La rinascita del Museo di Arte contemporanea Donna Regina di Napoli: un nuovo direttore “armato” di idee

Armando De Stefano al Museo “Donna Regina”

Il nostro sta diventando sempre più un mondo in cui non solo mancano gli uomini che portano avanti delle idee, ma mancano principalmente le idee e quando esse compaiono spesso gli apparati burocratici ne rendono difficile l’applicazione al punto che alle volte si costringono le persone a rinunciare ai propri sogni o alle loro aspirazioni, in nome di una serie di normative e di regole che non si riesce a capire cosa possano proteggere se non gli interessi di una massa di individui nullafacenti e incompetenti.

Spinte da una classe dirigente e politica con le stesse caratteristiche, le persone che per anni hanno occupato posti di potere sono riusciti ad abbassare drasticamente il livello generale della cultura con progetti e programmi pseudoculturali, il cui livello modesto, se non mediocre, lascia trasparire la pochezza degli intenti. Sta morendo lo spirito della koinè, della comunità, se mai è esistito in Italia.

I piccoli artisti non crescono, perché non hanno posti né strutture educative di vera ricerca e i grandi fuggono e si isolano, anche essi prigionieri del sistema dell’arte, che respira gli stessi malesseri.

Napoli, per via di un suo profondo malessere sociale, sembra respirare un aria da trincea. Tra le braccia di Partenope, dove i dubbi e le incertezze si moltiplicano per partenogenesi diventando dramma sociale e seri problemi, muore anche lo spirito di Pulcinella che da solo non ce la fa.

Le gallerie storiche di Napoli che facevano tendenza, hanno chiuso i battenti e tranne pochi esempi tutti tentennano. Mimmo Paladino, noto artista partenopeo, che per un certo periodo sembrava rappresentare il personaggio ideale per una città che voleva rinascere sfruttando il volano della cultura, non era altro che un asso giocato male, in un gioco che serviva come paravento per nascondere i cumuli di spazzatura di cui era circondata, e oggi lamenta, come tante persone di buona volontà, l’avvilimento del nostro panorama artistico e culturale.

In Germania accoglievano i cumuli di spazzatura trasformandoli in ricchezza, e ora Paladino, che sta organizzando una mostra a Londra, da tempo tenta di donare una sua opera al Teatro San Carlo, e per una serie di misteriose pastoie e immobilismi burocratici la cosa non va in porto.

Conosco bene le difficoltà perché nel mio piccolo sto provando a fare la stessa cosa con il comune di Nocera Inferiore. Al di là del fatto che non tutti credono ancora seriamente che l’arte e la cultura possono rappresentare una fonte di ricchezza e di crescita collettiva, questi impaludamenti rischiano di far passare l’entusiasmo a tutti.

Alcuni teatri del capoluogo si trovano di fronte a seri grattacapi legati ai tagli indiscriminati, e il Madre, il Museo d’Arte contemporanea-DonnaREgina, che doveva essere crocevia di tutta l’arte contemporanea, nazionale ed internazionale, e rappresentare, oltre alla memoria storica di tutte le arti, una vera officina del futuro artistico, si ritrova con una carenza di fondi e le sale di esposizione tristemente vuote.
Sembra quasi presago di ciò che è avvenuto nel meridione l’ultimo raccolta di opere di De Stefano con la sua opera, che comprendeva anche un intervento proprio sulle pareti del museo.
“L’urlo del sud “ è una raccolta di maschere senza speranza intente a difendere solo con la loro presenza una sorta di non luogo, che partecipa anch’esso nei segni al dolore sotterraneo e all’estatico tormento che pervade la terronia.
Sono stati necessari due anni di crisi endemica e di roventi polemiche, per arrivare alla sostituzione del direttore e ora tutto sembra ricadere sulle spalle del nuovo direttore Andrea Viliani, che, tra il vuoto delle sale e il vuoto degli enti e delle amministrazioni intorno a lui, ha avuto l’incarico di riportare in auge il museo. È un volto giovane, e di questi tempi, in cui va molto di moda la rottamazione, un giovane, il cui curriculum ci racconta anche di un professionista preparato, non può che essere il benvenuto.
Tra i primi fondamentali obiettivi, primario è a sua detta il recupero di una collezione permanente, dopo lo smantellamento operato dalla gestione precedente. Nobilissimo, utilissimo e giusto obiettivo, ma personalmente insisterei sul recupero e sulla creazione di eccellenze locali, perché il sistema credo di questo abbia bisogno, della scoperta e della cura del principale oggetto necessario. I giovani artisti, specialmente della terronia. Invece dell’esterofilia sarebbe un bene valorizzare le nostre cose, e poi, come dice il proverbio “ogni scarrafone è bello a mamma soja”.
Dare un’identità al museo passa anche attraverso le loro figure. In una città così energetica non credo non esistano artisti, che avrebbero anche il vantaggio, essendo giovani, di non avere le quotazioni che a volte il sistema dell’arte gonfia “ad arte”, mi si perdoni il gioco di parole.
In mezzo a tanti obiettivi però, come la valorizzazione dei servizi per il pubblico, altra cosa importantissima,
lo sviluppo di interazione e di scambio tra le varie sfere depositarie del progetto cultura, scuole , teatri e altri musei, il più difficile sarà recuperare l’aura di fiducia e competenza che dovrebbe ricoprire ogni fondazione che lavori in questo campo. Si tratta del denaro più utile che può essere speso in campo internazionale e che certo non possono darci i politici, cioè la considerazione e l’affidabilità. E non solo in campo internazionale, perché è arrivato un altro piemontese a sistemare le cose di Napoli, e questa cosa complicherà inevitabilmente gli artistici passi da schermitore, per portare una stoccata efficace al cuore e all’anima dei napoletani.
Ma il ragazzo ce la farà. Se riuscirà a realizzare le sue idee. Non mi pare abbia spalle strette.

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