Prima udienza pubblica del Pontefice: la Chiesa esiste per comunicare verità, bontà, bellezza. Tra voi molti atei, vi benedico”. Sabato l’incontro con Benedetto XVI

Papa Francesco

«Un ringraziamento speciale rivolgo a voi per il qualificato servizio dei giorni scorsi»: così il Papa ha aperto l’incontro di oggi – la sua prima udienza pubblica – con i giornalisti, che lo hanno accolto nell’Aula Paolo VI con un’ovazione. Poi ha esclamato con un sorriso: «In questi giorni avete lavorato, eh? Avete lavorato!» strappando ai presenti una risata collettiva.

I giornalisti presenti erano circa seimila, molti accompagnati dai familiari. L’incontro, sottolineato da grandi applausi al Papa, ha avuto vari momenti di informalità. Al momento del “baciamano” con una rappresentanza di giornalisti, con alcuni di loro Bergoglio ha scambiato anche calorosi abbracci, battute, pacche sulle spalle.

«Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!» ha detto Papa Francesco parlando della scelta del suo nome, ispirato al santo di Assisi.

«Molti mi hanno detto ti dovevi chiamare Adriano per essere un vero riformatore – ha detto Il Papa – oppure Clemente per vendicarsi di Clemente XIV che abolì la Compagnia di Gesù». Bergoglio ha però ribadito di essersi ispirato a Francesco d’Assisi per volere una «Chiesa povera tra i poveri».

Papa Francesco ha rivelato alcuni momenti del momento dell’elezione durante il Conclave. «Avevo accanto a me l’arcivescovo emerito di San Paolo – ha raccontato – e anche prefetto emerito della Congregazione per il Clero, Claudio Hummes, un grande amico. Quando la cosa è divenuta un po’ pericolosa lui mi confortava, e quando i voti sono saliti a due terzi, momento in cui viene l’applauso consueto perché è stato eletto il Papa, lui mi ha abbracciato, mi ha baciato, e mi ha detto: “non ti dimenticare dei poveri”. Quella parola è entrata qui – ha aggiunto il Pontefice toccandosi il capo – i poveri, i poveri. Poi subito, in relazione ai poveri, ho pensato a Francesco d’Assisi».

«La Chiesa esiste per comunicare questo: la verità, la bontà e la bellezza in persona. Siamo chiamati tutti non a comunicare noi stessi ma questa triade esistenziale».

«La Chiesa – ha detto il Papa – pur essendo certamente anche un’istituzione umana, storica, con tutto quello che comporta, non ha una natura politica, ma essenzialmente spirituale: è il Popolo di Dio. Il Santo Popolo di Dio, che cammina verso l’incontro con Gesù Cristo. Soltanto ponendosi in questa prospettiva si può rendere pienamente ragione di quanto la Chiesa cattolica opera».

«Vi voglio tanto bene, vi ringrazio per tutto quello che avete fatto – ha detto il Papa concludendo il suo discorso ai giornalisti – E penso al vostro lavoro: vi auguro di lavorare con serenità e con frutti, e di conoscere sempre meglio il Vangelo di Gesù Cristo e la realtà della Chiesa. Vi affido all’intercessione della Beata Vergine Maria, Stella dell’evangelizzazione. E auguro il meglio a voi e alle vostre famiglie, a ciascuno delle vostre famiglie. E imparto di cuore a tutti voi la benedizione».

«Vi avevo detto che vi avrei dato di cuore la mia benedizione – ha detto il Papa in lingua spagnola – Molti di voi non appartengono alla Chiesa cattolica, altri non sono credenti. Di cuore imparto questa benedizione, nel silenzio, a ciascuno di voi, rispettando la coscienza di ciascuno, ma sapendo che ciascuno di voi è figlio di Dio. Che Dio vi benedica». Lo ha detto il Papa in spagnolo al termine dell’udienza ai giornalisti.

Il Papa, ricevendo una rappresentanza di giornalisti, ha accarezzato il cane labrador che accompagnava un operatore dell’informazione non vedente, Alessandro Forlani del giornale radio. A differenza del feroce lupo di Assisi, che San Francesco riuscì ad ammansire, il labrador è stato esemplare per il comportamento, paziente e disciplinato lungo tutta la fila.

Sabato 23 marzo Papa Francesco andrà in elicottero a Castel Gandolfo per incontrare Benedetto XVI. Il pontefice e il Papa emerito saranno insieme a pranzo. La partenza dall’eliporto vaticano è prevista intorno alle 12, l’arrivo a Castel Gandolfo un quarto d’ora dopo.

Papa Francesco celebrerà domenica mattina alle 10 la messa nella chiesa parrocchiale vaticana di Sant’Anna. Come previsto, celebrerà poi l’Angelus alle 12 dalla consueta finestra del suo studio privato. Tra gli altri impegni segnalati dal Vaticano per Papa Francesco, lunedì l’incontro con il presidente della Repubblica dell’Argentina Cristina Fernandez de Kirchner alla Casa di Santa Marta.

Papa Francesco ha voluto dedicare la prima udienza pubblica del suo pontificato proprio agli operatori dei media, che numerosissimi in questi giorni hanno seguito il conclave e la sua elezione. Non è una novità: già Benedetto XVI lo aveva fatto il 23 aprile 2005, quattro giorni dopo dell’elezione al soglio pontificio di Joseph Ratzinger. E prima di lui lo fecero, in un’altra epoca mediatica, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. Ma quello di oggi è certo un segnale di attenzione del Papa argentino al mondo della comunicazione.

«Non sarà una conferenza stampa – aveva precisato ieri padre Federico Lombardi parlando dell’incontro di oggi – non è un dialogo tra il Papa e i giornalisti: è un saluto, un ringraziamento di Jorge Mario Bergoglio». L’incontro di oggi si è svolto nell’aula Paolo VI, proprio dove in questi giorni prima, durante e dopo il conclave è stato allestito il “media center”, una sterminata sala stampa realizzata a tempo di record nell’ampio foyer per gli oltre 5.600 operatori dei media accreditati per l’occasione. E dove padre Lombardi e i suoi due collaboratori multilingue, la cosiddetta «trinità», hanno incontrato i giornalisti, rispondendo a tutte le domande, anche a quelle più particolari o, addirittura, improbabili.

Il tam tam dell’incontro si è sparso velocemente nelle redazioni romane, e non solo, anche perché padre Lombardi ha ripetuto che per accedere all’udienza non è necessario essere accreditati ma è sufficiente avere il tesserino professionale da giornalisti. A chi gli ha chiesto come mai proprio ai giornalisti è stata dedicata la prima udienza del pontificato, padre Lombardi ha ricordato «che è una tradizione, lo avevano fatto anche Benedetto XVI e Giovanni Paolo II» anche per salutare i tanti inviati arrivati da tutto il mondo e ringraziarli per il lavoro fatto.

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