La semplicità e il carisma mostrati subito dal nuovo Pontefice alimentano la speranza di una svolta per la Chiesa: la scelta del nome Francesco è già un segnale

Jorge Mario Bergoglio

Non è un Papa nero. Ma quasi. Il mondo aspetta la notizia e arriva alle ore 19 e 10 minuti. Finalmente la Chiesa “habet Papam”. E lo sceglie in barba ai “favoriti” di questi giorni, attraverso nomi che si rincorrono tra dicerie, spartizioni e lobby che non dovrebbero inquinare la spiritualità dell’occasione.

Il nuovo Papa viene da molto lontano, come lui steso dice “da un luogo dove finisce il mondo”. Questo è il primo segnale di cambiamento della Chiesa.

Scegliere un Pontefice che vive una realtà del tutto lontana dall’occidente, per cultura,politica e civiltà. In Sud America il clero negli ultimo ventennio ha determinato una svolta, cooptando il bisogno e la richiesta di aiuto di un popolo martoriato da stenti e miserie. Si affaccia dal balcone allestito per l’occasione con una modalità diversa, dettata dalla spontaneità. Senza il rigore del suo predecessore, ma con grande magnetismo, invita i fedeli a raccogliersi in una preghiera silenziosa per il nuovo Pontefice.

Il suo discorso è molto sintetico, ma anche efficace. Ha detto poco, ma ha detto molto, grazie anche alla scelta del suo nome: Francesco, rifacendosi al santo di Assisi che vissuto una vita di spirito e di umiltà.

Il mondo starà a vedere se questo Pontefice, proprio perché proviene da un luogo che esige risposte impellenti sarà meno ingessato in stereotipate concezioni e guardi al mondo secondo una angolazione ampia, in cui i cristiani si possano riconoscere a finalmente ammettere: questa è una Chiesa possibile.

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