E’ morto all’età di 78 anni Giuseppe Caltabiano, storico “tuttofare” taorminese della divina Greta Garbo. Fu per 40 anni suo cuoco e autista nella splendida villa Hauser

Greta Garbo

E’ morto all’età di 78 anni, nella sua Taormina, Giuseppe Caltabiano, il cuoco-autista “tuttofare” della “divina” Greta Garbo.

Caltabiano è stato per quarant’anni era stato al servizio di Gayelord Hauser, il medico igienista delle dive hollywoodiane che ospitò più volte la Garbo a Taormina, prima nella sua villa sulla rotabile per Castelmola e poi in quella sulla spiaggia tra Taormina e Letojanni.

Greta, che a Hollywood si era rifiutata di sposare il suo medico, arrivava a Taormina sotto falso nome: per tutti (anche per gli amici più intimi di Hauser, non soltanto per la servitù) era miss Harriet Brown. C’era, naturalmente, chi ne conosceva la vera identità: tra gli altri, il giovanotto che faceva da cuoco e autista al medico-dietologo, e l’antiquario Giovanni Panarello, del cui negozio miss Brown era frequentatrice abituale..

Ma chi ne conosceva la vera identità fingeva di non sapere. Doveva fingere, perché così voleva l’ex diva dal volto di sfinge, sempre più enigmatica ed inquieta, imprigionata in un mito al quale aveva tentato di sottrarsi scomparendo dalla scena nel pieno fulgore della carriera (a soli 36 anni), ma che proprio con i suoi atteggiamenti, quel suo ossessivo fuggire da un capo all’altro del mondo con il terrore per lo sguardo e la curiosità della gente, continuava ad alimentare.

L’ultima intervista, Giuseppe Caltabiano (Peppe, per gli amici), l’ha rilasciata al giornalista taorminese Gaetano Saglimbeni per il libro “Taormina: la storia, i peccati, i grandi amori” (edizioni La Rocca e Sicilia Artistica).

Rivolgendo un pensiero e le più sentite condoglianze alla figlia di Peppe, la nostra amica Alessandra, vi proponiamo proprio quell’intervista realizzata da Gaetano Saglimbeni.

“Andai io a prenderla all’aeroporto di Catania, insieme al dottor Hauser”, ha raccontato l’ex autista-cuoco del medico. “Non sapevo allora chi fosse in realtà: il dottore mi disse che si chiamava Harriet Brown ed era la moglie di un industriale. Abbracci calorosissimi, in aeroporto e per tutto il tragitto da Catania a Taormina: si capiva che c’era un affetto immenso, tra il medico-dietologo e la sua amica Ebbe due stanze per sé, miss Harriet, in un’ala della villa. Una camera da letto, con guardaroba e servizi, e un salottino. Disponeva anche di un terrazzo tutto per sé, recintato e nascosto ad occhi indiscreti, in cui avrebbe potuto stendersi per prendere il sole. Ma lei non amava il sole, non amava neanche il mare. Quando il dottore vendette la villa sulla rotabile per Castelmola e ne acquistò una al mare, al confine di Taormina con Letojanni, le abitudini della signora non cambiarono per nulla. Anche lì se ne stava isolata nel suo terrazzo, sotto la cannicciata che la riparava dal sole. Soltanto negli ultimi giorni del suo ultimo soggiorno a Taormina, si lasciò convincere dal padrone di casa a trascorrere qualche ora in spiaggia, in quella recintata che era stata assegnata alla villa, quindi al riparo assoluto dagli sguardi della gente. Andavo io, la mattina, a montare in spiaggia un gazebo, per consentirle di ripararsi dal sole quando voleva, ed era più il tempo che trascorreva lì dentro che quello che passava fuori. Aveva le sue fisime, chiaramente, la signora. Ma aveva anche tanti interessi. Amava i fiori, per esempio, ed era lei stessa a curare quelli del suo terrazzo. Amava la campagna, le grandi passeggiate mattutine. Andava in giro da sola, si arrampicava per viottoli fino a Castelmola, in giacca e pantaloni, cappello a larghe falde e occhialoni scuri, felice di non essere riconosciuta da nessuno. Il dottor Hauser le aveva assicurato che neppure noi che vivevamo nella villa sapevamo chi fosse realmente. In realtà sapevamo, e molti amici del dottore, come noi, sapevano, anche se fingevamo tutti di non sapere”.

A tavola com’era, la “divina” Garbo? “Mangiava poco, roba molto semplice”, la risposta dell’excuoco-autista di casa Hauser. “Spaghetti al pomodoro, il suo piatto preferito, ma li gradiva anche con le vongole (mi fece una gran festa, quando glieli preparai la prima volta), con le cozze e con cozze e vongole insieme. Una buongustaia, certo, anche se in quantità più che modeste, al paragone con i piattoni di spaghetti che consumiamo noi in Sicilia. Era l’amico dietologo che la frenava nel mangiare. La mattina, con il caffè e latte, due fette biscottate con la marmellata (quella di arance, la sua preferita); a mezzogiorno spesso niente, solo raramente il primo piatto; la sera, pesce alla griglia, mai fritture. Niente carne, verdure in abbondanza (sedano, carote, etc.), molta frutta, che riservava soprattutto alla merenda, niente alcol, soltanto qualche succo di frutta, niente dolci, che le erano proibiti in assoluto dal dottor Hauser”.

“Era molto cordiale con me”, ha tenuto a dire l’ex factotum di casa Hauser al giornalista Saglimbeni. “Anche con le cameriere, i giardinieri, i guardiani, con tutti: sempre molto esigente, ma gentile, una gran signora. Sorrideva anche, qualche volta, come non l’avevo mai visto sorridere nei suoi film. Unico suo difetto, si scordava di ridarmi i soldi che spendevo quando mi chiedeva di comprarle qualcosa e dovevo poi rivolgermi al padrone di casa per averli da lui. Era un po’ tirchia, questo sì, miss Harriet. Ricordo che gli illustri ospiti del dottor Hauser, uomini e donne, lasciavano sempre delle mance alla servitù, al momento della partenza. Lei no, mai. Il dottore, invece, non badava a spese. Generoso con tutti, soprattutto con gli amici, ed era felicissimo di riempire le loro valigie di regali quando ripartivano, al punto che qualche ospite era costretto ad acquistare a Taormina una nuova valigia, in aggiunta a quelle con cui era arrivato. I regali per miss Harrriet no, non le procuravano problemi di spazio. Erano quasi sempre collane e anelli antichi, che piacevano tanto alla signora, anche se (certamente pregevoli) non sempre erano preziosissimi. Il dottore ne acquistava parecchi dal suo grande amico antiquario Giovanni Panarello e li teneva in un cassetto. Così, quando ospitava donne, li tirava fuori. Marlene Dietrich, Lana Turner e Joan Crawford, ricordo, li apprezzarono moltissimo, quando (arrivate a Taormina per la festa del cinema) vennero a far visita al loro amatissimo dietologo”.

Il “tuttofare” della divina adesso è andato lassù, dove vogliamo immaginare che ritroverà miss Harriet Brown. E magari lei, Greta, regalerà un sorriso a quel gentiluomo che è stato fedelmente al suo servizio per 40 lunghi anni.

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