghiaccio, solo questione di tempo e lo scudetto numero 29 (il 31esimo ‘sul campo’ per gli juventini) sarà cucito sul petto. La sensazione però è che questa egemonia possa continuare a lungo soprattutto alla luce della superiorità rispetto alle altre squadre in serie A: il Napoli di Mazzarri e Cavani sembra alla fine di un ciclo, l’Inter è all’anno zero ed il gap col Milan resta evidente nonostante l’arrivo di Balotelli. Insomma con uno scenario del genere e considerando la forza, la solidità e il valore della rosa della Juve (che ha solo tre titolarissimi oltre i 30 anni e diversi under 25 di grande qualità) la possibilità di dominare in Italia ed essere protagonisti in Europa per tanto tempo c’è tutta.

5) Fare meglio della Juve di Lippi. In questo biennio il paragone che si è sprecato maggiormente è stato quello fra la Juve di Conte e quella di Lippi (di cui Conte fu un pilastro in campo). Quella squadra in quattro anni riuscì a vincere tre scudetti, una Coppa Italia, due Supercoppe italiane, una Coppa dei Campioni, una Supercoppa europea, una Coppa Intercontinentale. Un palmares incredibile e quasi impossibile da ripetere anche se tentare non nuoce. Altrimenti l’ambizione può sempre essere quella di provare a diventare il Ferguson italiano… Una prospettiva tutt’altro che disprezzabile.

6) La lingua. Andare all’estero per un allenatore come Conte, che basa tantissimo sulle motivazioni e sul dialogo sarebbe un problema non da poco soprattutto nei primi mesi. Sappiamo che Conte ha iniziato a studiare l’inglese e va detto, che i predecessori da Trapattoni a Mancini passando per Ancelotti, non è che si siano distinti per un inglese impeccabile, e questa carenza non gli ha certo impedito di tagliare traguardi importanti e sollevare diversi trofei. Però sarebbe un rischio e con queste basi solide alla Juve, chi glielo fa fare di prendersi dei rischi così alti?

© Riproduzione Riservata

Commenti