In piazza San Pietro mercoledì sera il respiro era diverso, rinnovato: la consacrazione del nome profetico “Francesco” apre nuove prospettive per il popolo di Dio

Papa Francesco

Mai dimenticherò, alla fermata metro di Ottaviano, in attesa di una persona a me cara per recarci a San Pietro, la corsa di uomini e donne, religiosi, suore, preti, giovani verso San Pietro.

Non era curiosità, in faccia avevano stampato il desiderio, un sogno, un’attesa, la speranza nel lavoro dello Spirito. Nessuno poteva sapere che a breve in piazza San Pietro avrebbe risuonato il nome profetico “Francesco “.

Quanti articoli, romanzi, scritti abbiamo letto in questi anni con il nome Francesco? Rappresentavano un sogno, un’idea di Chiesa… Dal Vaticano si è affacciato un puntino bianco che porta nella carne quel sogno, la croce di metallo e che ci ricorda che siamo popolo di Dio, che ci fa pregare e apre a prospettive nuove.

In piazza San Pietro mercoledì sera il respiro era diverso, rinnovato. Ho immaginato che San Francesco ci guardasse dal cielo con il suo desiderio di una chiesa povera, autentica, umile, capace di incontrare gli ultimi, responsabile e disponibile a farsi ultima, recettiva alle istanze di tutti, che vive una dimensione di fraternità e che sa di essere popolo di Dio in cammino.

Ora l’invito a essere umili, poveri e partecipi, ma soprattutto comunità è rivolto a tutti… a poco più di 50 anni dall’inizio di quel Concilio che ci ha donato la consapevolezza di essere popolo di Dio. Buon cammino e buoni sogni a tutti in questo tempo di profezia, crescita, rinnovamento e speranza… in questo tempo di Chiesa-comunità…

Siamo in Quaresima, ma è già Pasqua. Si apre il tempo del Risorto e molti ieri, come Pietro e Giovanni, hanno corso verso il sepolcro ormai vuoto.

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