La rinomanometria consente la misura oggettiva del flusso aereo, nell’unità di tempo, e delle resistenze al passaggio dell’aria attraverso le fosse nasali.

La curva di resistenza rinomanometrica si ottiene mediante registrazione sincrona della differenza di pressione fra il rinofaringe e il vestibolo nasale e così pure dal volume d’aria ventilato. Le cavità nasali sono formate da aree anatomicamente e funzionalmente diverse tra loro, che si susseguono in serie, dalla porzione distale verso quella prossimale, costituendo fattori di resistenza nasale. Questi ultimi sono rappresentati, in successione, dall’area di resistenza vestibolare, dall’area di resistenza valvolare, dall’area di resistenza dei turbinati e dall’area di resistenza coanale.

Altri fattori di resistenza sono rappresentati dalla presenza di secrezioni patologiche e di neoformazioni, di tipo reattivo o neoplastico, nella cavità nasale. La resistenza nasale, quindi, di ciascuna cavità nasale è determinata dalla somma dei singoli fattori di resistenza ed è effettuata tramite l’utilizzo del rinomanometro, strumento connesso a un computer dotato di software dedicato.

Il test è ambulatoriale, dura circa dieci minuti, è indolore, ed è eseguito introducendo in una narice del paziente una piccola sonda invitandolo a respirare con l’altra, a bocca chiusa, all’interno di una maschera morbida applicata sul volto. La tecnica consente, con l’elaborazione e l’analisi delle curve rinomanometriche e dei relativi parametri, di esplorare la funzione respiratoria nasale obiettivandone ogni alterazione.

Facendo respirare il paziente attraverso la maschera, con una sola fossa nasale per volta, si ottiene la registrazione grafica del flusso di aria inspirata ed espirata e si valuta il rapporto tra pressione (espresso in Pascal o Pa, solitamente a una pressione standard di 150 mmHg) e flusso (espresso in ml/s) ovvero tra sforzo inspiratorio ed espiratorio e volume di aria effettivamente passante attraverso la cavità nasale.

Con la rinomanometria è possibile eseguire i test funzionali misurando obiettivamente le modificazioni di flusso nasale dopo somministrazione di vasocostrittori e nel passaggio dalla posizione seduta a quella supina, in particolare, si possono eseguire:

– Il test di decongestione nasale è eseguito mediante somministrazione, una prima volta e una seconda dopo cinque minuti, di decongestionante nasale, come la nafazolina, in entrambe le fosse nasali, si attendono altri cinque minuti e si ripete l’esame rinomanometrico, procedendo in fine alla comparazione dei valori delle resistenze e dei flussi respiratori dell’esame di base e dopo decongestione nasale. Questo test è indicato per differenziare un’ostruzione nasale da alterazioni anatomiche delle cavità nasali, deviazione del setto nasale, sinechie, creste ossee, da quelle funzionali dovuti a iperreattività della mucosa nasale, allergica o vasomotoria, consentendo all’otorinolaringoiatra di prescrivere una terapia mirata e di indicare il corretto trattamento chirurgico.

– Il test di provocazione nasale specifico , si esegue dopo aver sottoposto il paziente al prick test per allergeni inalanti o a test sierologici di conferma per allergeni specifici. Questo test è utile per la determinazione dell’allergene responsabile della sintomatologia del paziente. Si esegue facendo inalare sospensioni di sostanze verso le quali si sospetta l’esistenza dello stato allergico e in seguito valutando direttamente e con l’aiuto della rinomanometria la comparsa di sintomi e reazioni allergiche.

– Il test di provocazione nasale aspecifico prevede invece la somministrazione nella cavità nasale più pervia di nebbia ultrasonica di acqua distillata come stimolo aspecifico. Anche in questo caso la misurazione può essere clinica o oggettiva valutando la modificazione dei flussi mediante rinomanometria.

La rinomanometria essendo un esame oggettivo oggi è molto utilizzata anche in ambito medico-legale.

Tutti gli otorinolaringoiatri dovrebbero sottoporre alla rinomanometria tutti i pazienti che riferiscono difficoltà respiratoria nasale, in modo da individuare, anche con l’ausilio d’indagini cliniche di supporto (endoscopia nasale, citologia nasale, test allergologici etc.), la patologia responsabile della sintomatologia clinica e indicare, in modo corretto, senza margine d’errore, il giusto trattamento chirurgico. Con questa metodica la maggior parte degli interventi chirurgici di settoplastica, eseguiti per riferita difficoltà respiratoria nasale, in anestesia generale, potrebbero essere evitati, sottoponendo il paziente a decongestione dei turbinati con laser a diodi, in anestesia locale, per ridurre la dimensione dei turbinati ipertrofici creando più spazio al passaggio dell’aria inspirata.

Oggi si assiste, infatti, a un aumento della percentuale di pazienti che lamentano difficoltà respiratoria, ostruzione nasale, roncopatia e apnea notturna, in particolare nelle città a causa dell’inquinamento atmosferico e dell’aumento delle riniti allergiche. Il gonfiore permanente della mucosa che riveste i turbinati ci permette di indicare questa forma morbosa con il termine di “rinite ostruttiva”.

I pazienti affetti da rinite ostruttiva, riferiscono oltre alla difficoltà respiratoria altri sintomi quali, scolo di secrezione siero-mucosa dal naso alla gola con conseguente alitosi e faringo-tonsilliti recidivanti ,cefalea, secchezza della mucosa orale, episodi di rino-sinusiti per mancata ventilazione dei seni paranasali e alterazione dell’odorato. Questi pazienti inoltre riferiscono roncopatia ed episodi di apnea notturna con possibili ed eventuali complicazioni neurologiche e cardio-polmonari.

Le forme più lievi d’ipertrofia dei turbinati possono essere trattate con cortisonici locali ed eventualmente con antistaminici, quando, però la rinite ostruttiva non risponde più a tali trattamenti, l’unica soluzione è di ridurre la mucosa che riveste il turbinato.

Oggi la Laser Chirurgia rappresenta una validissima alternativa agli interventi tradizionali (turbinotomia=resezione parziale del turbinato, e turbinectomia=asportazione del turbinato in toto, interventi che alterano l’anatomia del naso con innumerevoli disaggi per il paziente) per ottenere la riduzione del volume del turbinato.

La Laser Chirurgia è una tecnica moderna, semplice, rapida e indolore, si esegue in regime ambulatoriale, in anestesia locale di contatto (utilizzando uno spray anestetico, senza iniezioni), utilizzando una fibra laser, che ha la funzione di vaporizzare l’acqua contenuta nelle cellule della mucosa che riveste il turbinato, causando un’immediata e netta riduzione delle dimensioni dello stesso, lasciando integra la superficie della mucosa e rispettando l’anatomia delle strutture nasali. I turbinati, quindi, dopo questo trattamento mantengono tutte le loro funzioni di filtrazione, riscaldamento e umidificazione dell’aria inspirata.

La seduta laser dura in media cinque minuti per lato, e il paziente potrà ritornare a domicilio dopo circa mezz’ora senza tamponi nasali e senza nessuna limitazione nelle mansioni quotidiane . Con la laser chirurgia inoltre possono essere rimossi piccoli speroni ossei, piccole creste ossee, e riguardo ai risultati ottenuti con questa nuova tecnica, e presentati ai più importanti congressi internazionali di chirurgia funzionale del naso, si può affermare che l’efficacia del laser a diodi è totalmente affidabile e duratura nel tempo. Oggi il laser, nella chirurgia della patologia del naso, rappresenta quindi una validissima alternativa alle tecniche chirurgiche tradizionali.

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