Morto a 62 anni in ospedale dopo una lunga malattia. E’ stato questore di Palermo e Napoli, aveva diretto lo Sco

Antonio Manganelli

Addio al capo della polizia Antonio Manganelli, una vita al servizio delle istituzioni.

E’ morto oggi all’ospedale San Giovanni dove era ricoverato nel reparto di Rianimazione dallo scorso 24 febbraio, dopo essere stato colpito da un’emorragia cerebrale. Le sue condizioni ieri si erano aggravate.

Si aprirà domani alle 15 a Roma, all’Istituto superiore di Polizia in Via Pier della Francesca, la camera ardente Manganelli, morto oggi dopo una lunga malattia. Venerdì probabilmente o sabato si celebreranno i funerali.

L’incarico di capo della polizia, ha reso noto il ministero dell’Interno, è stato affidato al suo vicario Alessandro Marangoni. “Ricoverato d’urgenza il 24 febbraio – ha ricordato il Viminale – aveva subito un delicato intervento per l’asportazione di un edema cerebrale e da allora non aveva più lasciato il reparto di rianimazione. Manganelli aveva combattuto con forza anche contro un tumore che lo aveva colpito due anni fa e che aveva curato ricorrendo a terapie negli Stati Uniti, senza però interrompere le attività istituzionali”.

Giorgio Napolitano, a quanto si è appreso, si è messo in contatto con il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, chiedendole di “rappresentare prontamente alla famiglia del prefetto i suoi sentimenti di solidarietà e all’intera amministrazione della pubblica Sicurezza il suo partecipe cordoglio”.

Manganelli, nato ad Avellino l’8 dicembre 1950, ha percorso le tappe più importanti della sua carriera nella polizia di Stato fianco a fianco all’ex capo del corpo Gianni De Gennaro, di cui è diventato vicario dal 3 dicembre 2001 e del quale ha preso poi il posto al vertice della polizia il 25 giugno 2007. Laureato in Giurisprudenza all’Università di Napoli, si è specializzato in Criminologia clinica nella Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Modena. Dagli anni ’70 ha operato nel campo delle investigazioni, acquisendo particolare esperienza e preparazione tecnica nel settore dei sequestri di persona a scopo di estorsione prima e in quello antimafia poi.

Ha lavorato al fianco dei più valorosi magistrati e di organi giudiziari investigativi europei ed extraeuropei, dei quali è diventato negli anni un punto di riferimento, legando il suo nome anche alla cattura di alcuni dei latitanti di maggior spicco delle organizzazioni mafiose. Ancora giovane, insieme a Gianni De Gennaro, è diventato uno degli investigatori più fidati di Giovanni Falcone in Sicilia. Negli anni della cattura del boss Tommaso Buscetta in Brasile e delle grandi inchieste di mafia che porteranno poi al maxi processo contro i boss di Cosa Nostra.

Manganelli ha diretto il Servizio centrale di Protezione dei collaboratori di giustizia, poi lo Sco (il Servizio centrale operativo) ed è stato questore di Palermo (dal 1997) e di Napoli (dal 1999). Nel 2000 è stato nominato dal Consiglio dei Ministri prefetto di Prima classe, con l’incarico di direttore centrale della Polizia Criminale e vice direttore generale della Pubblica Sicurezza. Dal 3 dicembre 2001 Manganelli è stato vice direttore generale della Pubblica sicurezza con funzioni vicarie. Il Consiglio dei Ministri (governo Prodi, Amato ministro dell’Interno) lo ha nominato capo della Polizia il 25 giugno 2007.

Durante il suo periodo al vertice della polizia sono stati catturati alcuni del latitanti “di massima pericolosità”, come i boss di Cosa nostra Giovanni Arena, Sandro e Salvatore Lo Piccolo, i boss camorristi dei Casalesi Michele Zagaria e Giuseppe Setola, quelli della ‘ndrangheta Giovanni Strangio e Domenico Condello.

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