Il segretario del Pd lavora a una squadra di outsider: incoraggiato dall’exploit di Grasso, ora deve convincere il Colle di poter trovare i numeri in Senato. Poi proverà a mettere ancora in difficoltà M5S alla conta dei voti

Pier Luigi Bersani

Un governo politico, fatto di «supertecnici» e «supercompetenti» con personalità dalla professionalità indiscutibile e in grado di mettere in difficoltà i grillini, come già accaduto al Senato. Un “dream team” per affrontare i problemi più importanti del Paese «senza inciuci e patteggiamenti preventivi».

L’unico governo-Monti senza Monti che Pier Luigi Bersani è disposto ad immaginare, è questo.

Un esecutivo che del governo attuale intende prendere lo spirito iniziale della competenza e della professionalità, ma senza patteggiamenti con la destra e senza escludere personalità provenienti dalla politica. Dopodomani, quando salirà al Quirinale per le consultazioni, Bersani articolerà in questo modo quel «tocca a noi» pronunciato subito dopo il risultato elettorale. L’incarico esplorativo che il segretario potrebbe ricevere dal capo dello Stato servirà non tanto a raccogliere i voti mancanti al Senato al centrosinistra, quanto per mettere a punto l’elenco dei supercompetenti e possibili ministri sulla base del quale il Colle successivamente valuterà le possibilità di riuscita del segretario e quindi l’opportunità di un incarico pieno.

Difficile avere certezze in questo momento, ma tra i possibili supercompetenti si valutano tecnici di area pd come Stefano Rodotà e Fabrizio Barca, personalità del mondo dell’impresa come il ceo di Luxottica Andrea Guerra, Carlo Petrini di Slow Food, professori come Giuseppe De Rita, uomini del volontariato come don Ciotti e l’ex commissaria Ue Emma Bonino.

E’ per questo che Bersani, dopo giorni di tensione, non cessa di sottolineare il ruolo e la regia del capo dello Stato. Al punto che nel Pd nessuno si impicca più sulla qualità del mandato, quanto si sottolinea la convinzione che esista tra Nazareno e Colle una «sostanziale condivisione del percorso». Non c’è dubbio che l’avanzata grillina ha mutato i riti della politica, svuotando anche di senso un possibile mandato ”esplorativo“. Anche per questo ieri la segreteria del Pd ha bollato come «indecente» la proposta – anch’essa avanzata alla luce del sole – del segretario del Pdl Angelino Alfano di una sorta di scambio Pd-Pdl tra la scelta del nuovo inquilino del Colle e appoggio al governo. Nel rifiuto della proposta si coglie però non solo un rifiuto della forma, ma anche un nuovo ”no“ del Pd a possibili intese con il centrodestra. Una posizione che, a poche ore dall’avvio delle consultazioni, non agevola il lavoro di Giorgio Napolitano.

Non c’è dubbio che l’esito delle votazioni per i presidenti delle Camere ha rinfrancato non poco il Pd e il suo segretario che trova nel doppio successo le ragioni per proseguire nella sfida del cambiamento sul quale il Parlamento, a suo giudizio, dovrà pronunciarsi. E’ per questo che il Pd intende presentarsi all’appuntamento con le consultazioni forte di una linea ferma e riassumibile in due punti: tocca a noi e mai i nostri voti assieme a quelli di un centrodestra a trazione berlusconiana. Nel lasciare al capo dello Stato il compito di lavorare a scenari diversi si coglie anche la volontà della segreteria del Pd di mettere comunque anche le altre forze politiche di fronte alle loro responsabilità.

«La strada resta stretta», malgrado i punti segnati sabato, ma Bersani è convinto che non ne esistano altre e non intende sovrapporre la partita del governo a quella del Quirinale. Anche perché a suo giudizio il Pd rischierebbe, come conferma la sortita di Alfano, di dover cedere molto da subito nella scelta del nuovo presidente della Repubblica avendo in cambio poche certezze sulla durata del governo e della legislatura.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=RN9pjW31Izs[/youtube]

© Riproduzione Riservata

Commenti